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SVIZZERALavoro da casa, c’è chi dorme, chi guarda la tv o chi fa altro

16.11.23 - 12:13
L’home office tra realtà, contromosse delle aziende e rischio di perdere il posto
20 Min
Fonte 20 Minuten
Lavoro da casa, c’è chi dorme, chi guarda la tv o chi fa altro
L’home office tra realtà, contromosse delle aziende e rischio di perdere il posto

Lavoro da casa, hai mai fatto finta?

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

Lavoro da casa o smartworking. Comunque lo si voglia chiamare, questa forma di impiego, utilizzata da diverse aziende, nasconde parecchie insidie. Molto spesso infatti i dipendenti che si connettono da remoto per svolgere le proprie attività, in realtà fanno anche altro. Non ovviamente per l’intero orario lavorativo ma spesso si disconnettono, non telematicamente, ma materialmente.

Le testimonianze raccolte da 20 Minuten raccontano una realtà esistente e molto diffusa. E così c’è chi, svolti magari in mattinata tutti i compiti previsti per la giornata, pur rimanendo ovviamente connesso e pronto a rispondere a eventuali sollecitazioni in arrivo dall’azienda, utilizza il tempo “libero” per leggere, guardare la tv, svolgere magari un’altra piccola attività o addirittura, annunciando di essere al telefono per una chiamata, ovviamente di lavoro, fare un pisolino. 

Gli intervistati inoltre spiegano di non sentirsi particolarmente in colpa visto che svolgono comunque le mansioni assegnate. Molto complesso ovviamente per il datore di lavoro sapere cosa stia realmente accadendo dall’altra parte della chat di lavoro, se i compiti vengono svolti.

E le testimonianze raccolte sono numerose. Ovviamente non tutti i settori lavorativi si prestano a tale pratica ma principalmente quelli dei servizi e della comunicazione sono tra i più colpiti, ovvero quelle attività che non prevedono la realizzazione di un prodotto finito. 

In aggiunta, la tendenza a ritagliarsi del tempo libero deriva anche dal fatto che molti lavoratori si trovino a svolgere «mansioni di bassissimo livello - commenta lo psicologo aziendale Christian Fichter - e in diversi casi anche inutili. Altro elemento da considerare è che non regge più il vecchio pensiero che, lavorando da casa, le persone siano più produttive e serene rispetto al dover andare ogni giorno in azienda».

Questo comportamento può però diventare un problema per le aziende. «Sul lungo periodo ciò potrebbe avere un impatto negativo sulle vendite», aggiunge lo psicologo. E infatti «aziende come Amazon o Apple hanno notato che la produttività dei propri dipendenti aumenta quando trascorrono almeno un certo numero di giornate lavorative in ufficio. Necessario per far funzionare l’home office è creare una cultura aziendale che promuova l’apertura, il feedback onesto e un lavoro significativo», chiude Fichter. 

Alcune imprese hanno dichiarato di continuare a utilizzare tale sistema. Ma ci sono anche aziende che riportano i propri dipendenti in ufficio. Novartis, ad esempio, dall’inizio del 2022, prevede che i dipendenti siano presenti negli uffici per circa il 60% del loro orario di lavoro.

Questi gli aspetti pratici del fenomeno. C’è però anche un risvolto legale che riguarda le conseguenze possibili per i trasgressori, laddove venissero scoperti. A spiegarlo è l'avvocato Benjamin Domenig dello studio legale Domenig & Partner. «Il datore di lavoro dovrà avvertire per iscritto il dipendente e gli chiederà di adempiere ai suoi obblighi lavorativi. Se dovesse nuovamente trasgredire il dipendente sarà minacciato di misure drastiche fino al possibile il licenziamento senza preavviso».

Sempre secondo lo studio Domenig il monitoraggio sistematico dei dipendenti, ad esempio con software di controllo, non è consentito. «Ma ovviamente il datore di lavoro può verificare se il dipendente è presente, ad esempio telefonando o inviando messaggi. In definitiva, un certo livello di fiducia è essenziale».

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