Foto Giovanni Canitano
Francesco De Gregori, 68 anni.
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CANTONE
17.06.2019 - 06:010
Aggiornamento : 10:16

La "storia" è lui, e arriva a Lugano

Il 28 giugno prenderà il via LongLake Festival: ad inaugurarlo, alle 21 in Piazza Riforma, troveremo nientemeno che Francesco De Gregori & Orchestra

LUGANO - Un “Greatest Hits” in dimensione live, con arrangiamenti orchestrali, per il cantautore romano, in questa unica - e imperdibile - tappa in territorio elvetico.

«È un tipo di concerto che non ho mai fatto nella mia vita - ha spiegato De Gregori in conferenza stampa pochi giorni fa, allo scoccare del tour alle Terme di Caracalla (Roma) - Un concerto con una grande orchestra di 40 elementi, più un quartetto, quello degli Gnu Quartet - quartetto di flauto, viola, violino e violoncello (in cui suona anche Stefano Caprera, violoncellista che ha arrangiato i pezzi per l'orchestra) - e la mia band di sempre - Guido Guglielminetti, Carlo Gaudiello, Paolo Giovenchi, Alessandro Valle e Simone Talone -».

«Credo che un musicista che ormai pratica il mestiere da 50 anni a un certo punto debba inevitabilmente arrivare, o comunque farsi tentare, dal suono orchestrale: perché l'orchestra produce dinamiche, timbriche, armonie che sono a volte nascoste nelle canzoni quando uno le scrive voce e chitarra/pianoforte o le fa con la sua band», ha proseguito. «L'orchestra aumenta queste potenzialità e, personalmente riesce anche a commuovermi perché magari una canzone sembrava una cosetta così… E invece...».

«La musica è liquida, anche in questo senso qui, e non solo la musica pop, la musica leggera… Cambia anche la musica classica… La musica non si presta a stare ingessata», ha aggiunto. «Sta all'onestà dell'interprete o del cantautore riconoscere i cambiamenti che sono avvenuti negli anni: se io facessi “Rimmel” come era nel 1975, sarebbe un falso, perché non si può più fare così…».

De Gregori, un uomo: «Non mi sento storia - ha successivamente sottolineato - Mi sento uno che fa musica, un uomo di spettacolo… Poi che vuol dire storia? Ho scritto delle canzoni che sono piaciute, e alcune rimarranno più di altre, ma questo monumentalizzare il lavoro che faccio non mi trova assolutamente d’accordo... Io sono un uomo con i calli sulla punta delle dita, sono un chitarrista, un uomo che non sa che giacca mettersi la sera quando sale sul palco».

In scaletta torna “Pablo”, sempre percepito come un brano politico: «È un pezzo che poteva proprio essere fatto con l’orchestra… Io non ho mai scritto pezzi politici. È ispirato alla lettura dei “Malavoglia”. Non è per questo che non lo faccio da parecchio tempo e non è che faccio “Pablo” perché sono improvvisamente diventato rivoluzionario… È musica».

E oltre a tanti classici - come “Generale”, “Bufalo Bill”, “Alice” e “La donna cannone” -, nella setlist troveremo anche una cover, “Can’t Help Falling In Love” di Elvis Presley: «È una canzone che mi ha sempre fatto sognare quando la sentivo. Da ragazzino pensavo “quanto sarebbe bello cantarla”... È un piccolo regalo che mi faccio...», ha concluso.

Prevendita: biglietteria.ch

 

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