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«Ho lasciato tutto e me ne sono andato»
Renato Molo
LOCARNO
27.01.2022 - 06:000
Aggiornamento : 08:58

«Ho lasciato tutto e me ne sono andato»

Storia di Renato Molo, classe 1980: via dalle certezze, in piena pandemia parte verso l'ignoto. Oggi abita in Colombia.

«In Svizzera – racconta da Cartagena de Indias – avevo un ottimo lavoro. Ma sentivo che mi mancava qualcosa. Dovevo uscire dalla mia comfort zone». 

LOCARNO - Ha lasciato il suo posto sicuro per prendersi un anno sabbatico e in seguito decidere di trasferirsi in Colombia. Se il 50% degli svizzeri sarebbe pronto a cambiare datore di lavoro dopo la pandemia, come emerso da un recente sondaggio pubblicato dalla società di consulenza Randstad, quello di Renato Molo, locarnese (Gerre di Sotto), classe 1980, allora è un caso che va oltre. Perché lui la scelta di mollare tutto l'ha presa prima che arrivasse il Covid. Ed è rimasto coerente, nonostante tutte le avversità. «Facevo il rappresentante nelle zone di Losanna e del Vallese – racconta –. Ottima posizione e ottimo stipendio. Ma sentivo che mi mancava qualcosa. Dovevo uscire dalla mia comfort zone». 

Stop alla routine – Renato, che anni fa si è diplomato alla scuola alberghiera, ha deciso di raccontare la sua nuova vita aprendo un blog, colombia-experience.com. Lo scrive da Cartagena De Indias. Qui ha conosciuto Maria, la sua nuova compagna che gestisce un ristorante. «Ma prima di arrivare a Cartagena ho avuto tutto il tempo per pensare. Per godermi l'ignoto e l'incertezza. Non ne potevo più della routine. E lo dico con tutto il rispetto, sapendo che quello che abbiamo in Svizzera è prezioso. Semplicemente io avevo bisogno d'altro». 

Il gusto del tempo – Già nel 2019 Renato matura l'intenzione di partire. A metà febbraio del 2020 lo comunica al datore di lavoro. Poi arriva la pandemia. «Un imprevisto enorme». Il sogno di Renato vacilla, ma non crolla. La partenza si sposta di qualche mese. Ad autunno il 41enne si imbarca per il Messico. «È l'11 novembre del 2020 quando arrivo a Città del Messico. Mi sono subito reso conto che questo non era un semplice viaggio per me. Sentivo che finalmente potevo assaporare il gusto del tempo. Senza quella sensazione di vederselo sfuggire dalle mani. In Messico ho visto di tutto e di più. A un certo punto mi sono preso una moto. Ho attraversato le montagne, il deserto. Sono partito da Playa del Carmen per arrivare a Puerto Escondido, che si trova sulla costa pacifica».    

Ultima chance per fare una follia – Renato non è sposato e non ha figli. Ed era consapevole che questa per lui poteva essere una specie di ultima chance per fare una follia. «In Ticino ho i miei genitori e mia sorella a cui tengo molto. So che un giorno tornerò in Svizzera. Ma adesso il mio presente è a Cartagena. Non voglio avere rimpianti. Non sarà evidente, qui ogni cosa te la devi sudare. Il fatto che la mia compagna abbia un ristorante è una base ma non una garanzia. Abbiamo diversi progetti, tra cui quello di aumentare l'offerta del suo cooking studio, con degustazioni di rum e cioccolato. Il turismo è prevalentemente statunitense, con viaggiatori pronti a pagare quel qualcosa in più per vivere determinate esperienze». 

«Più convinto che mai» – Il 41enne si guarda indietro e non si pente di nulla. E ricorda come è avvenuto il passaggio tra il Messico e la Colombia. «La vita è una sola. Ero in Messico e l'avevo visto in lungo e in largo. La Colombia da sempre rappresentava un mio pallino. E così nella primavera del 2021 ho preso il volo per Medellin. Quando sono arrivato era tutto abbastanza tranquillo. Poi però c'è stato il picco pandemico. Tante attività erano chiuse e non si poteva uscire dopo le sei di sera. È per questo che mi sono spostato nella zona di Cartagena, dove c'erano meno restrizioni. Ho conosciuto Maria e mi sono sentito a casa. Poco prima di Natale sono rientrato in Ticino per questioni burocratiche e per salutare i miei cari. Poi sono ripartito. Più convinto che mai». 

 

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