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Gli uscenti in partenza, da sin., Niccolò Salvioni e Michele Bertini
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15.01.2020 - 19:300
Aggiornamento : 22:08

Perché la sindrome dell’abbandono ha colpito il PLR

Le opinioni di due esperti dopo le pesanti defezioni nel partito. Celio: «Un tempo gli uscenti erano sicuri della riconferma». Ghiringhelli: «Oggi l’elettorato si conquista ed è una fatica»

LUGANO - C’è chi lascia con amarezza. Chi se ne va perché le sue priorità sono cambiate. Chi decide che è il momento di pensare a lavoro e famiglia. La sindrome dell’abbandono serpeggia e la truppa delle defezioni s’ingrossa in questo inverno politico che ha le tinte dell’autunno. L’epicentro del fenomeno, inutile girarci attorno, sta nel PLR che alle elezioni comunali di aprile sarà orfano del vice-sindaco di Lugano Michele Bertini e del municipale Niccolò Salvioni a Locarno. 

I partiti e la mercanzia - Ogni caso fa storia a sé. Sta di fatto che l’auto-esclusione è fenomeno nuovo. Tutto da analizzare. «La mia impressione - dice Andrea Ghiringhelli, storico della politica ticinese - è che il discorso sia legato anche alla mutata strutturazione dei partiti. Un tempo il partito era l’organismo che esponeva periodicamente le proprie mercanzie. Ognuno poi sceglieva, ma per partito preso. La partita si giocava, insomma, sull’elettorato d’appartenenza».

Candidati riserve di voti - La mutazione dei partiti, «che oggi sono diventati liquidi», si ripercuoterebbe sull’impegno richiesto ai singoli candidati: «Non va sottovalutata la fatica di dover conquistare un bacino di voti formato da un elettorato d’opinione che si orienta moltissimo in base alle emozioni». Ulteriore conseguenza, secondo Ghiringhelli, «la campagna richiede una maggiore esposizione personale. A Lugano, non a caso, l’abbandono di Bertini, che rappresentava una grossa riserva di voti, è visto come un grosso danno». 

L’impegno è cresciuto - Un altro studioso di politica, l’ex deputato PLR Franco Celio, tra le cause del fenomeno indica due aspetti, di cui «uno, generale, è legato al fatto che l’attività municipale è diventata sempre più impegnativa. Richiede molto tempo e in pratica obbliga alla rinuncia o alla messa in secondo piano della professione. Decisive in tal senso sono state le aggregazioni, se pensiamo che la grande Lugano è in pratica in semi-cantone».

Il cavallo non trotta più - Pesa inoltre, secondo Celio, ed il secondo aspetto, «l’immagine negativa che il PLR ha in questo momento». Le sconfitte elettorali pesano: «Chi va tranquillo verso la conferma è spinto a restare...». In tal senso la macchina su cui si corre dà meno garanzie affidabilità: «Si può dire così. Un tempo gli uscenti erano praticamente sicuri della riconferma. Oggi non è più così e nel caso di Salvioni penso che possa aver visto la candidatura di Nicola Pini come una seria minaccia».

Una fatica per tutti - La riconquista dell’elettorato, riprende in conclusione Andrea Ghiringhelli, «in un’epoca di astensionismo è una grossa fatica per tutti. Lega compresa, che negli ultimi tempi è in difficoltà perché si è istituzionalizzata. Da qui chi evoca il ritorno alle piazze e alla protesta per rilanciarsi. Fare opposizione è abbastanza semplice perché si gioca sulle emozioni». 

Politici oggi si nasce - Mutati, aggiunge Ghiringelli, sono anche gli stessi protagonisti: «Una volta la personalità entrava in politica dopo aver conquistato una sua autorevolezza professionale. Oggi, l’impressione è di una generazione, non tutti naturalmente, che usa la politica per diventare autorevole». Gli abbandoni nel PLR, su questo entrambi gli esperti concordano, pesano perché smuovono bacini di voti.

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Ultimo aggiornamento: 2020-04-05 21:25:17 | 91.208.130.85