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27.01.2022 - 15:150
Aggiornamento : 21:19

Altra fumata nera per il Quirinale, ma sale Mattarella

Nulla di fatto alla quarta votazione. In crescita il presidente uscente. Voti anche per Nino Di Matteo.

Sergio Mattarella è stato anche oggi il più votato con 166 preferenze. Le schede bianche a quota 261. Il centrodestra si è astenuto dal voto. L'inizio del quinto scrutinio è previsto per le 11 di domani. A destra e dal PD chiedono la doppia votazione.

ROMA - Il quarto scrutinio non ha diradato il fumo nero che dall'aula di Montecitorio si è innalzato, sin da lunedì pomeriggio, in direzione del Colle. E i presupposti di una possibile svolta si sono arenati sull'assenza di un nome su cui convergere. Ma è tutt'altro che una sorpresa, dopo le indicazioni emerse durante la mattina.

L'interno delle urne oggi racconta quanto segue: Sergio Mattarella resta per ora il nome attorno al quale, senza accordi, ruotano il maggior numero di preferenze. Il nome del presidente della Repubblica uscente è stato trascritto su 166 schede, in crescita rispetto alla votazione di ieri. Alle sue spalle, a grande distanza, si trova il magistrato Nino Di Matteo con 56 voti. Tutti gli altri nomi non hanno raggiunto la doppia cifra. Le schede bianche sono state 261, gli astenuti 441.

Numeri alla mano, il centrosinistra si è attenuto solo in parte agli ordini di scuderia, che chiedevano di lasciare in bianco le proprie schede. La coalizione opposta ha invece voluto lanciare un segnale di disponibilità «a votare un nome di alto valore istituzionale», annunciando questa mattina in una nota congiunta la decisione di astenersi dal voto odierno. Un metodo per fare una conta fra i propri ranghi? «Le prove di forza non ci interessano», ha dichiarato ai microfoni di SkyTg24 all'uscita dal vertice di questa mattina Matteo Salvini. «Speriamo di arrivare a un nome il prima possibile. Noi chiediamo di accelerare». La richiesta di un cambio di passo non potrebbe essere più esplicita. «Il centrodestra - ha proseguito il leader del Carroccio - è pronto a chiedere di procedere domani con la doppia votazione». E dal centrosinistra si dicono concordi - una rarità tra le due parti - perlomeno su questo punto. «Noi siamo d'accordo, l'abbiamo chiesta dall'inizio», ha dichiarato il segretario del Partito Democratico Enrico Letta.

A ragionare con il piede sul gas c'è anche l'ex "vice-premier" pentastellato Luigi Di Maio, che sollecitato sui profili di Sabino Cassese ed Elisabetta Belloni ha ribadito la volontà di non «giocare a bruciare nomi», con il conseguente rischio di spaccare in modo irrimediabile l'attuale maggioranza di governo. «Lasciateci lavorare e arriviamo all’obiettivo nel minor tempo possibile». E tra quelli che sicuramente auspicano che si trovi velocemente una soluzione trovano posto anche i presidenti e i vari delegati delle Regioni. «Il Paese - ha detto un insofferente Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria - deve andare avanti e il Parlamento deve correre». I grandi elettori sono stati convocati per il quinto scrutinio a partire dalle 11 di domani, dopo quella che si prospetta come una di quelle notti in cui i vertici delle coalizioni saranno costretti alle ore piccole.

Commenti
 
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Brontolo pensionato 3 mesi fa su tio
Durante questa farsa, l'Italia tira il fiato. Occupati come sono a salvare le loro poltrone non fanno ulteriori danni.
seo56 3 mesi fa su tio
Cose che possono capitare solo in Italia 😡😡😡
Boss 3 mesi fa su tio
@seo56 qua succede peggio la differenza sono i media !
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