Guardia di finanza Milano - Ansa
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ITALIA
05.06.2020 - 11:480
Aggiornamento : 12:27

Maxi sequestro al broker, anche tele di Picasso

Alessandro Jelmoni creava complessi schemi di evasione fiscale internazionale per imprenditori italiani

Fu «promotore di un'associazione per delinquere con interessi in Italia, Lussemburgo, Svizzera e Gran Bretagna»

MILANO - La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto un sequestro di beni, eseguito dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza (Gdf), a carico di un italiano già condannato a 10 anni e 7 mesi per frode fiscale e trasferimento fraudolento di valori attraverso società estere, per circa 20 milioni di euro, tra cui due lussuose ville e 67 oggetti d'arte e di antiquariato, tra cui dipinti di Pablo Picasso, Lorenzo De Caro e Niccolò Cassana, e varie sculture. Lo ha comunicato il procuratore di Milano Francesco Greco.

Il sequestro, come spiega la Procura, è stato eseguito nei confronti di Alessandro Jelmoni, solo formalmente residente in Lussemburgo, su «beni del valore di circa 20 milioni di euro, comprensivo di due lussuose ville e 20'000 mq di terreni» in Sardegna, «67 oggetti d'arte e di antiquariato, tra cui dipinti di noti artisti come Pablo Picasso, Lorenzo De Caro e Niccolò Cassana (detto Nicoletto)», oltre a «varie sculture, mobili ed oggetti di arredo, argenterie, gioielli antichi, pendoli ed orologi, risalenti al XVII e XVIII secolo».

Jelmoni, un broker che creava complessi schemi di evasione fiscale internazionale per imprenditori italiani, era già stato arrestato e, nei giorni scorsi, «condannato in primo grado a dieci anni e sette mesi di reclusione per plurime condotte di frode fiscale e trasferimento fraudolento di valori», poiché - continua la Procura - fu «promotore di un'associazione per delinquere a carattere transnazionale con interessi in Italia, nel Granducato di Lussemburgo, nella Confederazione elvetica e in Gran Bretagna, dedita al riciclaggio di ingenti proventi derivanti da evasione fiscale, realizzata mediante la costituzione di società estere aventi sede anche in paradisi fiscali».

Le indagini dei finanzieri del Gico (Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata) «ai sensi della normativa anti-mafia hanno consentito» di accertare «come il patrimonio illecitamente accumulato fosse confluito in un trust del Jersey amministrato da una trustee company lussemburghese», mediante una «società anonima di diritto lussemburghese (temporalmente succeduta, quale settlor del trust, ad una fondazione del Liechtenstein) il cui capitale sociale era interamente posseduto da due società di capitali italiane» con sede a Milano presso l'abitazione di Jelmoni, che viveva nel capoluogo lombardo ma risultava iscritto al registro degli italiani residenti all'estero dal 1992.

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