CONSUMI
16.05.2015 - 11:450
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Quel bicchiere che ti protegge

Il vino bianco, assunto anche in minime dosi, rafforza la protezione di cuore e reni

LUGANO - In Svizzera il consumo di vino è in diminuzione. Nel 2014 si è registrato un nuovo minimo storico. Il consumo di vino rosso svizzero è diminuito di ben l'8,8%, quello di bianco del 7,8%. Per la prima volta è stato bevuto più vino bianco elvetico che rosso, nonostante un rapporto inverso a livello di produzione.

Nel corso degli anni, infatti, proprio per rispondere alle esigenze e alle mode del mercato, nel nostro Paese si è assistito a un cambiamento della produzione vitivinicola. Il 2003 fu un anno per certi versi storico in Svizzera. In quell'anno, infatti, fu prodotto più vino rosso che bianco. In quell'anno le superfici di uva bianca diminuirono di 248 ettari a favore di quelle di uva rossa, che segnarono un + 163 ettari.

Il mercato e le mode cambiano. In questi ultimi anni aumenta il consumo di spumanti, mentre il vino rosso ha conquistato prestigio tra i consumatori.

Eppure il vino bianco, nella società sempre più attenta a ciò che mangia e che beve, possiede delle proprietà benefiche per la salute dell'essere umano da non sottovalutare.

Secondo uno studio pubblicato su Plos One, coordinato da Alberto Bertelli dell'Università di Milano, "l'acido caffeico contenuto nel vino bianco, assunto anche in minime dosi, rafforza la protezione del sistema cardiovascolare, aumentando la biodisponibilità di ossido nitrico".

I risultati dello studio dell'Universita degli Studi di Milano, Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute, in collaborazione con l'Università di Torino, di Pisa e l'Ospedale Versilia di Viareggio mettono in evidenza come un componente del vino bianco, l'acido caffeico contribuisca in maniera importante alla protezione del sistema cardiovascolare attraverso un meccanismo di azione che coinvolge l'ossido nitrico.

Gli autori hanno infatti dimostrato, in vitro ed in vivo, come bassissime dosi di questo acido fenolico possano aumentare la biodisponibilità di questa molecola con importanti effetti cardioprotettivi e nefroprotettivi.

Nel documento pubblicato recentemente dall'Università degli Studi di Milano viene sottolineato, inoltre, "che le dosi utilizzate sono estremamente basse, tali da poter essere raggiunte con il consumo di uno/ due bicchieri di vino bianco al giorno".

Questi dati "forniscono una spiegazione ulteriore agli effetti positivi del consumo moderato di vino bianco prcedentemente riscontrati in clinica su pazienti nefropatici e rappresentano un'alternativa per i soggetti che per gusti personali o per intolleranze non hanno la possibilità di consumare vino rosso".

E allora evviva il Trebbiano, il Sauvignon, il Sylvaner, il Tocai, il Traminer, il Chardonnay, il Muller Thurgau e i vitigni a bacca bianca di tutto il mondo.

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