L'OSPITE
31.10.2018 - 09:150

Perché una persona è in assistenza? Riflettiamo

Natascia Caccia, Municipale a Cadenazzo (Lega dei Ticinesi)

CADENAZZO - L'iniziativa legislativa dei Comuni "per la revisione transitoria dei criteri di partecipazione dei Comuni alla spese cantonale per l'assistenza sociale" depositata negli scorsi giorni è generica ed è una proposta transitoria urgente in vista di Ticino 2020 (vedrà mai la luce?) che deve cambiare il principio al punto che vi sia maggiore equilibrio e solidarietà tra i Comuni. Le persone che beneficiano di prestazioni assistenziali lo possono richiedere perché domiciliati in Cantone Ticino e non nei singoli Comuni (vedasi Legge sull'assistenza sociale del 1971, legge obsoleta e che non corrisponde piu' ai nostri tempi). Noi non ne possiamo piu' di avere continui mutamenti per spostamenti di domicilio e di non essere ascoltati adeguatamente dal Cantone (funzionari scollegati dalla realtà, uffici cantonali che non si parlano tra loro, mancanza di dialogo Cantone con i Comuni).

Perché lo ripeto chi non ha vissuto sulla sua pelle una situazione simile o non ha una spiccata sensibilità non può comprendere cosa si cela dietro ad un essere umano che si trova in assistenza. Perché lo è? Qual'è la reale causa? E' anche vero che indifferentemente dalla nazionalità vedo in alcune persone un assoluto menefreghismo ed una non volontà di trovare lavoro, perché quando uno ha davvero bisogno può prendere temporaneamente qualsiasi tipo di lavoro.

Ecco allora l'importanza di avere un dossier condiviso in rete tra Comune che con l'operatore sociale (ogni Comune dovrebbe averlo) può avere con il beneficiario un colloquio mirato ed effettuato da una figura professionale all'altezza della situazione che gli permette di conoscere in profondità la persona ed il comportamento di quest'ultima ed il Cantone con il funzionario di riferimento dell'ufficio preposto che visto che ha un numero elevato di pratiche non ha il tempo adeguato che ha il funzionario comunale. Il dossier unico in rete dovrebbe coinvolgere non solo gli uffici dell'assistenza ma anche quelli della disoccupazione e dell'AI (ricordo che ogni impiegato è tenuto al segreto professionale). Questo permetterebbe una visione globale ed una rapidità di decisione su quali passi e misure intraprendere per cercare di trovare una soluzione al problema della persona ed aiutarla cosi celermente.

Per diminuire l'assistenza c'è un solo modo quello di non attirare piu' imprese che assumono d'ufficio personale non domiciliato qui e di conseguenza cessare di elargire i relativi permessi oppure obbligarli se si vogliono insediare qui ad assumere i nostri. Non da ultimo la sensibilità degli imprenditori locali in un contesto economico cosi delicato sia quella di tornare in primis ad assumere personale locale vedendosi poi premiati dal Cantone fiscalmente (inserendo criteri ad hoc in questa misura).

C'è molto da fare e a beneficiare della nostra iniziativa non sarebbero solo i Comuni promotori ma molti di più, i 114 Comuni sono in possesso del testo dell'iniziativa e ci possono contattare per qualsiasi ulteriore delucidazione in merito. Sono convinta che sia giunto il momento di agire senza se e senza ma, tutti uniti concretamente.

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