«Quando ci sono vittime non si può affermare che i protocolli hanno funzionato!»

Le deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo chiedono chiarimenti sui protocolli di segnalazione, sulla prevenzione e sulla gestione della crisi
BELLINZONA - Il caso del docente di scuola media arrestato nel Bellinzonese per reati contro l’integrità sessuale dei minori approda in Gran Consiglio. Le deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo (Più Donne) hanno presentato un’interpellanza urgente al Consiglio di Stato, chiedendo chiarimenti sui protocolli di segnalazione, sulla prevenzione e sulla gestione della crisi.
Secondo le firmatarie, la vicenda ha generato allarme tra famiglie e allievi e impone una presa di posizione immediata del Governo «per ripristinare la fiducia nelle istituzioni scolastiche». L’urgenza, sottolineano, è legata anche alla necessità di verificare se le procedure abbiano funzionato o se vi siano altri casi non emersi, oltre a garantire un’informazione chiara e un accompagnamento adeguato agli studenti.
Nel mirino delle deputate vi sono le dichiarazioni rilasciate dalla capa sezione dell’insegnamento medio in un’intervista del 6 aprile 2026, secondo cui «le procedure sono assolutamente funzionanti». Una posizione giudicata «inaccettabile» alla luce dei fatti: «I protocolli non hanno funzionato poiché è evidente, con i casi emersi, che il docente agiva indisturbato da mesi, se non anni».
L’interpellanza insiste sulla necessità di rafforzare la prevenzione attraverso una formazione sistematica e obbligatoria per allievi e docenti. Viene citato il programma “Il mio corpo mi appartiene”, articolato in tre moduli per diverse fasce d’età, che secondo le deputate dovrebbe diventare parte integrante del percorso scolastico e non essere lasciato alla discrezionalità dei singoli istituti.
Il testo richiama anche dati e riferimenti normativi: nel 2025 in Svizzera sono stati registrati 1118 casi di atti sessuali con minori, mentre «un bambino su sette» avrebbe subito almeno una volta violenza sessuale con contatto fisico. In questo contesto, si sottolinea come le vittime spesso fatichino a denunciare e come la prevenzione debba partire fin dalla prima infanzia.
Ampio spazio è dedicato al fenomeno della manipolazione e del cosiddetto “child grooming”, definito come un processo graduale con cui un adulto costruisce una relazione di fiducia per arrivare all’abuso. «La manipolazione psicologica è stata classificata come una forma di abuso emotivo impercettibile», spiega lo psicologo Matteo Angelo Fabris. Le deputate evidenziano come questi comportamenti siano difficili da riconoscere e possano coinvolgere anche figure inserite in contesti istituzionali, come insegnanti o educatori.
Alla luce di queste considerazioni, l’interpellanza pone sei domande al Consiglio di Stato. Tra queste: quando verrà introdotta una formazione obbligatoria per il corpo docente e per gli allievi, se il personale scolastico sia stato informato sull’esistenza del portale di segnalazione anonima, e cosa intenda il Governo quando afferma che «il protocollo ha funzionato» in presenza di vittime.



