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LUGANO

Non è una prigione a cinque stelle: il reportage

Spacciatori, stupratori, assassini, autori di reati sessuali. Tutti sotto lo stesso tetto. Come si riesce a convivere dietro le sbarre? Dentro il carcere della Stampa con Loris Rigolli, capo sorveglianti.
Foto tio.ch/ PM
Loris Rigolli passeggia sul campetto da calcio esterno.
Non è una prigione a cinque stelle: il reportage
Spacciatori, stupratori, assassini, autori di reati sessuali. Tutti sotto lo stesso tetto. Come si riesce a convivere dietro le sbarre? Dentro il carcere della Stampa con Loris Rigolli, capo sorveglianti.

LUGANO - «Guardate il campetto da calcio. L'hanno sistemato gli stessi detenuti qualche anno fa». Sospira, Loris Rigolli. E guarda in alto. Verso i Denti Della Vecchia che si affacciano sulla Stampa. È da 40 anni che Rigolli lavora per le strutture carcerarie ticinesi. Oggi ha il ruolo di capo sorveglianti ed è un collaboratore dello staff di direzione. Sarà lui a farci da guida all'interno della prigione. «Tante persone pensano ancora che i detenuti siano qui a fare vacanza. È un luogo comune da sfatare».

Foto tio.ch/ PMIl corridoio che dalla Farera porta alla Stampa.

Sovraffollati
Circa 260 detenuti in totale. Un'ottantina alla Farera, in detenzione preventiva, 150 alla Stampa, in stato di espiazione della pena, e il resto allo Stampino. Complessivamente il tasso di occupazione delle celle supera il 100%. Un dato che si allinea al trend di sovraffollamento delle carceri svizzere.
«Siamo strapieni anche noi – ammette Rigolli –. E la casistica è nettamente cambiata rispetto ad alcuni decenni fa. Constato un aumento di persone che finiscono qui per questioni di spaccio di stupefacenti. Oppure per reati di tipo sessuale. In generale in passato c'erano meno detenuti con sfumature psichiatriche. Adesso ci capita di trovarci di fronte persone pronte a tagliarsi le vene se non ricevono le sigarette. È dura reggere certe scene. Un tempo i detenuti in generale erano più consapevoli, "più capaci di fare galera". Ora il limite di sopportazione è calato. Le evasioni? Non evade più nessuno dal 1992. È aumentato di molto il nostro sistema di sicurezza. Ma allo stesso tempo il detenuto ha capito che evadere non serve a nulla. Una volta che sei fuori, oggi vieni ripreso subito».

Foto tio.ch/ PMUno degli spazi adibiti all'incontro con parenti e amici.

Valvole di sfogo
Recentemente si è chiuso il bando di concorso per l'assunzione di quindici nuove guardie carcerarie. Diverse le candidature arrivate sulla scrivania della direzione. «Chi fa il nostro mestiere deve convivere coi carcerati – specifica Rigolli –. Non puoi immaginare di rinchiudere i detenuti e fregartene. Il campo da calcio così come la palestra non rappresentano un lusso. Bensì una valvola di sfogo per le frustrazioni di chi viene privato della libertà. Questo aiuta anche noi a operare in condizioni più serene».

Foto tio.ch/ PMIl campo da calcio sistemato dagli stessi detenuti alcuni anni fa.

L'obbligo di lavorare
Gli strumenti deterrenti non si limitano all'attività fisica. C'è anche il lavoro. «Abbiamo oltre 120 impieghi suddivisi in una quindicina di laboratori. C'è chi lavora in falegnameria, chi in legatoria, chi in cucina, chi nella lavanderia. C'è anche un laboratorio che si occupa delle stampe delle targhe automobilistiche ticinesi. Il lavoro consente al detenuto di riempire il tempo. Dà un ritmo alla sua giornata. E gli consente anche di ricevere una piccola paga».
Ma dei soldi poi un prigioniero cosa se ne fa? «Può ad esempio acquistarsi qualcosa da mangiare al negozietto del carcere – dice Rigolli – per prepararlo poi nella sua cucinetta in cella. Oppure può pagarsi la televisione in cella, costa un franco al giorno. Il nostro compito, salvo eccezioni, è di restituire alla società una persona che ha fatto un percorso. E il percorso lo fai anche mantenendo una certa normalità».

Foto tio.ch/ PMIl laboratorio in cui i detenuti stampano le targhe automobilistiche ticinesi

Le visite
Scopriamo che alla Stampa non esiste una mensa. Ognuno pranza e cena nella propria cella. Cella che alla Stampa è per una singola persona (mentre alla Farera vi sono anche celle per due persone), misura circa 8 metri quadrati e comprende letto, cuscino, lenzuola, coperta, lavandino, gabinetto e mobilio essenziale. In una zona ben definita del penitenziario c'è lo spazio per le visite di parenti e amici, sempre molto gettonato. Ogni detenuto decide chi vuole ricevere. Sull'arco di un mese può beneficiare di sette ore complessive di visite, di due ore per fare un pasto con una persona cara e di un eventuale spazio temporale nella "Casa Silva", quella che viene chiamata la "casetta dell'amore". «Lì dentro una persona sposata può ad esempio avere anche un rapporto intimo col congiunto. Non pensate che si possa fare venire chiunque a Casa Silva. Deve esserci un legame stabile e duraturo col carcerato», precisa Rigolli. Due le pause principali della giornata. Una al mattino. Una al pomeriggio. Si svolgono nella zona del campetto da calcio. Noi assistiamo in silenzio a quella mattutina. Notiamo una certa multiculturalità. E anche una sorta di routine. Di normalità. Alcuni fanno gruppo e chiacchierano. Altri camminano. Altri sono in disparte.

Foto tio.ch/ PMLa falegnameria, un altro laboratorio in cui lavorano i carcerati.

Reati sessuali nel mirino
Spacciatori, truffatori, rapinatori, persone violente, assassini, persone che hanno commesso gravi atti di tipo sessuale. Solo le donne (una ventina) e alcuni detenuti particolarmente aggressivi (una decina) stanno in luoghi separati. Per il resto condividono tutti gli stessi spazi. Ma è vero che chi ha commesso determinati crimini sessuali rischia il linciaggio da parte di altri carcerati? Fino a qualche anno fa queste persone venivano detenute in aree separate. Poi è arrivata la svolta, con l'integrazione in mezzo agli altri carcerati. Rigolli ci va cauto: «Solitamente chi ha commesso certi reati non lo sbandiera ai quattro venti. E noi invitiamo questi carcerati a restare discreti. Allo stesso tempo agli altri detenuti sconsigliamo di agire in maniera sconsiderata perché un'azione simile potrebbe causare loro ulteriori problemi con la giustizia».

Foto tio.ch/ PMIl mondo là fuori.

Recupero possibile
Ci sono poi i detenuti di lunga data. Quelli che devono scontare magari una pena per assassinio. «A un certo punto viene loro suggerito il trasferimento in altre strutture carcerarie elvetiche. Non è il massimo passare 10-15 anni tra le stesse mura». Dalle parole di Rigolli si scorge un filo di umanità che a tanti potrebbe sembrare incomprensibile. «Per parte dell'opinione pubblica certe persone dovrebbero sparire dalla circolazione e mai più essere reintegrate. Eppure l'esperienza mi mostra che un recupero è possibile. Graduale». Tra le mura della Stampa nascono anche rapporti di "simpatia". «Mai amicizia – ribadisce Rigolli –. Però è vero che ti gratifica constatare che un detenuto riesce a fare un percorso positivo. A me è già capitato di essere in giro per strada e di incontrare ex carcerati che mi si avvicinano, che mi raccontano della loro vita, di come sono diventati, che mi presentano magari la moglie lì a fianco o il figlio. Sono cose che poi ti porti nel cuore».

Foto tio.ch/ PML'entrata (e l'uscita) del carcere.

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