"Carlo Cotti e la sua città" a Lugano

Dal 15 febbraio all11 maggio al Museo Cantonale d'arte di Lugano
LUGANO - In concomitanza con il centenario della nascita dell'artista ticinese Carlo Cotti, il Museo Cantonale d'Arte, in collaborazione con il Fondo Cotti, organizza dal 15 febbraio all'11 maggio al due esposizioni congiunte che intendono rendere omaggio all'artista e al Fondo da lui istituito: Carlo Cotti e la sua città e Recenti acquisizioni della Collezione Arte Svizzera Contemporanea del Fondo Cotti, mostra quest'ultima che comprende anche la Sezione Fotografia Ticinese.
Le mostre permettono, da un lato, di volgere l'attenzione al rapporto di Cotti con gli ambienti, i luoghi e le persone della sua città, Lugano, mentre, dall'altro, la presentazione delle recenti acquisizioni del Fondo Cotti mostra chiaramente l'impegno della Commissione Artistica nel conferire una forma tangibile a quanto auspicato dall'artista attraverso l'istituzione del Fondazione stesso.
Il Fondo Cotti è stato istituito in sede testamentaria dallo stesso artista, per dotare il Ticino di una collezione d'arte contemporanea svizzera che offrisse occasioni di confronto, stimolo e autocritica ai giovani artisti, ma anche opportunità al pubblico di aggiornarsi sulle novità emergenti a livello nazionale.
Nel 1999 il Fondo Cotti aveva già esposto a Villa Ciani le opere fino ad allora presenti in collezione, in una prima rassegna intitolata Giovane Arte Svizzera.
Ora in occasione del centenario dalla nascita del pittore, vengono presentate le recenti acquisizioni, che comprendono opere di artisti svizzeri di fama europea quali John Armleder, Olivier Mosset, Martin Disler, Klaudia Schifferle, Daniel Spoerri, Franz Eggenschwiler, Miriam Cahn, Sylvia Bächli, Thomas Huber, Adelheid Hanselmann, Thomas Flechtner, oltre ai ticinesi Aldo Ferrario e Livio Bernasconi.
La sezione Arte Svizzera Contemporanea del Fondo Cotti comprende 16 opere.
Una sezione della mostra dedicata alle recenti acquisizioni del Fondo Cotti è riservata alla Fotografia ticinese. Oltre a fotografi già affermati a livello nazionale, quali Flor Garduño, Martino Coppes, Alberto Flammer, Stefania Beretta, Reza Khatir e il compianto Fausto Gerevini, questa sezione recupera artisti quali Edo Bertoglio e Lorenzo Bianda (operanti negli anni Ottanta-Novanta), e propone figure nuove quali Fabrizio Giannini e Fabiana Conti-Bassetti. Alfredo Nodari, noto esploratore ticinese, deceduto nel 1986, costituisce un caso a sé per le sue immagini di tribù africane, scattate nel 1953 e nel 1979.
Carlo Cotti
Carlo Cotti nasce a Lugano nel 1903 da padre bergamasco e madre tedesca. Dotato di evidenti capacità artistiche, il giovane Cotti si iscrive, nel 1921, all'Accademia di Belle Arti di Brera. In questi anni di studi accademici nel capoluogo lombardo si intercala una breve ed estemporanea stagione futurista. Nel 1923 il giovane pittore luganese dovrà però abbandonare i corsi dell'istituto braidense a causa della Legge Gentile, che vietava l'accesso agli studenti stranieri.
Tra il 1923 e il 1926 Cotti soggiorna a Roma, presso la famiglia materna, i Rösel. In questo periodo frequenta i pittori "dissidenti" di via Margutta.
I lavori degli anni Venti risentono dell'influenza del Novecentismo italiano (teoria dei Valori Plastici). Ne sono tuttavia eliminati gli elementi arcaicizzanti e ogni supporto metafisico. Cotti esegue in questi anni numerosi ritratti femminili, apprezzabili per la delicata sensibilità psicologica. Nel 1927 abbandona l'Italia e si trasferisce a Zurigo, dove si cimenta con la grafica.
Il ritorno definitivo a Lugano avviene nel 1928, quando ottiene una serie di incarichi (affreschi religiosi e restauri). In questo periodo l'elemento luce si fa sempre più importante e determinante a livello strutturale, grazie alle influenze di Tosi, Morandi e De Pisis, che lo affrancheranno lentamente dal Novecentismo avvicinandolo al postimpressionismo. Le superfici dei volumi vanno sempre più sfilacciandosi in una materia cromatica variegata, arricchita spesso di semivelature. Lo testimoniano Sole d'autunno del 1939 e Marco del 1945, nel quale tuttavia già si rivela un'ansia interiore, un'inquietudine esistenziale. Nel 1939-42, Cotti, colpito dalla demolizione del rione popolare di Sassello, si impegna a lasciare testimonianza di quell'intervento, che determinerà una nuova epoca della città.
Per questa linea testimoniale, Cotti finirà per offrirci una memoria commossa di una Lugano in via di sviluppo e di evoluzione, documentata in base alle emozioni dell'artista, a quel senso di premurosa riscoperta che agiva in lui. Si introdurrà nei dipinti, un maggior arricchimento luministico: la solarità del lungolago con le sue palme e i caffè all'aperto, la ricchezza cromatica delle aree di sosta, la leggerezza dell'atmosfera lacuale, l'istantanea, intrattenibile felicità di un bambino con un palloncino, come nel memorabile Bimbo felice del 1956. Ma il tono poteva essere anche elegico, col riaffiorare del senso della "perdita", come in Officine chiuse: immerse nei riverberi di una luce che si diffonderà soprattutto tra le pareti del suo atelier, con le modelle dalle teste reclinate e dai seni fragili e dolorosi. La luce si smorza, invece nei luoghi dei sogni lontani, le stazioni, con gli infiniti rettilinei dei binari (da osservare I binari del 1955, dove si palesa una sorta di costrizione, forse la rassegnazione di dover sostare in un luogo dove le sue emozioni parevano solo parzialmente esprimibili per l'improvvisa inflessibilità del linguaggio). Non per nulla è un periodo in cui gli stili paiono sovrapporsi gli uni sugli altri, quasi la soluzione fosse, al limite, la totale espulsione dell'iconografia, per arrendersi al bianco anonimo. La vocazione all'anonimato in Cotti si manifesterà tuttavia solo come tentazione, come attestano i dipinti puristi alla Nicholson: Le comari e Dopo la Santa Messa della Madonnetta, entrambi del 1956. Sono queste, per altro, le ultime testimonianze della città. Subentrerà ben presto un altro modo di manifestare questa tentazione, utilizzando linguaggi d'avanguardia: l'informale, il neocostruttivismo e l'oggettualità, non meno preziosi per indicare la via verso la scoperta di una nuova luce, che alla fine il pittore ricaverà grazie alle rifrazioni delle sculture in vetro.
La mostra Carlo Cotti e la sua città comprende, tra dipinti, sculture e disegni, circa 130 opere.




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