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La Francigena su due ruote

Nel 2027, la prima tappa: dal Gran San Bernardo a Piacenza
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Nel 2027, la prima tappa: dal Gran San Bernardo a Piacenza

MARTIGNY - Dalle nevi del Gran San Bernardo alle risaie della Pianura Padana, passando per Aosta, Ivrea e Pavia: dal 3 all’11 luglio 2027 torniamo in sella per percorrere la prima grande sezione della Via Francigena. Un viaggio in e-bike tra storia, natura, incontri e sapori, seguendo una strada che da oltre mille anni conduce verso Roma.

Ci sono viaggi nei quali conta soprattutto la destinazione. E ce ne sono altri in cui è la strada a diventare protagonista. La Via Francigena appartiene decisamente alla seconda categoria. Per secoli pellegrini, mercanti, ecclesiastici e viaggiatori hanno attraversato l’Europa seguendo questa grande direttrice verso Roma. Oggi possiamo ripercorrerne le tracce con uno spirito diverso, ma con la stessa curiosità: lentamente, osservando il paesaggio cambiare chilometro dopo chilometro.

Dal 3 all’11 luglio 2027, Viaggi Rossetti propone per la seconda volta la prima sezione della nostra avventura “Padalando a Roma”, dal Colle del Gran San Bernardo a Piacenza. Un itinerario di circa 300 chilometri in bicicletta, pensato non come una competizione sportiva, ma come un vero viaggio culturale su due ruote. L’e-bike ci aiuterà nelle salite e nelle giornate più lunghe, lasciandoci il piacere di pedalare e soprattutto la libertà di guardarci attorno, fermarci, visitare, assaggiare e incontrare chi vive lungo la Francigena.

Il nostro viaggio parte dal Ticino e sale attraverso il Vallese. Prima di raggiungere il passo faremo tappa a Martigny, dove visiteremo Barryland, il centro dedicato al San Bernardo, il cane che più di ogni altro è diventato simbolo del soccorso alpino e dell’ospitalità di queste montagne. Poi la strada sale ancora. A 2’473 metri di altitudine ci attende l’Ospizio del Gran San Bernardo. Da quasi mille anni questo luogo accoglie chi attraversa le Alpi. Qui il viaggio acquista immediatamente una dimensione particolare: davanti a noi non c’è semplicemente una pista ciclabile, ma una strada percorsa da generazioni di uomini e donne. La mattina successiva saliremo finalmente in sella. E sarà difficile immaginare un inizio più spettacolare: la lunga discesa dal passo verso la Valle d’Aosta. Passeremo da Saint-Rhémy-en-Bosses, patria del celebre Jambon de Bosses, e da Étroubles, borgo alpino dove pietra, legno e arte contemporanea convivono tra le strette vie del paese. Poi la valle si allarga e davanti a noi appare Aosta.

Arrivare ad Aosta pedalando significa entrare in una città che conserva ancora oggi un sorprendente patrimonio romano. L’Arco di Augusto, Porta Praetoria, il Teatro romano: Augusta Praetoria sembra ricordarci che questa valle è da duemila anni una delle grandi porte attraverso le Alpi. Il giorno seguente continueremo lungo la Dora Baltea. È una delle tappe che meglio raccontano la varietà della Valle d’Aosta: vigneti, frutteti, piccoli paesi e soprattutto castelli. Passeremo da Nus e Fénis, proseguendo poi verso Châtillon, Saint-Vincent e Verrès. Ma la Francigena è anche gusto. Per questo durante il viaggio non mancheranno le soste nelle aziende agricole, nelle osterie e nei luoghi dove scoprire i prodotti del territorio. Perché attraversare lentamente una regione significa anche comprenderla attraverso ciò che produce e ciò che porta in tavola. Ad Arnad, terra del celebre lardo DOP, trascorreremo la notte prima di raggiungere uno dei monumenti più spettacolari dell’intero percorso: il Forte di Bard.La grande fortezza sembra chiudere la valle come una porta. Dopo la visita proseguiremo verso Pont-Saint-Martin e il suo ponte romano, lasciandoci progressivamente alle spalle le montagne valdostane.

Entrando in Piemonte il paesaggio cambia. Le grandi pareti alpine si allontanano, le pendenze diventano più dolci e raggiungiamo Ivrea. Qui la Via Francigena incontra una storia molto più recente: quella di Adriano Olivetti e della sua idea di impresa. Fabbriche, abitazioni, servizi sociali e architettura raccontano un progetto industriale che voleva mettere la persona al centro dello sviluppo economico. Un patrimonio riconosciuto dall’UNESCO e che scopriremo con una visita guidata. Il giorno successivo torneremo in sella attraversando il Canavese e raggiungendo il Lago di Viverone. Sarà una giornata di transizione: le Alpi sono ormai alle nostre spalle e davanti a noi si apre la grande Pianura Padana. Arriveremo a Santhià, una delle località storicamente legate alla Via Francigena, e da qui inizierà forse uno dei capitoli più sorprendenti del viaggio.

La bicicletta permette di percepire il paesaggio in un modo impossibile dall’automobile. Lo si sente cambiare nell’aria, nei profumi, nei rumori. Nel Vercellese entreremo nel mondo delle risaie: un paesaggio disegnato dall’uomo e dall’acqua, fatto di canali, cascine e lunghissimi orizzonti. Faremo tappa alla Cascina Oschiena, dove avremo modo di conoscere da vicino la coltivazione del riso e fermarci per il pranzo. Poi entreremo in Lomellina, una terra che conserva ancora un ritmo profondamente rurale. Robbio, Mortara, Tromello: nomi forse meno conosciuti delle grandi città d’arte, ma proprio per questo capaci di raccontare un’Italia diversa. A Mortara incontreremo l’Abbazia di Sant’Albino, antichissimo luogo di accoglienza lungo la Via Francigena. È in posti come questo che il filo della storia diventa tangibile: chi passava da qui mille anni fa aveva davanti a sé la stessa meta che guida simbolicamente anche noi, Roma.

La tappa verso Pavia ci riporta progressivamente in un ambiente urbano. Attraverseremo Garlasco e Gropello Cairoli prima di raggiungere il Ticino e fare il nostro ingresso in città attraverso uno dei suoi simboli, il Ponte Coperto. Pavia merita tempo. La visiteremo in bicicletta accompagnati da una guida, scoprendo il Castello Visconteo, le torri medievali, il Duomo e le testimonianze di una delle più antiche e prestigiose città universitarie italiane. E poi arriverà l’ultima giornata. Ma anche una delle più emozionanti. Lasciata Pavia, seguiremo idealmente le grandi vie d’acqua della pianura verso il Po. A Orio Litta ci avvicineremo al celebre Guado di Sigerico, il passaggio del grande fiume che richiama direttamente il viaggio dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury, il cui itinerario verso Roma alla fine del X secolo costituisce la più celebre testimonianza storica della Via Francigena. Attraversare il Po significa anche cambiare regione. Dalla Lombardia entreremo in Emilia e, attraverso un paesaggio di argini, pioppeti e campagne, raggiungeremo Piacenza. Qui terminerà questa prima parte del viaggio. Ma soltanto sulla carta.

“Pedalando a Roma” non nasce per stabilire record. Non ci interessa sapere chi arriva per primo. Vogliamo invece utilizzare la bicicletta come strumento per entrare nel territorio.
L’e-bike rende possibile affrontare distanze importanti anche senza essere ciclisti agonisti. L’assistenza elettrica aiuta quando la salita diventa impegnativa o quando, dopo molte ore, le gambe cominciano a chiedere una pausa. Ma bisogna comunque pedalare: la soddisfazione di raggiungere la meta rimane intatta. Durante l’intero viaggio saremo inoltre accompagnati da un veicolo di supporto con rimorchio per le biciclette, pronto a intervenire in caso di problemi tecnici o semplicemente se qualcuno, durante una tappa, preferisse riposarsi. I bagagli viaggeranno con noi, ma non sulle nostre spalle. Sulla bicicletta porteremo soltanto ciò che serve per la giornata. Una formula che permette di vivere l’esperienza con leggerezza e sicurezza.

Perché percorrere oggi la Via Francigena? Forse proprio perché viviamo in un’epoca nella quale ci spostiamo continuamente, ma raramente abbiamo il tempo di osservare ciò che sta tra il punto di partenza e quello di arrivo. In bicicletta tutto torna ad avere una dimensione diversa. Una salita si conquista, un fiume diventa un confine, una chiesa invita a fermarsi, un borgo sconosciuto può trasformarsi nella sorpresa della giornata.
Dal Gran San Bernardo a Piacenza, dalle montagne alla pianura, attraverseremo tre regioni italiane e paesaggi completamente diversi. Incontreremo Romani, pellegrini medievali, castelli, monaci, imprenditori visionari, agricoltori e produttori di riso. E naturalmente incontreremo anche la cucina di questi territori, perché a tavola continueremo ogni sera il viaggio iniziato durante la giornata.

Questo progetto nasce da un viaggio molto più lento, fatto a piedi. Per anni ho percorso la Via Francigena insieme a Magnum, il mio cane San Bernardo, seguendo passo dopo passo l’antica strada dei pellegrini verso Roma. Circa mille chilometri di cammino, incontri e avventure, fino all’arrivo nella Città Eterna e all’incontro con Papa Francesco. Da quell’esperienza è nato il desiderio di tornare sulla Francigena con uno sguardo nuovo: questa volta in bicicletta, per riscoprire gli stessi territori a un ritmo diverso e condividere il viaggio con un piccolo gruppo. L’e-bike cambia la velocità, ma non lo spirito: Roma resta all’orizzonte e, ancora una volta, ciò che conta davvero è la strada per arrivarci.

Dal 3 all’11 luglio 2027 torneremo dunque sulla Via Francigena per la seconda edizione di questa prima grande tappa. Davanti a noi ci saranno circa 300 chilometri. E, molto più lontano, Roma. Non abbiamo fretta di arrivarci. Perché questa volta il vero privilegio sarà proprio quello di percorrere tutta la strada.

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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