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28.12.2020 - 07:180
Aggiornamento : 09:40

Siamo più pessimisti per colpa del virus

Soltanto il 18% degli svizzeri si aspetta un miglioramento finanziario nel 2021

La crisi preoccupa oltre quattro cittadini su cinque. In Ticino il 78% della popolazione

ZURIGO - A causa del coronavirus, siamo meno ottimisti. Lo rivela un sondaggio rappresentativo del portale Comparis.ch. Infatti, se un anno fa il 33% degli adulti in Svizzera era convinto che nel 2020 la propria situazione finanziaria sarebbe migliorata, dopo quasi un anno di pandemia soltanto uno su quattro ritiene prevede un miglioramento nel 2021. Il 18% si aspetta invece un peggioramento. Si tratta del dato più alto degli ultimi quattro anni.

Per la maggior parte di chi si aspetta un peggioramento delle proprie finanze nel 2021, il motivo sono i problemi sul posto di lavoro: il 68% dei pessimisti indica il lavoro ridotto, una perdita dell’impiego (propria o del partner), un grado di occupazione minore (proprio o del partner) o, tra i lavoratori autonomi, un calo del fatturato. 

A fine 2019, solo il 13% credeva che la propria situazione finanziaria sarebbe peggiorata l’anno successivo. Tra questi una percentuale relativamente bassa (il 33%) indicava motivi legati al lavoro, mentre per il 46% la causa era piuttosto l’aumento dei premi di cassa malati. Anche quest’anno i premi dell’assicurazione malattia destano preoccupazione, ma la percentuale è scesa al 39%. «Nel 2021 i premi di cassa malati andranno a gravare pesantemente su molte famiglie che, a causa del coronavirus, hanno già meno denaro a disposizione. C’è poi da tenere presente che molti assicurati con i premi più alti non cambiano polizza» avverte Felix Schneuwly, l’esperto Comparis di casse malati.

I più preoccupati sono i romandi - Il persistere della crisi del Covid preoccupa più di quattro svizzeri su cinque (83%), un dato nettamente superiore a quello dell’ultima rilevazione di maggio (76%), e leggermente inferiore a quello del primo sondaggio svolto a marzo (88%). In percentuale, la preoccupazione per la crisi del coronavirus è maggiore nella Svizzera romanda (con il 92%) che nelle altre regioni linguistiche: nella Svizzera tedesca gli intervistati in apprensione sono l’81%, in Ticino il 78%.

Nonostante l’elevato numero di nuovi contagi a fine anno e l’offuscarsi delle previsioni finanziarie, tra gli svizzeri è comunque tornata la voglia di consumare. Nel sondaggio di marzo, il 42% degli intervistati aveva affermato l’intenzione di rinunciare a grandi acquisti come mobili o un’auto a causa del coronavirus. A fine anno, la percentuale è scesa al 36%. Allo stesso modo, se all’inizio della crisi gli intervistati che dichiaravano di consumare meno e risparmiare di più erano il 45%, a dicembre 2020 sono solo il 38%.

È invece notevolmente aumentato il numero degli svizzeri che non rilevano cambiamenti nella loro attitudine al consumo dovuti al coronavirus: dal 24% di marzo la percentuale è salita al 30%. Più del 2% dei partecipanti al sondaggio, poi, vuole chiedere un credito privato (in primavera era meno dell’1%).

Il cambiamento climatico e le nostre decisioni - In un contesto dominato dal coronavirus, le tematiche ambientali faticano a imporsi. Come già lo scorso anno, per quasi tre intervistati su quattro il dibattito sul clima ha avuto un impatto ridotto o nullo sul loro approccio ai consumi e alla gestione delle finanze (71% contro il 73% dell’anno scorso).

Ciononostante, l’anno prossimo il riscaldamento globale dovrebbe influire pesantemente sulle decisioni degli svizzeri in fatto di consumi e finanze: un intervistato su due (49%; lo scorso anno era il 39%) intende acquistare più spesso prodotti regionali nel 2021. La tendenza è più marcata nella Svizzera occidentale con il 59% (Svizzera tedesca 47% e Ticino 41%). Il 31% dei partecipanti (dato del 2019: 26%) vuole acquistare meno carne/prodotti di origine animale. 

«La paura per le conseguenze del riscaldamento globale si fa sentire sempre di più nel carrello della spesa» afferma l’esperto di finanze e consumo Kuhn. «E non si registrano differenze significative tra città/campagna, fasce di età e di reddito o fra le regioni linguistiche». Alcune eccezioni si notano nell’ambito della mobilità: il 30% di chi abita in città, ad esempio, vuole utilizzare meno l’auto e più i trasporti pubblici e la bicicletta. Negli agglomerati urbani la percentuale è invece del 23% e nelle zone rurali del 20%. 

Inoltre, Il 21% dei nuclei familiari con un reddito lordo mensile di oltre 8’000 franchi, poi, sta valutando l’acquisto di un’auto elettrica, contro il 13% nella fascia dai 4’000 agli 8’000 franchi al mese e il 6% tra i redditi più bassi. «La maggior propensione ad acquistare auto elettriche nelle fasce di reddito più alte è dovuta ai maggiori costi per l’acquisto rispetto ai modelli con motore a combustione» spiega Andrea Auer, esperta Comparis in materia di mobilità.

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