Blocher tuona per la neutralità integrale della Svizzera

L'ex consigliere federale Christoph Blocher rivendica l'importanza storica della neutralità integrale per il Paese.
BERNA - Intrattenere rapporti amichevoli e aperti con il resto del mondo, operare a livello economico globale, ma senza cedere il controllo della gestione del proprio paese: è questa la strada su cui deve procedere la Svizzera, secondo l'ex consigliere federale Christoph Blocher.
L'85enne è intervenuto alla quarta assemblea generale ordinaria di Pro Svizzera, l'organizzazione in cui nel 2022 è confluita l'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASNI). Sono arrivati a Berna circa 800 partecipanti.
Nel suo discorso l'ex ministro di giustizia ha ricordato quella che, dal suo punto di vista, è l'importanza storica della neutralità integrale: ha permesso alla Confederazione di evitare le guerre. A suo avviso la neutralità deve essere armata e perpetua. Berna deve inoltre agire in modo autonomo sullo scacchiere internazionale.
Ad aprire l'assemblea dei membri è stato il presidente Stephan Rietiker, che ha messo in guardia i presenti da una lenta erosione dell'indipendenza attraverso l'intreccio internazionale. A suo dire la neutralità deve rimane un pilastro indispensabile dell'ordinamento statale elvetico. Rietiker ha invitato anche i membri a sostenere Pro Svizzera come "voce forte per la sovranità, la neutralità e la democrazia diretta".
L'ex consigliere nazionale UDC di Soletta Walter Wobmann ha illustrato le richieste centrali dell'iniziativa popolare per la neutralità, lanciata da Pro Svizzera. Ha argomentato: "Solo una neutralità conseguente e integrale garantisce la credibilità della Svizzera e il suo ruolo di mediatore". Secondo Wobmann l'adozione di sanzioni - come nel 2022 contro la Russia - ha danneggiato la credibilità della Svizzera e mostra la necessità di una chiara regolamentazione costituzionale.
L'ex consigliere nazionale UDC bernese Adrian Amstutz ha da parte sua messo in guardia dalle conseguenze della forte crescita demografica dal 2000, che ha portato a "costi in aumento, crescente pressione sulle infrastrutture e burocrazia sempre più invasiva". Ha criticato la mancata attuazione delle decisioni popolari e il graduale avvicinamento all'Ue e alla Nato.



