CANTONEOttimi studenti, ottimo sistema? «Si può fare di meglio»

28.10.22 - 06:30
I risultati dei "nostri" studenti? Tra i migliori in Svizzera. Ne abbiamo parlato con Michele Egloff del DECS
TiPress
Ottimi studenti, ottimo sistema? «Si può fare di meglio»
I risultati dei "nostri" studenti? Tra i migliori in Svizzera. Ne abbiamo parlato con Michele Egloff del DECS

BELLINZONA - Nove studenti ticinesi su dieci ottengono un certificato dopo la scuola obbligatoria e dal Ticino arrivano risultati notevoli anche a livello universitario (nell'80% dei casi gli studenti ottengono almeno un bachelor entro 8 anni).

Si può quindi dire che gli studenti ticinesi siano i migliori della Svizzera? «Forse dire che siano "i campioni della Svizzera" è un po' tanto "marketing"», afferma a Tio/20 Minuti il responsabile della statistica scolastica del DECS (Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport) Michele Egloff, aggiungendo che «però è vero che è molto interessante vedere che nelle Università e nei Politecnici elvetici gli studenti ticinesi hanno un ottimo tasso di riuscita, e che risultiamo quindi tra i Cantoni con il tasso migliore».

Non solo università però, come detto, il 90% degli studenti ottiene una certificazione di grado secondario II dopo la scuola obbligatoria (può voler dire ad esempio un attestato federale di capacità, un tirocinio, una maturità professionale/liceale/ specializzata). Qualcosa su cui il DECS è impegnato da tempo: «L'obbiettivo - a livello federale - è quello di riuscire a portare il 95% dei giovani di ogni annata a ottenere almeno un diploma del grado secondario II. Ora siamo arrivati a una percentuale del 90% e questo è sicuramente dovuto al grande impegno e investimento che si è fatto nel Cantone per trovare dei posti di tirocinio (grazie a progetti come Più duale e Più duale PLUS)».

«Intercettiamo i giovani per non perderli»
In tal senso, non va dimenticato che il Ticino è il secondo Cantone dopo Ginevra che ha istituito l'obbligo formativo fino ai 18 anni. Cosa significa? «Non vuol dire scolarità obbligatoria, ma che abbiamo ora una base legale per poter intercettare tutti i giovani che escono dalla scuola o da un tirocinio (che hanno meno di 18 anni), contattarli e vedere con loro di poter comunque trovare un progetto formativo, e questo è un modo per non perderli, per combattere la dispersione scolastica» spiega Egloff. Quest'ultima è un fenomeno «purtroppo doloroso perché nell'economia attuale non avere un diploma di una formazione post-obbligatoria è veramente penalizzante, diventa difficile trovare lavoro e se lo si trova si è sottopagati. È un modo per combattere una sorta di esclusione socio-economica».

Ma quanto è preoccupato il DECS dal fatto che spesso molti giovani formati in Ticino poi vanno a lavorare oltre cantone? «Sicuramente il fatto che ci sia un alto tasso di giovani che riesce a formarsi e ottenere un diploma universitario è gratificante per la scuola ticinese: siamo secondi solo a Ginevra. La scuola insomma fa il suo lavoro, e permette ai giovani ticinesi di poter avere dei progetti per il futuro. Dopo, chiaramente, il problema del (non) ritorno a casa è piuttosto un problema dell'economia ticinese». 

«Voto sopra il 5, ma c'è ancora da lavorare»
Quindi la pagella della scuola ticinese è molto positiva. «Risultati da buoni a ottimi, ma si può fare meglio» ammette Egloff. Dove? «Su quegli aspetti in cui si vede che purtroppo la scuola non riesce a contrastare una selezione scolastica ancora troppo determinata dalla condizione socio-economica delle famiglie di provenienza degli allievi».

Qui, chiaramente, il pensiero va al tema che ha cannibalizzato il recente dibattito relativo all'educazione, ovvero l'eliminazione dei livelli A e B alle scuole medie. «Alla fine abbiamo delle quote degli allievi che sono tra le più alte della Svizzera a livello di certificazione, però la scuola, se vuole fare il suo lavoro, deve dare a tutti le stesse opportunità. E qui ci sembra che con questi livelli ci sia ancora troppo spesso una sovrarappresentazione di allievi provenienti da famiglie dei ceti alti nei livelli A, e di allievi provenienti da famiglie dei ceti medio-basso nei corsi B. In più, i livelli provocano un'etichettatura sociale dei ragazzi che rischia essere una zavorra nella ricerca di posti formativi e professionali dopo la scuola dell'obbligo». 

COMMENTI
 
Veveve 3 mesi fa su tio
In fondo basterebbe cambiare il nome di questi livelli e avrebbero già risolto la metà dei problemi! È ovvio che A e B implica una disuguaglianza spregiativa, se solo si chiamassero che ne so « livello accademico » e « livello professionale » suonerebbe già diversamente! Senza rivoluzionare tutto e a costo praticamente 0!
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