Ti-press (Igor Grbesic)
«È il disagio che sta crescendo, non solo a Lugano».
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LUGANO
21.01.2020 - 06:000
Aggiornamento : 09:17

«Ci sentiamo frustrati e impotenti»

Il disagio dilaga: Michele Bertini, capo dicastero sicurezza, commenta la fiaccolata per Matteo Cantoreggi. L’organizzatrice Sara Beretta Piccoli: «Si può fare di più»

LUGANO – Ore 20 di un lunedì di gennaio. Fa freddo davanti alla chiesa di Santa Teresa, a Viganello. Diverse decine di persone sono pronte a intraprendere la fiaccolata in memoria di Matteo Cantoreggi, il giovane ucciso il 17 dicembre dopo una lite presso la pensione La Santa. Un silenzio surreale accompagna i presenti verso la meta. Il luogo in cui Matteo, 35 anni, ha vissuto le ultime ore della sua vita. «Nella nostra Città – sostiene Sara Beretta Piccoli, consigliera comunale e organizzatrice della fiaccolata – la convivenza tra fasce sociali sta ponendo più di una riflessione. Le differenze si stanno acutizzando».

L’etichetta di Bronx – Matteo, pur essendo un bravo ragazzo, aveva problemi di alcol. Lo sapevano tutti. Lo ha ammesso anche il papà, Pietro, in una recente intervista rilasciata a tio/ 20minuti. Intanto tra i residenti c’è chi, all’unisono, dichiara che “Viganello non è il Bronx”. Un coro riportato dal settimanale “Il Caffè”. «Eppure – riprende Beretta Piccoli – si sa che Viganello ha sempre avuto la connotazione di luogo in cui vivevano le famiglie meno agiate e alcune tra le persone più problematiche».

Il luogo non conta – «Il problema – ribatte Michele Bertini, vicesindaco di Lugano e capo del Dicastero sicurezza – non va confinato a Viganello. Certe cose qualche tempo fa le potevamo dire anche per Via Industria a Pregassona, o per Molino Nuovo. Così come le potremmo dire adesso per la zona della Gerra, dove c’è una panchina che è diventata punto di ritrovo per persone con problemi d’alcol. Il luogo non è importante. È il disagio che sta crescendo, e non solo a Lugano».

Un sentimento di impotenza – Il senso della fiaccolata di ieri sera era proprio quello di porre l’accento su questo aspetto. «Lugano globalmente resta una Città sicura dal punto di vista della criminalità – assicura Bertini – non possiamo negare che ci sono delle difficoltà legate a persone con problemi di dipendenza. Per le forze dell’ordine è frustrante come un intervento concreto non porti a un miglioramento del fenomeno. E questo perché la questione è nettamente più complessa di quanto si pensi. Ubriacarsi su una panchina non è reato. Ci si sente impotenti di fronte ad alcune situazioni».

Miglioramenti urgenti – Situazioni che non riguardano dunque solo il Dicastero diretto da Bertini e che non vanno limitate a Lugano. «In Ticino manca ad esempio un centro di detenzione giovanile – fa notare Beretta Piccoli – e forse si può fare di più a livello gestionale. Se ci sono tante persone con problemi, probabilmente, è il caso di non metterle tutte insieme nello stesso stabile. È giunta l’ora di non più sottovalutare questi aspetti».

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