Keystone
GERMANIA
09.04.2019 - 20:560

Processo shock alla donna che si unì all'Isis: lasciò morire una bimba sotto il sole

Madre e figlia, yazide, erano state comprate come schiave dal marito della 27enne tedesca

BERLINO - Lasciare morire di sete sotto il sole una bambina di 5 anni comprata come schiava, davanti agli occhi straziati della madre: è questa l'accusa principale nel processo che si è aperto a Monaco di Baviera contro una donna tedesca che nel 2014 si unì all'Isis. Il primo incentrato sui crimini internazionali commessi dall'Isis contro la minoranza yazida.

Jennifer W., 27 anni, è imputata per omicidio, omissione di soccorso, partecipazione ad un'organizzazione terroristica e crimini di guerra. Al processo di Monaco assisterà e testimonierà anche la madre della bambina, sopravvissuta alle prigioni dell'Isis e oggi assistita da Amal Clooney in qualità di avvocatessa di parte civile.

«Non ci si può immaginare il dolore infinito di una madre che ha passato tutto questo» ha dichiarato in tribunale la procuratrice capo, Claudia Grof. Madre e figlia, yazide, erano state comprate come schiave dal marito di Jennifer, un combattente dell'Isis nell'estate del 2015. La bambina, dopo aver fatto la pipì a letto, per punizione era stata incatenata dall'uomo nel cortile sotto i 45 gradi dell'estate irachena e non è sopravvissuta. «Benché l'imputata abbia riconosciuto che alla bambina mancavano liquidi e sarebbe morta, non le ha dato da bere né le ha tolto le manette» ha detto il procuratore.

La 27 enne originaria della Bassa Sassonia si è presentata in tribunale in giacca e pantaloni blu scuro, camicia bianca e capelli legati in una treccia. Quasi una studentessa a un'esame universitario, ha commentato la stampa. Ritratta con il volto nascosto dietro una cartellina. Nessuna traccia di sharia nel suo abbigliamento, quasi a voler nascondere la sua occupazione nei mesi trascorsi a Mosul e Falluja. Jennifer faceva parte della cosiddetta "polizia dei costumi" che, armata, pattugliava il territorio per controllare che le donne applicassero con il necessario rigore le norme di comportamento dell'autoproclamato Califfato. Lo ha ammesso lei stessa in una conversazione registrata da un'infiltrato della polizia.

Nel 2016 la donna è tornata in Germania dove ha avuto una bambina e si stava preparando a tornare in Iraq quando è stata arrestata nel 2018. La sua posizione processuale si è complicata nel momento in cui è emersa, più di recente, la testimonianza della madre della bambina, sopravvissuta alla guerra. Le sue dichiarazioni potrebbero essere l'elemento chiave per confermare le accuse e aprire per Jennifer le porte del carcere a vita. La madre della piccola ora si trova in località protetta in Germania, si è costituita parte civile e sarà rappresentata da tre studi di avvocati, tra cui quello londinese di Amal Clooney, moglie del noto attore di Hollywood. La celebre avvocatessa per i diritti umani però non era in aula, durante la breve udienza di appena mezz'ora. Il processo è stato aggiornato al 29 aprile.

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