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TEATROPretty Woman, il musical arriva al LAC: «Una favola moderna che piace a tutti»

25.11.22 - 06:30
Beatrice Baldaccini, interprete di Vivian, ci racconta le gioie e le fatiche dietro alla performance
Pretty Woman - Il Musical
Pretty Woman, il musical arriva al LAC: «Una favola moderna che piace a tutti»
Beatrice Baldaccini, interprete di Vivian, ci racconta le gioie e le fatiche dietro alla performance

LUGANO - Manca poco all'atteso musical "Pretty Woman", in programma al LAC questo weekend. Ispirato al celebre film del 1991 con protagonisti Richard Gere e Julia Roberts (premiata poi con un Golden Globe), il musical ha già registrato un enorme successo in Italia, vendendo più di 80'000 biglietti. 

Scritto in coppia da Garry Marshall e Jonathan F. Lawton, rispettivamente leggendario regista e sceneggiatore originale della pellicola, lo spettacolo si avvale di una colonna sonora che è un mix di canzoni pop e romantiche scritte da due compositori d'eccellenza, Bryan Adams e il suo fidato co-autore Jim Vallance, e dell’indimenticabile successo mondiale del 1964 “Oh, Pretty Woman” di Roy Orbison.

Nel musical non mancheranno le scene più iconiche del film, da quella della vasca da bagno, alla consegna della collana.

Per l'occasione abbiamo intervistato Beatrice Baldaccini, che indossa i panni di Vivian. 

Cosa significa per te far parte di questo musical? 
«È sicuramente un grande step per la mia carriera. Mi ricordo che ho avuto un mancamento quando mi hanno comunicato che avevo ottenuto la parte di Vivian. Tutta la preparazione per me è stata stupenda, perché abbiamo lavorato anche con Chiara Noschese e Carline Brouwer, con un team quasi tutto al femminile, su una storia che ha come protagonista una donna. Inoltre è stato il primo musical che ha ripreso dopo il lockdown». 

Qual è il segreto di Pretty Woman, che dopo più di 30 anni incanta ancora il pubblico? 
«Credo che la sua forza sia che rimane una grande favola moderna. Ha la magia di Cenerentola, ma molto più moderna. Nel nostro spettacolo poi abbiamo delle musiche bellissime scritte da Bryan Adams, che aggiunge una nota di pop rock. Ed è molto divertente da sentire, da cantare e da ballare. Il pubblico non si annoia mai. La magia è fatta dalla regia e dalle persone che ci hanno lavorato, tutti grandi professionisti». 

Sei giovanissima, ma ti ricordi la prima volta che hai visto il film? 
«Ero sicuramente piccola, probabilmente inizialmente ho visto solo dei pezzi. Il film infatti è uscito lo stesso anno in cui sono nata. L'ultima volta l'ho rivisto l'estate scorsa, prima di iniziare l'allestimento. L'ho riguardato, ma non ho voluto forzare troppo la mano perché mi son detta che sto interpretando un personaggio, e non volevo fare la copia Julia Roberts, cosa per altro impossibile. Ho cercato di portare il personaggio di Vivian su quello che so fare io». 

Che effetto fa portare in scena un personaggio iconico come quello di Vivian? 
È molto divertente, ma è molto faticoso. Lo spettacolo è strutturato tutto sul personaggio di Vivian, quindi per quanto mi riguarda è uno sforzo fisico ed emotivo molto grande. Per due ore e mezza sono praticamente sempre in scena. Però è anche molto gratificante: arrivo in fondo allo spettacolo stanca morta, ma ricaricata dall'energia del pubblico e di quella dei miei colleghi, perché il cast è veramente fantastico». 

Parlando di impegno fisico, come ti alleni?
Prima di andare in scena facciamo sempre un riscaldamento fisico, che è curato dal nostro capo balletto. Facciamo sia stretching che un po' di ricarica energetica. Poi ognuno ha i suoi riti: io per caricarmi mi ascolto a palla in camerino gli ACDC»

Hai anche un gesto scaramantico? 
«Prima di entrare in scena schiocco le dita, come per dire "accendi l'interruttore, ci siamo"».  

Caratterialmente, cosa avete in comune tu e Vivian? 
«Rivedo tante cose di me in questo personaggio. Soprattutto nel primo atto è molto diverte, scherza sempre. Però è anche molto profonda, e crede fortemente nell'amore, e mi ci rivedo moltissimo. È appagante portare in scena questo personaggio, ed è bello sentire anche le emozioni che ti dà questo lavoro». 

Come è nata la tua passione per i musical? 
«Non saprei indicare un momento preciso. Da piccola ho sempre fatto musica e teatro, ma separati. La mia prima recita è stata a otto anni con "La gabbianella e il gatto". E non mi ricordo un momento da piccola in cui non cantassi. Poi a 17 anni ho voluto provare a fare questo mestiere, la musical performer. Da lì ho fatto i primi provini, e un po' grazie ai momenti giusti, e un po' per merito, non mi sono più fermata». 

La scena più impegnativa qual è?
«A metà del secondo atto ho una coreografia con Mr. Thompson (interpretato da Cristian Ruiz): è un pezzo comico, ma è tutto ballato. È molto faticoso, ma dal punto di vista fisico. A livello emotivo invece, tutto il secondo atto è molto stancante. Ci sono parti un pochino più drammatiche. Praticamente in tutto il musical bisogna fare un percorso emotivo che nella realtà una persona lo affronta in settimane, se non mesi». 

Qual è la tipologia di pubblico che vi segue? 
«È molto variegato, anche perché tutti sanno cos'è Pretty Woman. Mio nipote, dodicenne, non aveva mai visto il film, ma sapeva cos'era Pretty Woman. C'è anche chi è tornato più volte: a Milano alcuni spettatori sono venuti a vederci addirittura cinque volte».  

Vuoi lanciare un appello? 
«Andare a teatro è sempre la scelta giusta, ed è importante sostenerlo. E poi il cast di Pretty Woman è veramente fantastico, quindi venite a vederci!». 

 

 

COMMENTI
 
4PS 1 sett fa su tio
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