Keystone / AP
STATI UNITI / CINA
17.09.2018 - 17:150

C'è un problema tangenti ad Amazon?

Lo ha denunciato il Wall Street Journal, l'azienda ha confermato (senza entrare però nel merito)

NEW YORK - Un'inchiesta interna di Amazon ha svelato che alcuni dipendenti del colosso della vendita online vendevano i dati riservati dei propri clienti.

La notizia è stata diffusa domenica dal Wall Street Journal e Amazon l'ha confermata, ma senza entrare nei dettagli. La risposta di una portavoce è stata più o meno questa: oltre all'indagine - che potrebbe provocare licenziamenti e anche cause legali - sono stati messi in moto sistemi per evitare il ripetersi degli abusi scoperti.

Il fenomeno si sarebbe verificato principalmente in Cina: venditori avrebbero chiesto e ottenuto (dietro pagamento di cifre che andavano dagli 80 ai 2000 dollari) dettagli sulle abitudini di acquisto dei clienti e sullo stato generale delle vendite. Non solo: avrebbero pagato anche per far cancellare le recensioni negative lasciate dagli utenti. Il tutto per garantirsi la permanenza nella prima pagina dei risultati, quindi una maggiore visibilità e di conseguenza una maggiore probabilità di riuscire a vendere i propri prodotti.

Nel corso delle indagini sarebbe emersa l'esistenza di una rete di "intermediari", ovvero personaggi in grado di mettere in comunicazione i venditori e i collaboratori disonesti di Amazon. Secondo i dati forniti dal quotidiano economico statunitense, i venditori che si avvalgono dell'infrastruttura del colosso online hanno generato ricavi per 200 milioni di dollari solamente nel 2017. 

Il mercato cinese è un terreno di grande sfida per Amazon: la concorrenza con l'altro gigante Alibaba costringe molti venditori a mantenere prezzi bassi e concorrenziali. Il lato oscuro di questo trend è il proliferare di finte recensioni positive e, come si sta appurando, l'acquisizione illecita di dati, statistiche e informazioni. Ecco, in sintesi, cosa sarebbe accaduto: impiegati con accesso ai sistemi gestionali avrebbero eliminato i giudizi negativi e, dopo aver acquisito indirizzi e-mail e altri dati, li avrebbero rivenduti su reti social o di messaggistica. Secondo il Wall Street Journal esisteva anche una sorta di tariffario: cancellare una recensione negativa frutterebbe 300 dollari, con un massimo (per non farsi scoprire) di 5 al giorno. L'importo ottenuto sarebbe andato in parte al dipendente Amazon e in parte all'"intermediario".

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