Keystone
DANIMARCA
10.11.2020 - 06:300
Aggiornamento : 08:31

Perché gli esperti sono preoccupati dal coronavirus mutato dei visoni danesi

E che ha infettato 12 persone, causando l'abbattimento di milioni capi. Il microbiologo: «Sappiamo ancora troppo poco»

COPENHAGEN - Milioni di esemplari di visone da allevamento verranno soppresse in Danimarca dopo che, negli scorsi giorni, è stato scoperta una mutazione del coronavirus avvenuta negli animali e in grado di propagarsi all'uomo. Oltre a quelli danesi, casi sono stati segnalati in altre aziende in diverse nazioni europee.

Oltre alla drastica decisione - che costerà la vita a circa 15 milioni di mustelidi allevati per la loro pelliccia in più di 1'000 stabilimenti della nazione nordica - nella regione dello Jutland Settentrionale era stato decretato un lockdown totale, per evitare la diffusione di questo ceppo inedito.

Le persone contagiate in Danimarca dal coronavirus portato dai visoni, riporta l'OMS, sarebbero almeno 200 da giugno a oggi. 12 di queste, però, avrebbero contratto una mutazione mai vista prima della malattia.

Ma come mai questa mutazione del Covid-19 preoccupa così tanto gli scienziati?  Perché, semplicemente, la suddetta potrebbe portare a una resistenza agli anticorpi. Il che renderebbe i vaccini, come quello annunciato ieri da Pifzer, meno efficaci.

«È una situazione estremamente delicata», ha commentato il microbiologo danese Hans Kolmos a Sky News, «sì, sono misure drastiche ma il rischio di propagazione è troppo alto. Si tratta di allevamenti immensi, ci sono decine di migliaia di esemplari in spazi piccolissimi. Ogni volta che il virus si trasmette da un individuo all'altro, c'è il rischio di una mutazione».

E per rendere anche (molto) meno efficace un vaccino basta che a cambiare sia una proteina: «È quella che viene chiamata proteina S di superficie - o spike protein - è quella che il Covid usa per attaccarsi alle cellule ed è quella presa in esame per realizzare i vaccini. Se questa dovesse cambiare, il rischio che questi possano non funzionare a dovere c'è», conclude Kolmos, ammettendo: «non si sa il futuro cosa ci riserverà, se il virus potrà ancora cambiare e come».

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