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L'intento dell'iniziativa è quello di sgravare le imprese da pesanti oneri burocratici.
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03.10.2019 - 15:350

Transazioni finanziarie, una microtassa che "vale" per tre?

Un’iniziativa popolare ne propone l'introduzione per sostituire l'imposta federale diretta, quella di bollo e l'Iva

ZURIGO - Una microtassa sulle transazioni finanziarie elettroniche, che andrebbe a sostituire completamente tre imposte esistenti (quella federale diretta, quella di bollo e l'Iva), sgravando le imprese da pesanti oneri burocratici: è quanto auspica un'iniziativa popolare che dovrebbe essere lanciata entro la fine dell'anno.

L'idea - spiega Marc Chesney, professore di economia finanziaria all'università di Zurigo e membro del comitato d'iniziativa, in un'intervista pubblicata oggi dal portale informativo Infosperber - è di tassare con un tributo compreso fra lo 0,1 e lo 0,5% i pagamenti e i prelievi.

«Attualmente il totale di tutte le transazioni elettroniche in Svizzera ammonta ad almeno 100'000 miliardi di franchi», afferma Chesney. «Una microtassa di appena lo 0,1% renderebbe quindi 100 miliardi di franchi: una somma più che sufficiente per sostituire l'imposta sul valore aggiunto (23 miliardi), l'imposta federale diretta (22 miliardi) e le tasse di bollo (2 miliardi). Rimarrebbero miliardi per i cantoni e i comuni, soprattutto per finanziare la svolta energetica».

Una trattenuta del genere - continua l'esperto con studi in matematica a Parigi ed economia a Ginevra - andrebbe sicuramente a colpire in modo sensibile le cosiddette transazioni ad alta frequenza (cioè quelle in cui acquisti e vendite avvengono nello spazio di frazioni di secondo). "Certo queste attività hanno volumi enormi, ma si tratta di scommesse simili a quelle che avvengono in un casinò, non portano nulla all'economia reale: possono quindi tranquillamente scomparire dalla Svizzera".

"Anche nell'ipotesi, irrealisticamente estrema, che l'80% delle attuali transazioni elettroniche emigri verso l'estero, una microtassa dello 0,3% genererebbe comunque 60 miliardi di franchi, un importo ancora più che sufficiente per abolire le altre tre imposte", sostiene il 60enne.

Andrebbero persi anche pochi posti di lavoro, perché la gran parte della speculazione ad alta frequenza - che danneggia gli investitori normali - è oggi automatizzata. Al contrario la microtassa avrebbe un impatto positivo sull'impiego: "una tassazione moderna, semplice e trasparente, accompagnata dall'abolizione della burocratica Iva, offrirebbe alla Svizzera un vantaggio per l'insediamento di tutte le imprese e in particolare per le startup". Va notato anche che le transazioni monetarie senza contanti all'estero dovrebbero essere dichiarate da persone e società giuridiche assoggettate a tassazione in Svizzera: anche su questi movimenti andrebbe quindi pagato il tributo.

All'intervistatore che gli chiede se non pensa che il settore bancario e finanziario salirà sulle barricate per evitare questo tipo di imposizione, Chesney risponde che non è giusto fare di ogni erba un fascio. "Le grandi banche, i grandi fondi d'investimento e i commercianti di materie prime, che utilizzano tutti il trading ad alta frequenza su larga scala, con il suo enorme effetto leva per i profitti a breve termine, non vedranno di buon occhio una microtassa", spiega l'esperto. "Ma le molte altre banche che svolgono la loro attività tradizionale potranno anche beneficiarne: l'iniziativa prevede infatti che siano ricompensate per la riscossione della trattenuta".

Secondo Chesney "in generale, si può dire che la stragrande maggioranza delle imprese sarebbe favorita da una microtassa, in quanto l'abolizione dell'Iva, dell'imposta federale e dell'imposta di bollo eliminerebbe gran parte della burocrazia.

Fortemente interessate dal microbalzello sarebbero anche le negoziazioni di divise. Un comparto che il professore sostiene essere completamente gonfiato, "con un volume mondiale di circa 5000 miliardi di dollari al giorno!", sottolinea. A suo avviso le transazioni di una sola settimana sarebbero sufficienti per gestire il commercio globale annuale di tutti i beni e servizi. "Il volume delle negoziazioni di valuta estera durante le restanti 51 settimane serve solo a una speculazione fortemente esagerata e a rendere il mercato dei cambi meno efficiente e meno trasparente".

Una microtassa - prosegue Chesney - "metterebbe un po' di sabbia negli ingranaggi di un casinò finanziario, con il suo business di scommesse gonfiate che è diventato troppo distante dall'economia reale".

Il docente zurighese reputa peraltro la microtassa più interessante della cosiddetta Tobin Tax. "Ci sono già troppi tipi di imposte, la Tobin Tax sarebbe un'altra ancora", spiega. Inoltre la microtassa che ha in mente il comitato d'iniziativa non sarebbe applicata solo alla negoziazione di titoli, bensì a tutti i pagamenti elettronici: andrebbe per esempio a colpire pure chi paga il conto del ristorante con una carta bancaria, chi preleva a un bancomat o chi paga le fatture con l'e-banking. Secondo Chesney non c'è pericolo che le persone punteranno di più contante, peraltro già molto importante in Svizzera: questo perché le operazioni con contanti costano più di quanto si potrebbe risparmiare eludendo la microtassa.

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