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Claudio Bisio: «Non avrei mai fatto questo film senza i bambini giusti»

CASTELLINARIAClaudio Bisio: «Non avrei mai fatto questo film senza i bambini giusti»

24.11.23 - 06:30
A tu per tu con l'attore - ora regista - che ha portato a Castellinaria la sua prima pellicola.
Davide Giordano tio/20min
Claudio Bisio: «Non avrei mai fatto questo film senza i bambini giusti»
A tu per tu con l'attore - ora regista - che ha portato a Castellinaria la sua prima pellicola.

GIUBIASCO - Tre bambini con un obiettivo: salvare un amico. Siamo nella Roma della Seconda Guerra Mondiale. Sono cominciati i bombardamenti degli americani e nel ghetto si incontrano Italo, Cosimo, Vanda e Riccardo. Giocano a fare la guerra, stringono un’amicizia, ma in poco tempo vengono divisi dagli eventi: la famiglia di Riccardo è stata deportata perché ebrea. Gli altri tre fanno di tutto per riportarlo a casa.

“L’ultima volta che siamo stati bambini” è il primo film da regista di Claudio Bisio, che abbiamo incontrato al Festival del cinema giovane Castellinaria a Giubiasco.

Ti conosciamo come umorista e per i tuoi ruoli comici. Chi è Claudio Bisio dietro la macchina da presa?
«È un pochino diverso. Confesso che non è che volessi fare la regia da sempre. In questo caso tutto è nato da un libro di Fabio Bartolomei, un autore romano che ha scritto il libro “L'ultima volta che siamo stati bambini”. Ho una piccola casa di produzione in Italia, la Solea, e avevamo acquisito i diritti di questo testo per farne un film. È una storia assolutamente tragica e ha un sapore che mi appartiene. Tanto che mentre cercavamo il regista giusto per realizzarlo, ci siamo accorti che somigliava molto a me. Quindi ho accettato, ma con una riserva: se non avessi trovato i bambini giusti, non lo avrei fatto. Ci sono voluti otto mesi. È stato molto difficile perché non cercavo dei semplici volti che prendi perché uno è tenero, uno è buffo e uno è carino. I ragazzi hanno recitato a 360 gradi sia la commedia, sia il dramma. Ognuno di loro fa’ dei monologhi. Per esempio c’è quello del bimbo che racconta del padre che non gli voleva bene. Insomma, devi saper recitare. Le facce non bastano. E quando ho trovato questi bambini eccezionali, ho detto sì, lo faccio. A quel punto mi sono rimboccato le maniche e ho provato a farlo al meglio».

Dicono che lavorare con degli attori tanto giovani sul set può essere molto difficile. Tu come ti sei trovato?
«Il trucco è stato - e qui mi faccio i complimenti - riuscire a ottenere dai produttori la possibilità di trascorrere dieci giorni con i bambini un paio di mesi prima che cominciassero le riprese. Lo abbiamo chiamato bootcamp e lì abbiamo studiato e provato. Trattandosi di bambini abbiamo giocato molto, come a ruba la bandiera. Non dovevano essere solo bravi singolarmente, ma dovevano anche conoscersi tra di loro, avere un feeling, perché durante tutto il film viaggiano e camminano insieme. Eravamo in un agriturismo in Toscana, la sera si cenava insieme, si giocava a carte. Poi una cosa che avevo voluto era che ci fossero delle galline. Nel film ne rubano una per mangiarla, poi non osano ucciderla e se la portano come mascotte. Una delle cose più difficili è stato riuscire a far loro tenere in mano una gallina. Insomma, siamo arrivati sul set che tra di noi c’era già un rapporto ed è stato tutto più semplice».

Il tuo film parla della resilienza dei bambini alle avversità. Credi che in questo clima attuale di incertezze, i giovani e i bambini troveranno la forza di reagire?
«Lo spero, ma non ne sono sicuro. Essere bambini è una fase che per alcuni dura anni, per loro nel film dura tre giorni. In questo breve tempo perdono tutta la loro innocenza. Se da un lato la guerra era già cominciata da qualche anno e gli americani stavano già bombardando Roma, loro giocano a farla, si divertono. Mi viene la pelle d’oca a dirlo. C’è una foto che è stata scattata all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina che mi è rimasta impressa: una bambina sul davanzale di una casa bombardata, con in bocca un lecca-lecca e in braccio un fucile. All’inizio pensavo potesse essere questa la locandina del nostro film. Poi ne abbiamo tratta una dal girato che è ancora più forte: loro che entrano in una galleria, quindi simbolicamente nel buio. Per rispondere: la speranza c’è, le certezze no. Poco prima dell’estate ho fatto un viaggio in Giordania, che è piena di campi profughi palestinesi. C’era un ragazzo che ci faceva da driver, aveva l’età dei miei figli, quindi 23-24 anni, ed è figlio di profughi palestinesi. Lui è nato in Giordania, quindi la sua terra natia non l’ha mai vista perché andarci è impossibile. Dopo un po’ che lo conoscevo gli ho chiesto se si sarebbe mai potuto arrivare alla pace. Ha detto no. E quando un ragazzo tanto giovane ti risponde così, non può che venirti la pelle d’oca. Io però ancora ci spero».

Ti vedremo ancora dietro la macchina da presa?
«Non lo so. Mi è piaciuto, mi sono divertito. E questo film è esattamente come l'avevo immaginato. Una bella esperienza è stato anche avere a che fare con la scenografia e la fotografia. Ho lavorato davvero con dei numeri uno che mi hanno dato fiducia. Me la sono cavata bene perché ci siamo capiti e loro soprattutto hanno capito me. Sul set si è creato un bel clima, per cui l’esperienza per me è stata più che positiva. Farne un altro? Non saprei. Adesso vediamo se gira. Questo è il primo festival che facciamo fuori dall’Italia. Siamo già stati invitati in Brasile e in Cina. La voglia di provare a fare qualcos’altro sicuramente c’è».

COMMENTI
 

Qwerty 3 mesi fa su tio
Ottimo, lo andremo a vedere 🍀

1963hcap 3 mesi fa su tio
Dico "bravo" a scatola chiusa, niente di difficile per me che apprezzo Claudio Bisio in ogni ambito in cui l'ho visto cimentarsi... qui mi rammenta, anche se solo per il tema trattato, un tale Roberto Benigni e sappiamo bene com'è andata a finire... non voglio ergermi a critico cinematografico e nemmeno esperto ma mi piace pensare che anche questa pellicola farà parecchia strada... ad ogni modo ripeto "bravo" e voglio ricordare un altro attore, conosciuto in tutt'altro ruolo (Paolo Villaggio), che ha girato delle belle storie con al centro dei bambini, a riprova del fatto che il mondo della comicità ha tanto da spartire con l'innocenza dell'infanzia...
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