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SVIZZERAUn viaggio nello spazio... ma al San Gottardo

03.08.22 - 17:45
Una missione spaziale analoga ha avuto luogo a luglio in Svizzera. Protagonisti: studenti, ma anche... «corpi alieni»
Asclepios/Elisa Hipp/Urner Wochenblatt
Un viaggio nello spazio... ma al San Gottardo
Una missione spaziale analoga ha avuto luogo a luglio in Svizzera. Protagonisti: studenti, ma anche... «corpi alieni»
«È stata una grande sfida, ma anche un'esperienza a 360°» ha raccontato la giovane leader della missione dell'associazione Asclepios, Veronica Orlandi

LOSANNA - Nelle scorse settimane, inerpicandosi fino al Sasso San Gottardo era possibile rimanere tanto stupefatti quanto confusi: era possibile infatti intravedere degli astronauti dotati di tuta spaziale svolgere esperimenti scientifici.

Marziani che studiano la composizione del nostro suolo? Purtroppo (o per fortuna) niente affatto: ha avuto luogo ciò che si chiama missione spaziale analoga, e il suo scopo è quello di simulare la vita su un altro corpo celeste rimanendo qui, sulla Terra.

Una simulazione simile avviene regolarmente in Svizzera, grazie all'associazione senza scopo di lucro Asclepios, basata al Politecnico di Losanna, che è tra l'altro l'unica al mondo che organizza missioni analoghe da studenti per studenti.

Due settimane al Sasso San Gottardo
Come detto, quest'estate si è svolta la seconda missione Asclepios - Asclepios II - che ha avuto luogo all’interno della fortezza del Sasso San Gottardo tra il 14 e il 27 Luglio.

Sei astronauti, di un team denominato "Atlas", hanno quindi vissuto in isolamento per due settimane simulando la vita in una colonia lunare, situata al Polo Sud del nostro satellite. Oltre a loro, decine di altri studenti si sono occupati di monitorare e gestire la vita degli astronauti all'interno della base dal Centro di Controllo, portando avanti missioni e attività scientifiche tra le difficoltà di rispettare rigidi protocolli, di gestire la comunicazione e di affrontare innumerevoli imprevisti.

La missione, che ha permesso di formare gli studenti per il loro futuro (e di raccogliere dati scientifici riguardanti gli esperimenti di questo tipo) è stata definita un successo dagli organizzatori, tra cui la presidentessa del progetto Veronica Orlandi, che ha raccontato come ha vissuto la missione a Tio/20 Minuti. 

Come sei arrivata a questo progetto?
«Ho sempre voluto lavorare nel settore spaziale, sin da bambina, e l'EPFL è l'unica scuola politecnica in Svizzera che offre un minore (un approfondimento minore di materie in una scienza particolare, ndr.) in tecnologia spaziale. Poi ho visto questa missione spaziale simulata e mi ha interessato sin da subito».

Come è stato essere la project leader di un progetto del genere?
«Sicuramente una grande sfida: d'altronde tutto è stato fatto nel nostro tempo libero (nel senso che gli studenti che hanno partecipato non hanno preso crediti), però allo stesso tempo è stato come un lavoro a tempo pieno (ho lavorato da 30/40 ore a settimana da giugno 2021 fino alla fine della missione, pochi giorni fa). È stata un'esperienza di management importante, ho imparato molto riguardo la gestione della squadra, ma anche aspetti economici, di sponsor, l'interagire con i media».

Come mai avete stato scelto il Sasso San Gottardo? 
«È stato scelto per diversi motivi: in primis l'isolamento (una montagna a 2'000 metri con una fortezza che è da poco accessibile al pubblico) che ha permesso di avere delle stazioni isolate che contribuiscono al realismo della missione, che deve essere immersivo. Il secondo motivo? I paesaggi rocciosi, ci sono delle rocce grigie molto particolari che potrebbero sembrare quasi un terreno roccioso lunare. La terza è la ricchezza del terreno: il nostro obbiettivo scientifico era di creare una base al Polo Sud della Luna, simulando l'estrazione di risorse. Il terreno del Gottardo essendo così geologicamente ricco permetteva di fare esperimenti impossibili in altri luoghi, come coltivare piante in diversi tipi di terreno (c'è anche una pietra con caratteristiche simili alla regolite lunare, il terreno che ricopre il suolo lunare)».

E l'assenza di gravità?
«Non è qualcosa che si simula in queste missioni analoghe, in particolare perché i simulatori purtroppo costano tantissimo e non ne abbiamo che funzionano su larga scala. La simulazione però viene fatta a fondo e su diversi livelli, già dalle selezioni degli astronauti, che poi vengono addestrati (per esempio siamo andati a Verbier con il noto esploratore Mike Horn, e ci ha fatto soffrire le pene dell'inferno - dormire a meno dieci gradi, sprovvisti di equipaggiamento - per preparare mentalmente e fisicamente gli astronauti all'isolamento che avrebbero vissuto, chiusi in un bunker senza vedere la luce del sole per giorni). Oltre a ciò, ci siamo dovuti basare su circa 400/500 pagine di procedure che determinano la vita degli astronauti nella base e il loro contatti con il CMM».

Hai un aneddoto/episodio simpatico da raccontarci?
«A volte ci siamo scontrati con il fatto che non eravamo sulla luna, ma sulla Terra. Ad esempio, durante una delle nostre uscite extra veicolari, due astronauti si sono attardati e non capivamo come mai. Dalla base, a un certo punto, ci informano: "Gli astronauti si sono dovuti fermare per un incontro alieno"... (ride, ndr.). Ci siamo detti "che incontro sarà"? In pratica, seppur il paesaggio fosse deserto e senza presenza di umani, gli astronauti hanno incontrato una capra con il suo piccolo e per paura di essere attaccati (d'altronde avevano tute ingombranti e poco accoglienti) si sono attardati di 10/15 minuti per aspettare il passaggio degli animali... o dei corpi alieni».

Fatto tesoro di quest'esperienza, qual è il tuo obiettivo, a lungo termine?
«Il mio sogno sarebbe quello di lavorare all'Agenzia spaziale europea e continuare a fare quello che sto facendo: contribuire alla ricerca nell'ambito dell'esplorazione umana e poter gestire progetti reali, non simulati sulla Terra».

COMMENTI
 
italo luigi 1 sett fa su tio
Bravissimi e auguri per il futuro!
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