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CANTONEVaccino, quando è sconsigliato

13.01.21 - 07:51
Il racconto e i timori di una donna con un sistema immunitario debole a causa di un trapianto subito 17 anni fa.
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Vaccino, quando è sconsigliato
Il racconto e i timori di una donna con un sistema immunitario debole a causa di un trapianto subito 17 anni fa.
L'esperto: «Occorre valutare caso per caso». Quindi un cenno alle altre categorie sensibili quali immunodepressi, diabetici o donne in gravidanza.

LUGANO - L’atteso treno del vaccino contro il virus Sars Cov-2 è giunto a una nuova fermata, quella degli anziani over 85 che non si trovano ospiti delle case anziani. Per gli altri, bisogna ancora aspettare. C’è qualcuno, però, a cui questo viaggio sembra essere stato precluso. 

La vita dei trapiantati - È il caso di S., ticinese che quasi 17 anni fa ha subito un trapianto di reni. «Devo prendere degli immunosoppressori a vita per non rischiare il rigetto», spiega. Nonostante questa sua condizione la donna conduce una vita normalissima, o quasi. «Devo fare controlli regolari, ma per il resto sto bene e vivo una vita tranquilla». O almeno così era fino all'arrivo di questa pandemia. Ora, come tante persone con uno stato di salute più delicato, vive nel timore. «Ho un sistema immunitario fragile a causa di questi farmaci. Sono ovviamente più a rischio». 

«Rischi superiori ai benefici» - Da qui la volontà di ricorrere al vaccino. Che tuttavia le è stato sconsigliato. «Ho fatto quello influenzale, ma il mio nefrologo mi ha sconsigliato quello contro il Covid. Per le persone come me i rischi potrebbero essere superiori ai benefici, mi è stato detto». S. è frustrata, anche perché la sua categoria sembra quasi dimenticata: «Vorrei quantomeno che si parlasse di noi. A volte sembriamo non esistere, ma gli immunosoppressi sono una categoria ben presente in Svizzera».

«Pochi dati disponibili» - Di questa particolare casistica ne abbiamo parlato con il Prof. Alessandro Ceschi, primario e direttore medico-scientifico dell’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera italiana dell’EOC, oltre che unico esperto esterno a Swissmedic a lavorare nel team per la vigilanza sul vaccino. «Per quanto concerne le persone con malattia o trattamenti che implicano un’immunosoppressione – condizioni che rappresentano un fattore di rischio per un decorso aggravato di malattia Covid - attualmente non sono disponibili dati per stabilire con certezza sia la sicurezza che l'efficacia del vaccino, che potrebbe verosimilmente essere ridotta rispetto ad una persona sana», spiega. 

Non sempre sconsigliabile - Secondo il Professore, il vaccino non è sempre sconsigliabile. «Queste persone - aggiunge - possono riceverlo se non hanno controindicazioni, ma è importante che il singolo caso venga discusso con il medico così da poter prendere una decisione individuale, informata e cosciente. Sarà comunque necessario continuare a seguire scrupolosamente tutte le misure preventive abituali (mascherine, igiene, distanziamento). In linea di principio si raccomanda di evitare la vaccinazione durante la fase d'induzione di un trattamento immunosoppressivo e per le persone già sotto trattamento, si raccomanda di vaccinarsi nel momento in cui l'immunosoppressione è meno intensa».

Ceschi menziona quindi altre categorie più a rischio. «Per gli immunodepressi vale lo stesso discorso. Il diabete mellito, invece, rappresenta un fattore di rischio per un decorso severo di malattia Covid. I diabetici rientrano tra le “persone vulnerabili” secondo la strategia di vaccinazione dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica e andrebbero pertanto vaccinati prioritariamente. Le controindicazioni per queste persone sono le stesse che per gli altri (principalmente e sinteticamente, ipersensibilità al principio attivo del vaccino o a una delle sostanze ausiliarie)».

«Un'attenta valutazione» - In sostanza non sembrano esserci categorie vere e proprie alle quali è da sconsigliare la vaccinazione. «Le uniche vere controindicazioni al vaccino attualmente omologato - conclude l’esperto -, sono un’ipersensibilità al principio attivo di una delle sostanze ausiliarie del vaccino. Ci sono poi alcune categorie di persone, come ad esempio coloro che hanno una storia clinica di reazioni allergiche rilevanti, per le quali vanno applicate misure precauzionali e per le quali è necessaria un’attenta valutazione del singolo caso con il medico in modo da tener conto sia dei prospettati benefici che dei potenziali rischi». 

«Febbre e donne in gravidanza» - La vaccinazione andrebbe invece «rinviata» se si è al momento affetti «da una malattia febbrile acuta». Vi sono infine le donne in gravidanza. «Una condizione, la loro, per la quale è necessaria cautela e un’attenta valutazione individuale per via della scarsità di informazioni, al momento, sulla sicurezza del vaccino in questa popolazione. Anche se i primi dati preliminari non suggeriscono rischi particolari».

Immunosoppressione e immunodepressione

    • In entrambi i casi si intende lo stato di un paziente che si trova ad avere ridotte difese immunitarie.
      L'immunosoppressione è voluta e procurata artificialmente mediante farmaci per procedere o in seguito a trapianti. Sospesi i farmaci, l'immunità si normalizza. 
      L'immunodepressione, invece, è una situazione patologica non voluta e che può cause diverse (ad es. infezioni anergizzanti, malattie croniche).

L'esperto

    • Il professor Alessandro Ceschi, primario e direttore medico e scientifico dell’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera italiana dell’EOC e professore alla Facoltà di scienze biomediche USI, è stato nominato un mese fa quale unico esperto esterno all’Autorità regolatoria nazionale nella “Swissmedic Taskforce COVID Pharmacovigilance”. La taskforce si occupa degli aspetti di sicurezza dei vaccini COVID-19 e dell’organizzazione di un sistema di monitoraggio intensivo e valutazione rigorosa delle eventuali reazioni avverse al vaccino.

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