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25.08.2021 - 18:430

Gli svizzeri si sentono meno bene, e cala la fiducia nei medici

La fiducia degli svizzeri nei professionisti sanitari è calata secondo un'indagine di CSS.

BERNA - Gli svizzeri si sentono meno bene, e si fidano meno dei medici. Lo dice uno studio commissionato dalla cassa malati CSS, secondo cui la pandemia di Covid ha gravato sulla salute di un adulto su quattro nel nostro paese. Le più colpite sono le donne in giovane età, soprattutto dal punto di vista psicologico. 

Più sani? - L'indagine, commissionata all'istituto di ricerca Sotomo, ha coinvolto 2274 persone tra Svizzera tedesca, Romandia e Ticino. Tra questi, la percentuale di quanti si definiscono nel complesso "sani" o "molto sani" è diminuita in un anno dal 78 al 73 per cento. Un quarto degli adulti si ritiene "non del tutto in salute" oppure "malato", e in particolare tra i giovani la quota dei malati - reali o immaginari - è aumentata dal 16 al 26 per cento. 

Vax o no vax - Quasi il 60% degli intervistati afferma che l’esperienza della pandemia non ha influenzato in alcun modo la propria disponibilità generale a vaccinarsi. Un quinto ora è più propenso a farsi vaccinare, mentre circa un altro quinto lo è di meno. Tra gli over 65 la disponibilità a vaccinarsi è salita, mentre soprattutto tra i giovani è scesa. In generale, i contrari alla vaccinazione anti-COVID-19 si ritengono più in salute di coloro che si sono già vaccinati o che intendono farlo a breve.

Credibilità dei medici - In generale, la fiducia nel sistema sanitario svizzero resta alta. Tuttavia, sorprende che sia calata rispetto ai livelli pre-pandemici la fiducia nella qualità del personale medico, che scende al 65% (5 punti percentuali in meno). È diminuita lievemente anche la fiducia nell’informazione e nella trasparenza, calata al 25% (5 punti percentuali in meno), nonché quella nei processi amministrativi, scesa al 14% (3 punti percentuali in meno).

Qualche chilo in meno - Per quanto riguarda l'equilibrio psico-fisico, l'indagine mostra qualche sballottamento. In media, le persone di più di 60 anni hanno perso un chilo, mentre quelle con meno di 50 anni hanno preso 2,5 chili. Il maggior tempo trascorso a casa ha comportato anche un lieve aumento del consumo di alcol e tabacco rispetto al periodo pre-crisi.

Una donna su due non sta bene - Dal punto di vista psicologico, a soffrire di maggiori disagi sono stati i più giovani: nella fascia 18-35 anni il 38 per cento degli intervistati ammette di sentirsi «non particolarmente bene», una percentuale che aumenta in modo preoccupante - il 50 per cento - tra le donne under 30. 

Depressione e ansia - La maggior parte di coloro che non si considerano in buona salute afferma di soffrire degli effetti della pandemia: quasi la metà menziona stati d’animo depressivi e una maggiore solitudine. Ma anche l’aggravarsi dell’ansia e della disperazione si manifesta più frequentemente. L’unico effetto positivo predominante in questo gruppo è la riduzione dei livelli di stress e di pressione.

Giovani più esposti - Le ripercussioni negative della pandemia sono state osservate più frequentemente nei giovani: il 38% sostiene che la pandemia ha alimentato la propria solitudine, mentre quasi un terzo afferma di soffrire di stati d’animo depressivi e, inoltre, in poco più di un quinto delle persone tra i 18 e i 35 anni si sono intensificati gli stati d’ansia. I risultati dimostrano che le persone non in salute e i giovani sono le categorie che soffrono maggiormente degli effetti della pandemia sulla psiche.

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