Keystone
SVIZZERA
24.11.2020 - 13:110
Aggiornamento : 13:46

Detenuto in 4 m2 per 100 giorni: «Nessuna violazione»

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha rispinto il ricorso di un condannato.

Il criterio dello spazio personale non basta a dimostrare una violazione, ma ci sono altri fattori decisivi.

STRASBURGO - La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha respinto il ricorso di un uomo che, detenuto nel penitenziario ginevrino di Champ-Dollon, ha avuto a disposizione una superficie inferiore ai quattro metri quadrati per quasi 100 giorni. Per i giudici il criterio dello spazio personale da solo non basta a dimostrare una violazione.

Il condannato, un cittadino iracheno, ha dovuto condividere la cella con altri due galeotti. Complessivamente, la stanza misurava poco più di dieci metri quadrati. L'uomo non arrivava quindi a disporre dei quattro metri raccomandati dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

In una sentenza pubblicata oggi però, la CEDU afferma che nel valutare se vi sia stata una privazione della libertà compatibile con l'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo, il quale vieta i trattamenti inumani e degradanti, bisogna tenere conto di tutte le circostanze. Sono infatti decisivi altri fattori, fra cui l'accesso ai servizi igienici, l'afflusso di luce diurna e la possibilità di essere all'aperto.

In questo caso specifico, il ricorrente ha potuto uscire all'aria aperta per un'ora ogni giorno e praticare esercizio fisico in palestra un'ora alla settimana. L'uomo era pure libero di lasciare la sua cella durante le visite e di partecipare alle preghiere del venerdì ogni 14 giorni, fa notare la corte di Strasburgo.

Nel complesso, la CEDU ritiene quindi che le condizioni di detenzione non andassero oltre il livello di restrizioni e disagi da aspettarsi durante una permanenza in carcere. L'iracheno ha anche ricevuto la dovuta assistenza medica nell'ambito di uno sciopero della fame intentato nel maggio 2015 a mo' di protesta e venendo ricoverato per tre giorni in ospedale a seguito di un tentativo di suicidio. Inoltre, dopo tale degenza, il detenuto è stato sottoposto a cure di tipo psichiatrico.

Il protagonista della vicenda nell'aprile del 2015 è stato condannato a 36 mesi di prigione per tentate lesioni gravi e soggiorno illegale. Dal 18 aprile al 28 luglio ha trascorso 98 giorni nella sopraccitata cella per tre persone, interrotti dai tre passati in ospedale.

Prima di rivolgersi all'istanza europea, aveva inoltrato ricorso presso il Tribunale federale (TF), che però lo aveva respinto nel 2016. Tuttavia, in altre sentenze Mon Repos ha criticato il poco spazio concesso ai detenuti di Champ-Dollon, struttura confrontata con un sovrappopolamento cronico, arrivando in alcuni casi a dare ragione ai prigionieri.

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