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SVIZZERA«La trasparenza salariale nasconde dei rischi»

08.02.22 - 09:02
La Sinistra vuole che lo stipendio dei colleghi (capo compreso) sia noto. Ma la sociologa mette in guardia
20min/Matthias Spicher
Fonte 20 Minuten / Daniel Graf
«La trasparenza salariale nasconde dei rischi»
La Sinistra vuole che lo stipendio dei colleghi (capo compreso) sia noto. Ma la sociologa mette in guardia

Salario

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

BERNA - L'esempio lo dà la Familie Wiesner Gastronomie AG di Dübendorf (ZH): ora nell'azienda vige la totale trasparenza salariale. Insomma, chiunque può chiedere quanto guadagnano i colleghi, compreso il capo.

Ora la palla è nel campo della polizia. Infatti, tra i politici della Sinistra sono previste delle iniziative per rafforzare la trasparenza salariale anche a livello legislativo. Ma non si tratterebbe di una buona idea, come spiega Katja Rost, sociologa all'Università di Zurigo.

In Svizzera si parla a malapena del proprio salario. Come mai?
«Con il segreto bancario, la Svizzera ha una lunga tradizione per quanto riguarda la riservatezza sulle questioni di denaro. In generale, sembra che più una società è orientata alle prestazioni e al lavoro, meno alle persone piace parlare del proprio salario».

Chi preferisce parlarne, le persone che guadagnano bene o quelle che guadagnano poco?
«Piuttosto coloro che hanno un reddito medio. In una Svizzera orientata alle prestazioni, chi guadagna poco prova vergogna e quindi non ne vuole parlare. Al contrario, chi guadagna di più non vuole fare brutta figura per il fatto di avere un salario molto più alto degli altri. Queste ultime sono situazioni per le quali sorgono molti interrogativi. E sono situazioni che non hanno sempre a che fare con le prestazioni: alcuni sanno vendersi meglio oppure hanno una formazione più ricercata sul mercato del lavoro».

Cosa succederebbe se all'improvviso l'intero organico di un'azienda avesse la possibilità di conoscere il salario di tutti gli altri?
«È una situazione che nasconde dei rischi: si rischia di venire a sapere che si sta peggio di quanto si pensasse. In generale, le persone sopravvalutano il proprio status all'interno della società: hanno la sensazione di meritare di più o di stare socialmente meglio di quanto non stiano in realtà. Un altro problema riguarda gli stipendi dei CEO, che con l'attuazione dell'iniziativa contro le retribuzioni abusive devono essere approvati dagli azionisti per le aziende quotate in borsa: se un consiglio d'amministrazione vuole incaricare un nuovo CEO e quest'ultimo conosce il salario del suo predecessore, difficilmente sarà d'accordo con una retribuzione più bassa. Questa situazione porterebbe a un continuo aumento dei salari dei manager, indipendentemente dalle loro prestazioni».

Quindi la mancanza di una trasparanze salariale è positiva dal punto di vista sociale?
«Penso di sì. Naturalmente, se un'azienda e tutti i dipendenti decidono di optare per la trasparenza salariale, non c'è nulla di sbagliato. Ma non credo che costringere le persone a rilevare il proprio stipendio sia la via giusta da seguire. Anche i tetti salariali portano a metodi poco puliti, come si è visto per esempio nel caso Vincenz. Una caso che di certo non è un unicum: se lo stipendio di un manager è limitato, è ormai prassi comune che una parte provenga da altre organizzazioni. Anche il mercato ha un suo ruolo: se una banca vuole assolutamente tenere un banchiere, ma un'altra banca gli offre il doppio dello stipendio, si farà di tutto per non farlo andare via».

I sostenitori della trasparenza salariale ritengono che tale misura porti a una maggiore uguaglianza salariale. Non è così?
«Questo è quello che si spera. Ma la trasparenza da sola non è un rimedio alle ingiustizie. È molto più importante essere in grado di valutare se il salario corrisponde alle proprie prestazioni. Nelle amministrazioni cantonali, per esempio, ci sono delle fasce salariali: ognuno può verificare se si trova nella giusta classe salariale in base all'esperienza, alla formazione, all'età e così via. E confida che lo stesso valga per gli altri dipendenti. In questo modo, la disuguaglianza salariare può essere evitata in larga misura senza una trasparenza forzata».

Eppure si contano differenze salariali ingiustificate anche in seno alle amministrazioni cantonali.
«È così. E probabilmente non sarà mai completamente evitabile. La discriminazione, che vede per esempio una donna o uno straniero collocati in una fascia salariale inferiore, può sempre verificarsi. Tuttavia, il modello delle amministrazioni cantonali è quello che secondo me ha più senso».

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