Tipress
Un paio dei primi over 12 che hanno ricevuto la prima dose di vaccino oggi al centro di Giubiasco.
+2
ULTIME NOTIZIE Ticino
FOTO
BRISSAGO
7 ore
Brissago festeggia la sua fedeltà alla Svizzera
La cerimonia ha avuto luogo oggi presso l'ex Fabbrica Tabacchi
FOTO
CALANCA (GR)
8 ore
Un riconoscimento per la cava che mantiene la biodiversità
La Alfredo Polti SA di Arvigo ha ricevuto la certificazione dalla Fondazione Natura & Economia
MENDRISIO
10 ore
«Salverei il mio rosso che è stato servito anche alla Casa Bianca»
Novantadue anni lui, 190 l'azienda. Cesare Valsangiacomo racconta perché l'attuale non è la stagione più difficile
LUGANO
10 ore
Festa non autorizzata nel parco di Villa Saroli
La scorsa notte la polizia è intervenuta per disperdere oltre un centinaio di giovani e ripristinare la quiete pubblica
CONFINE
11 ore
Menaggio, ritrovata viva in una conduttura di cemento una donna dispersa
Si era allontanata da casa, ma poi non era più rientrata
CANTONE
13 ore
Caso Eitan: «Nessun controllo dalla Polizia cantonale»
La precisazione dopo la fuga passata dallo scalo di Agno: «Non siamo stati noi a intervenire»
CANTONE / BERNA
13 ore
«Noi donne non rendiamo meno degli uomini. Nè sul lavoro, nè a casa»
Sindacati e organizzazioni femministe a Berna contro la riforma dell'AVS.
CANTONE
14 ore
Clean-up-day a Faido con la madrina Christa Rigozzi
Non sono mancate le polemiche: il movimento eXtinction Rebellion Ticino ha manifestato contro l'organizzatore McDonald's
MANNO
16 ore
Inaugurata la nuova ala del Centro Diurno Terapeutico
Maggior sostegno sarà dato anche ai famigliari degli ospiti, grazie ad una maggiore flessibilità oraria
FOTO
CANTONE
16 ore
Consegnati i diplomi del Centro Studi Villa Negroni
Nel 2020 l’attività del CSVN ha incluso 21 certificazioni, 135 corsi e 63 convegni.
LUGANO
19 ore
Il nonno di Eitan fermato dalla polizia ticinese per un controllo
Poche le informazioni invece sul misterioso guidatore che ha accompagnato i due all'aeroporto.
BELLINZONA
19 ore
Il Palazzo delle Orsoline e la fontana si accendono di arancione
La settimana d’azione “Sicurezza dei pazienti 2021”, appena terminata, mira a sensibilizzare l'opinione pubblica
LUGANO
20 ore
Premi svizzeri di musica consegnati al LAC
Alla cerimonia era presente anche il Consigliere federale Alain Berset
LUGANO
20 ore
Posteggi occupati per un uso più sostenibile
Il Park(ing) Day è stato organizzato dall'ATA e dai giovani dello sciopero per il clima
LUGANO
1 gior
Eitan in aeroporto: «Non potevamo saperlo»
Lugano-Airport si smarca sul caso del piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone
MAGADINO
1 gior
Cinque nuovi allievi piloti
A Magadino si sono svolte le selezioni finali. Tra 14 finalisti è stato scelto anche un ticinese
FOTO
LUGANO
1 gior
Incidente in via Brentani a Lugano
Scontro tra due auto. Una è finita contro un palo della luce
CANTONE
1 gior
Un'altra settimana di radar
Ecco dove rischierete di essere "flashati" da lunedì
BELLINZONA
1 gior
Un altro passo verso il nuovo ospedale
In pubblicazione a Bellinzona la variante di PR “Infocentro-Saleggi”
Attualità
1 gior
Come ci ha cambiati la pandemia?
Una campagna fotografica racconta i ticinesi al tempo del Covid. La mostra al Centro di dialettologia
CANTONE
1 gior
Una giornata tutta dedicata al Pedibus
Si è svolta oggi, anche in Ticino. A Torricella-Taverne i bambini hanno avuto degli ospiti d'eccezione
LUGANO
1 gior
Voglia di pulire, raccolti 200 chili di rifiuti
Quarantacinque volontari in lotta contro il littering
CANTONE
04.08.2021 - 20:150
Aggiornamento : 05.08.2021 - 10:05

«Ragazzi, adesso questa pandemia è vostra»

I primi dodicenni sono stati vaccinati anche in Ticino. Ma serve farlo? Lo abbiamo chiesto all’esperto Alessandro Diana.

L'assenza del rischio zero, il problema del "long Covid" e la possibilità che emergano nuove varianti più contagiose. Ma anche il ruolo centrale della comunicazione verso i più giovani e, in generale, gli indecisi: «Chi esita ha bisogno di argomenti chiari».

BELLINZONA - Un tempo era sufficiente preoccuparsi di matite, penne, quaderni e qualche compito estivo, rigorosamente sbrigato all’ultimo giorno di vacanza. Quest’anno però non sarà così. Per i giovani, dai 12 anni in su, tra i preparativi per il ritorno (in sicurezza) dietro ai banchi di scuola ci sarà anche da decidere se vaccinarsi o meno contro il Covid-19. I primi di loro si sono presentati oggi pomeriggio al centro vaccinale di Giubiasco. Ma c’è una domanda che orbita attorno a questo nuovo step della campagna vaccinale e che molti si pongono: perché immunizzare i più giovani se questi in fondo si ammalano poco e lievemente?

Ebbene, noi questa domanda l’abbiamo rivolta ad Alessandro Diana, pediatra e docente di vaccinologia dell’Università di Ginevra. Ed è una «domanda legittima», ci dice subito. «Il primo punto resta sempre quello di evitare il sovraccarico del sistema sanitario», che ormai sappiamo essere la variabile decisiva nell’equazione delle chiusure. E con l’entrata in gioco di alcune varianti lo scenario è inevitabilmente mutato. Ma andiamo con ordine.

Prima che la variante Delta facesse breccia anche in Svizzera, la strategia era quella di vaccinare prevalentemente le persone a rischio, per età o patologie, dato che i giovani «non rappresentavano potenzialmente un problema di sovraccarico» per gli ospedali. «Adesso però è arrivata questa variante Delta, molto più contagiosa. E quello che ci preoccupa dal punto di vista della salute pubblica è che, andando a quantificare la fascia di popolazione dai 20 ai 60 anni che non si è ancora vaccinata, nel momento in cui entra in gioco questa variante rischia di esserci un numero elevato di persone che si ammaleranno allo stesso tempo». Una situazione che abbiamo già conosciuto in questi ultimi diciotto mesi. «In altre parole, potremmo ritrovarci nelle prossime settimane alla situazione di novembre scorso. E non vogliamo che accada».

Nelle ultime settimane qualche avvisaglia di una possibile ondata è già stata registrata. «Stavamo attraversando un periodo di calma, non si vedeva quasi più nessuno in ospedale per il Covid, mentre ora i pazienti stanno tornando. E quello che mi ha fatto effetto è vedere che ora abbiamo persone in terapia intensiva a 50 anni. È un po’ come quando, prima della tempesta, arrivano le prime gocce di pioggia. La perturbazione è già arrivata e ora sta cominciando a piovere».

Varianti più contagiose? «È la grande preoccupazione»
Se la presenza di varianti come quella “inglese” (Alpha) prima e quella “indiana” ora è il motore attuale della pandemia, a preoccupare in prospettiva è la possibilità che nei prossimi mesi ne possano emergere altre, ancora più contagiose. Anche dall’ampio bacino di giovani non ancora immuni. «È un po’ la grande preoccupazione di tutti. Se all’inizio eravamo meno preoccupati da queste varianti, ora ci rendiamo conto che questo rischio c’è», spiega Diana.

«Il virus muta e ha ancora milioni di persone da infettare e quindi diciamo che ha il modo di trovare dei buoni numeri alla roulette. Quello di cui possiamo essere contenti è che per il momento, in termini di capacità di difesa, ce la stiamo cavando bene con queste varianti. Però l’alfabeto greco è ancora lungo e speriamo che non si trovi una lettera capace di metterci in difficoltà». Ed è anche in questa prospettiva che l’idea di lasciare il virus libero di muoversi in un bacino così ampio non lascia del tutto tranquilli. Libero e in un “ecosistema” aperto, con al contempo tanti vaccinati e tanti non vaccinati.

Ma è possibile quindi che da una “convivenza” di questo tipo possa generarsi una variante capace di eludere gli attuali vaccini? «Diciamo che per ora è un’ipotesi. Questo virus muta in una proporzione che è di circa 6-8 volte minore rispetto a quello dell’influenza. Però infetta tantissime persone, dato che nessuno ne era immune in precedenza, e nel replicarsi commette degli errori di trascrizione. Si sa che in ogni individuo ci sono miliardi di copie del virus e, se le osserviamo, vediamo che molte di queste sono “sballate”. Ovvero nel mutare la sua forma il virus ne assume una non più utile e, per selezione naturale, questo muore e non si trasmette più. Però c’è anche la possibilità che nascano virus molto più contagiosi», dato che il suo interesse è quello di contagiare meglio e di più. 

Una questione di vantaggio individuale
Al netto dei benefici per la collettività, la scelta di vaccinarsi per un giovane deve però essere motivata anche da vantaggi di carattere individuale. Ma quali? Il punto è fondamentale per il dottor Diana e altrettanto lo è la comunicazione. «Dire a un giovane: “Vaccinati per gli altri, perché altrimenti il sistema sanitario rischia di crollare” è un messaggio molto altruista ma non facile da far passare. Credo che ora sia il caso di toccare delle corde più individuali. Se devo vaccinarmi, prima di tutto lo devo fare per me. Poi se questo è utile anche alla comunità, tanto meglio». È vero che i rischi di decorsi gravi per gli adolescenti contagiati dal coronavirus sono poco probabili, «ma non sono comunque ridotti a zero. E poi c’è la questione del cosiddetto “long Covid”, che invece colpisce con una certa frequenza anche i giovani.

«Ragazzi, adesso questa pandemia è vostra»
«Sono due argomenti importanti», prosegue. Ma c’è un altro messaggio, forse ancora più efficace, che deve passare in questa fase dell’emergenza. «In questo momento, la pandemia di Covid-19 è diventata la pandemia dei non vaccinati. Fortunatamente, anche con la variante Delta, le persone vaccinate sono protette. Ci si può infettare, ma con sintomi più lievi. La protezione contro i ricoveri e i decessi resta molto alta». In altre parole, occorre spiegare ai ragazzi che «adesso questa pandemia è vostra. E delle persone non immuni e non vaccinate. Perché la variante Delta si “butterà” su di voi».

Tutto passa però attraverso una comunicazione adeguata. E in questo senso c’è un «gap» importante da superare, perché in fondo - come ci conferma anche il professor Diana, che da tanti anni si occupa di educazione sui vaccini - la maggioranza delle persone che rifiutano o rinviano la vaccinazione lo fanno perché non sono informate o hanno qualche preoccupazione. I cosiddetti “no vax” sono una stretta minoranza. «Credo che dire a qualcuno che già esita - perché noi ci stiamo rivolgendo ora a persone che non sono vaccinate, e queste per definizione hanno dei dubbi - “ma dai, fallo per gli altri”... Ecco, io nei loro panni non sarei convinto. Perché in fondo chi è una persona che esita? È una persona che non ha ancora trovato risposte alle sue domande. Queste persone hanno bisogno di argomenti da poter mettere sulla propria bilancia per poter dire: “Ho deciso di vaccinarmi perché ho un interesse anch’io a farlo”».

I possibili effetti avversi della vaccinazione nei giovani

Anche nella fascia tra 12 e 15 anni, come per le fasce d'età superiori, sono stati riscontrati alcuni possibili effetti avversi, spesso blandi, successivi alla vaccinazione. Tra questi il dolore nella zona in cui si riceve l'iniezione, il senso di fatica, il mal di testa e la possibile comparsa di qualche linea di febbre. Inoltre, sono stati registrati casi molto rari (e perlopiù lievi) di miocarditi e pericarditi - due tipi d'infiammazione che colpiscono rispettivamente il muscolo cardiaco e la membrana che avvolge il cuore - principalmente nei giovani di sesso maschile, alcuni giorni dopo la seconda dose.

Tipress
Guarda tutte le 6 immagini
Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2021 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2021-09-19 06:17:14 | 91.208.130.85