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SOLETTA / BASILEA CAMPAGNA
30.05.2020 - 19:060
Aggiornamento : 19:54

Mandata dal padre nonostante i sospetti di abusi

Alle autorità di protezione la piccola, 8 anni, aveva detto che l'uomo le faceva «cose brutte». Invano.

Fonte 20 Minuten/Steve Last
elaborata da Dario Ornaghi
Giornalista

DORNACH (SO) / LIESTAL - Trapelano sconcertanti dettagli sul caso, emerso questa settimana, di una bambina di 8 anni che sarebbe stata molestata sessualmente dal padre. In aprile, dopo aver riscontrato degli indizi che lasciavano temere possibili abusi, il servizio di psichiatria infantile e giovanile del canton Basilea campagna che l’aveva in cura avrebbe infatti omesso d’informare immediatamente il ministero pubblico e si sarebbe invece limitato ad avvisare l’Autorità regionale di protezione competente (ARP) e il padre stesso. Il risultato? La piccola sarebbe stata costretta a fare visita al padre anche dopo aver manifestato le sue preoccupazioni e aver provato, invano, a evitare contatti con l’uomo. 

I tentativi della piccola di farsi ascoltare, in realtà, erano iniziati molto prima. Come rivela un documento audio riportato dalla Basler Zeitung, già nel giugno del 2019 la bambina si era infatti rivolta alle persone responsabili del suo caso con parole difficili da equivocare: «Ogni volta mio papà fa delle cose brutte quando sono da lui», avrebbe detto la presunta vittima alla sua tutrice e alla competente ARP di Dorneck-Thierstein (SO). 

Le sue affermazioni, però, non sarebbero mai state approfondite. Secondo il quotidiano renano, le autorità di tutela avrebbero anzi scientemente celato queste esternazioni e insistito sull’obbligo di visita. Un responsabile che avrebbe sconsigliato di far vedere la bambina al padre sarebbe persino stato sostituito, una decisione le cui motivazioni rimangono tuttora poco chiare.

Responsabile per i servizi sociali della regione, il sindaco di Dornach, Christian Schlatter, assicura di aver provato a ricostruire il caso «dettagliatamente», ma ammette che non c’è risposta a tutte le domande sull’obbligo di diligenza dell’ARP. Sentita dalla Basler Zeitung, la tutrice della bambina invoca la presunzione d’innocenza. Sul caso è stato aperto un procedimento penale.

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