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Il Re miliardario con 16 mogli nel regno con più malati di HIV e il cui nome ricordava la Svizzera

Benvenuti nella monarchia assoluta di Mswati III tra lusso e repressioni ha suscitato malcontento in un Paese segnato da povertà, malattie e diritti negati.
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Il Re miliardario con 16 mogli nel regno con più malati di HIV e il cui nome ricordava la Svizzera
Benvenuti nella monarchia assoluta di Mswati III tra lusso e repressioni ha suscitato malcontento in un Paese segnato da povertà, malattie e diritti negati.

Il padre, re Sobhuza II, aveva settanta mogli quando è morto nel 1982, lui per ora solo sedici, ma giura di voler eguagliare, se non superare, il suo antecessore. Parliamo di Mswati III, re dello stato africano di eSwatini, ex Swaziland, che ha da poco festeggiato i quarant'anni di regno, vissuto all'insegna del lusso sfrenato, delle scelte politiche discutibili e di una schiera di mogli bellissime, scelte sulla base di rigorosi canoni estetici. eSwatini è uno stato molto piccolo, posto nella parte meridionale del Continente africano, confinante con il Sudafrica e il Mozambico, e privo di sbocco al mare. Risulta abitato da poco più di un milione di abitanti prevalentemente di origine Swazi, da cui ha avuto origine il nome che significa letteralmente 'terra degli Swazi'. Protettorato britannico fino agli anni Sessanta del secolo scorso, nel 1968 re Sobhuza II ne dichiarò l'indipendenza e modificò la costituzione introducendo la monarchia costituzionale. Alla sua morte gli succedette, nel 1986, il diciottenne Makhosetive, con il nome di Mswati III il quale introdusse la monarchia assoluta, sciogliendo i partiti esistenti ed ammettendo solo l'associazionismo apartitico. Nel 2018, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza dalla Gran Bretagna, lo Swaziland venne rinominato eSwatini, avendo spiegato il re che “ogni volta che andiamo all'estero, la gente si riferisce a noi come Svizzera” proprio per la somiglianza dei nomi dei due Stati.

HIV e legge sulla castità
I quarant'anni di regno di Mswati III sono stati caratterizzati più dal suo amore per la vita lussuosa e dissoluta che non per le riforme a favore dei propri sudditi, la maggior parte dei quali vive al di sotto della soglia di povertà, con un reddito annuo pro capire appena superiore a tremila dollari, e gravati da emergenze sanitarie come l'HIV, con un tasso di sieropositività tra i più alti al mondo. Si stima che una donna incinta su tre sia infettata dal virus dell'Aids e l'aspettativa di vita è di appena quarantanove anni. Lungi dall'adottare delle politiche sociali e sanitarie al riguardo, nel 2000 il re ha dichiarato, come riportato da Al Jazeera, che “le persone sieropositive dovrebbero essere sterilizzate e marchiate”, emanando poi, agli inizi degli anni Duemila, la cosiddetta 'legge sulla castità' che impediva di avere rapporti sessuali a tutti gli abitanti del Paese di età inferiore ai diciotto anni, salvo poi violare egli stesso tale legge sposando una diciassettenne.

Miliardi, ville e auto di lusso
Si stima che il sovrano abbia un patrimonio personale di circa duecento milioni di dollari e che possieda un trust di oltre dieci miliardi di dollari; è proprietario di numerose ville, una flotta di auto di lusso, e una collezione di orologi del valore di circa diciassette milioni di dollari. Per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno, il sovrano ha indossato un abito ornato di diamanti e un orologio del valore di oltre un milione di dollari, suscitando una forte ondata di indignazione tra la popolazione di eSwatini. Secondo Internazionale, “nel bilancio statale del 2014 erano stati stanziati cinquanta milioni di euro per le sue spese domestiche, e nel 2018 il re si era regalato per il compleanno un aereo e un aeroporto privato del valore complessivo di centocinquanta milioni di euro”. La ricchezza di Mswati III sbilancia la media nazionale del reddito pro capite, escludendo lo eSwatini da numerosi programmi di aiuti pensati per le popolazioni più povere.

Sceglie moglie come se fosse al mercato
Come raccontato dal Journal 21, da qualche anno nel Paese si è cercato di implementare il settore turistico, promuovendo safari ed istituendo parchi nazionali: in quest'ottica è famosa la Umhlanga, ossia la danza della canna, una festa annuale che si celebra ogni primavera a cui partecipano decine di migliaia di donne non sposate e senza figli tra le quali il re sceglie la sua prossima moglie, sposandola solo dopo averla messa incinta per assicurare il proseguimento della dinastia reale. Le ragazze vengono fatte danzare per omaggiare il re, e successivamente vengono fatte accomodare sugli spalti dello stadio nella capitale Mbabane per poi sfilare singolarmente davanti al sovrano il quale si gode lo spettacolo. Secondo Il Giornale “quando una famiglia altolocata si oppose al fatto che il sovrano sposasse una delle loro figlie, Mswati emanò un decreto in forza del quale venne stabilito che 'il sovrano ha disponibilità piena ed assoluta sui suoi cittadini'.

Mogli, violenze e suicidi
Il re, come detto, ha sedici mogli e trentacinque figli, tra maschi e femmine: ha contratto il primo matrimonio nel 1987 con Nomsah Matsebula e l'ultima volta nel 2024 con Nomcebo Zuma, secondogenita ventiduenne del vicepresidente del Sudafrica Jacob Zuma. Nel 2005 Mswati III prese come sua dodicesima moglie la bellissima Nothando Dube che aveva vinto il titolo di Miss Teen Swaziland. Qualche anno dopo, la giovane venne posta agli arresti domiciliari con l'accusa di avere avuto una relazione sentimentale con l'allora ministro della Giustizia e degli Affari costituzionali Ndumiso Mamba; la donna riuscì però ad inviare all'attivista per i diritti umani Lucky Lukhele delle foto che dimostravano le violenze fisiche subite in quell'occasione da parte del sovrano consorte e delle guardie reali, facendo conoscere al mondo ciò che accadeva all'interno delle mura del palazzo reale. Nel 2019, ad appena trentuno anni d'età la sovrana morì in un ospedale del Sudafrica a causa di un cancro alla pelle per il quale era in cura da tempo. L'anno prima si era tolta la vita, all'età di trentasei anni la settima moglie di Mswati, Senteni Masango la quale, a causa degli abusi subiti durante la sua vita coniugale, aveva abbandonato la residenza reale nel 2015. La donna venne trovata priva di vita nella villa nella quale era andata ad abitare, e la causa della morte venne imputata all'assunzione di una quarantina di pillole di amitriptilina, farmaco che assumeva per curare il suo stato depressivo. D'altra parte non è difficile immaginare in quale considerazione vengano tenute le tante mogli del sovrano, ed in generale tutte le donne di eSwatini considerando che nel 2003 Mswati III affermò convinto che “le donne che portano i pantaloni, sono un abominio dinanzi a Dio. E' per colpa loro se il mondo va a rotoli” in un Paese nel quale le donne sono talmente invisibili a livello sociale che il loro status viene riconosciuto a livello costituzionale.

Rivolte, povertà e lusso
L'enorme differenza tra il lussuoso stile di vita di Mswati III e il resto della popolazione, gravata dalla povertà e dalle malattie, ha portato di recente ad una serie di rivolte popolari, capeggiate dai giovani che chiedevano la fine della monarchia assoluta e la nomina di un primo ministro eletto democraticamente. Tali proteste culminarono nel maggio del 2021, in manifestazioni di piazza a seguito dell'uccisione di uno studente di diritto, Thabani Nkomonye, da parte della polizia. Il re reagì con estrema durezza, dispiegando l'esercito contro i manifestanti, bloccando internet ed imponendo il coprifuoco e tale situazione ha portato all'uccisione e al ferimento di migliaia di persone. Ad oggi, la situazione nel Paese rimane critica: il regno di Mswati III ha limitato enormemente la libertà di associazione e di espressione, ed i dissidenti vengono sottoposti a perquisizioni arbitrarie se non arrestati ed incarcerati arbitrariamente. Le accuse di omicidi extragiudiziali sono molto frequenti e le discriminazioni sessuali ed etniche sono la norma. Lo scorso anno si è tornato a parlare del Paese africano a seguito della stipula di un accordo con gli Stati Uniti per ricevere delle persone deportate dagli Usa dietro compenso di 5,1 milioni di dollari. Un uomo cambogiano di quarantatré anni ha raccontato a Usa Today di essere stato detenuto per mesi in un carcere di massima sicurezza dove è venuto in contatto con un numero sempre crescente di migranti catturati dagli agenti di frontiera statunitensi. Human Rights Watch, una organizzazione non governativa senza scopo di lucro con sede a New York, ha più volte denunciato il fatto che gli accordi di questo tipo tra Stati Uniti e Paesi africani “hanno messo centinaia di persone a rischio di detenzione arbitraria, maltrattamenti e trasferimenti forzati in Paesi nei quali è possibile subiscano delle persecuzioni”. Un intero popolo povero ed affamato ed un sovrano avido e dispotico: sembra la trama di una brutta fiaba, mentre è la vita vera nel regno di eSwatini.

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