Keystone (archivio)
Una cella della prigione-ospedale Curabilis.
GINEVRA
25.01.2020 - 20:510
Aggiornamento : 26.01.2020 - 08:43

Quei flirt (pericolosi) tra secondini e detenuti

L'ultimo caso è avvenuto nella prigione-ospedale Curabilis nel Canton Ginevra. Il più eclatante fu quello di Hassan Kiko e Angela Magdici

di Redazione
Jérôme Faas/ADN

GINEVRA - Quando l'amore sboccia dietro le sbarre. In Svizzera spesso accade (anche se non dovrebbe) che tra secondini e detenuti scatti qualcosa. E non sono rari i flirt che si consumano in carcere. L'ultimo - rivelato questa mattina da 20 minutes - risale alla scorsa estate nella prigione-ospedale Curabilis, un istituto chiuso dove sono internati i detenuti con disturbi mentali che fa parte del penitenziario di Choulex a Puplinge (GE). Qui una guardia carceraria si attardava spesso (da sola) nella cella di un detenuto. Comportamento, questo, vietato dal regolamento.

Caso eclatante -  Ma il caso più eclatante è sicuramente quello che vide coinvolti Hassan Kiko e Angela Magdici. Con la secondina che nel febbraio del 2016 fece evadere il detenuto e poi scappò insieme a lui. I due vennero arrestati in Italia dopo quasi un mese di latitanza e nel 2017 sono convolati a nozze. 

La polemica - Ritornando nel canton Ginevra, il caso - denunciato ai superiori da una collega - ha fatto nascere una polemica. «L'episodio mostra che nonostante i casi passati - ad esempio lo stupro di una secondina nel giugno del 2018 avvenuto in cella, ndr - alcune guardie carcerarie hanno ancora l'abitudine di trascorrere del tempo soli con il detenuto», precisa un secondino. Il caso dell'estate 2019, alla fine, è stato risolto trasferendo la guardia carceraria presso un'altra parte della struttura. 

Le regole - Contattato da 20 minutes, il portavoce del dipartimento della sicurezza Laurent Paoliello preferisce «non commentare» il caso specifico. Ha però precisato che il sistema «è stato concepito per impedire alle guardie di restare sole con i detenuti». Quando entrano in cella, infatti, devono sempre essere accompagnate e la porta deve sempre rimanere aperta. Ricapitolando, il problema potrebbe derivare da problematiche "personali" ma non sarebbe strutturale. 

Un lavoro difficile - Paoliello, infine, spezza una lancia in favore delle guardie carcerarie. «È un lavoro molto difficile. Molti pensano che essi siano lì solo per aprire e chiudere le porte con la chiave, ma non è così. La tensione è costante e fanno parte di un processo di reinserimento».

 

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