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«La leadership non si compra al supermercato»

Arno Rossini: «A Milano non hanno un problema di personalità»
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«La leadership non si compra al supermercato»
Arno Rossini: «A Milano non hanno un problema di personalità»
«In rossonero non vedo trascinatori».
Calcio - Serie A 24.08.2024

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MILANO - Mancano i risultati, è vero; ma non è quello che sta facendo preoccupare i tifosi del Milan. Seguiti i loro beniamini nelle prime due uscite di campionato, il popolo rossonero trema perché, pur avendo tutto da dimostrare, la squadra si mu...

MILANO - Mancano i risultati, è vero; ma non è quello che sta facendo preoccupare i tifosi del Milan. Seguiti i loro beniamini nelle prime due uscite di campionato, il popolo rossonero trema perché, pur avendo tutto da dimostrare, la squadra si muove senza troppa convinzione. È lenta, slegata, poco grintosa, ancor meno attenta. Per ripartire a tutta dopo lo scorso campionato servirebbe una determinazione feroce, il Diavolo pare invece preoccupato solo di apparire. Insegue i fronzoli invece che andare alla sostanza.

Colpa del mister, colpa di Ibrahimovic, colpa di Leão… la stagione è appena scattata e già sono cominciati i processi. C’è però un “aspetto” sul quale tutti sono d’accordo: al di là di qualità tecniche, moduli e stato di forma, il Milan manca di personalità. Non ha leader.

«Personalità e leadership sono indispensabili in una squadra vincente - è intervenuto Arno Rossini - sono due caratteristiche diverse tra loro ma entrambe importantissime. Fondamentali».

Al Milan mancano entrambe?
«Nelle prime due uscite stagionali non le ha mostrate. Ci sono state delle difficoltà, le hanno avute un po’ tutti: giocatori e allenatore. È comunque davvero molto, troppo, presto per dare dei giudizi. Per quel che riguarda la personalità almeno, non credo in ogni caso che ci siano davvero problemi. I calciatori, quelli che giocano al massimo livello, sono arrivati dove sono perché durante la carriera l’hanno sviluppata. Questi ragazzi sono costretti a condividere lo spogliatoio con compagni che sono anche un po’ avversari; per difendere il loro posto, il loro spazio, sono dunque obbligati a combattere e a crescere. Quando uno “arriva” è perché di personalità ne ha».

Anche la leadership è “sviluppabile”?
«Ecco, no, qui il discorso cambia. Un leader positivo, nel calcio, è uno che ha qualità tecniche, che con il lavoro dà l’esempio e che sa sostenere i compagni quando questi sono in difficoltà. La leadership un ragazzo ce l’ha o non ce l’ha, non si compra al supermercato. Non si scappa. E questa, forse, nel Milan manca. Non vedo elementi in grado di trascinare la squadra». 

Ibrahimovic era un leader.
«Ma ora che ha tolto la divisa e si è messo giacca e cravatta è cambiato tutto. Un conto è vivere lo spogliatoio e dimostrare con i fatti cosa serve per vincere, un conto è farlo a parole. Zlatan è stato un grandissimo calciatore ma come dirigente è solo un apprendista. Si espone ancora come quando giocava, è arrogante, ma adesso la musica è cambiata: non è più lui, in prima persona, a poter risolvere i problemi in campo e senza la certezza che qualcuno possa farlo… con le sue uscite dovrebbe essere molto meno spavaldo».

Si paragonava a Dio quando giocava, prova a farlo anche ora che “comanda”.
«Non può influire se non scegliendo i giocatori giusti. Lo ha fatto? Se è vero che la leadership non si allena, allora al momento di ingaggiare un ragazzo bisognerebbe tener conto del suo carattere, oltre che delle sue qualità tecniche. Quelli bravi, Marotta e Sartori per esempio, lo fanno ogni volta. Ibra non so».

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Ultimo aggiornamento: 02.03.2026 09:28

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