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08.10.2020 - 14:030
Aggiornamento : 19:06

Ex funzionario “molestatore”. Spunta un testimone. «I superiori sapevano»

Una persona è disposta a testimoniare sull'ex funzionario accusato di molestie che tornerà a processo a novembre

Negata la creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta un deputato rivela: «Si è palesemente voluto insabbiare la faccenda»

di Redazione
Orlando Guidetti

In seguito all’affossamento della proposta d’istituire una commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) da parte del Gran Consiglio, tra l’indignazione popolare, spuntano nuovi elementi sconcertanti, che lasciano presupporre una volontà di fare chiarezza. 

Il testimone - Un testimone (nome conosciuto dal giornalista) informato sui fatti si è confidato con noi, dicendosi disposto a testimoniare davanti a un giudice. «I superiori sapevano e ne ho le prove, le molestie dell’ex funzionario del DSS erano note e se ne parlava negli uffici. Se verrò ascoltato testimonierò». Rivelazioni che lasciano pochi dubbi, chi poteva fare qualcosa non lo ha fatto, e una CPI lo avrebbe potuto provare, poiché di questi qualcuno lavora ancora per l’amministrazione cantonale, mentre altri grazie alla CPI sarebbero stati obbligati a comparire al cospetto dei commissari. Alla luce di questa scottante testimonianza, parrebbe proprio che la necessità di tornare a far chiarezza sulla vicenda, e la riformulazione di una richiesta d’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sia ora uno strumento tassativo.

Volontà di affossare la vicenda - Alcuni deputati da noi interpellati hanno dichiarato che il loro voto era stato di diniego alla creazione di una CPI, poiché è trascorso troppo tempo e si sarebbero spesi inutilmente dei soldi pubblici, andando a urtare nuovamente la situazione legata alle vittime. D’altro avviso invece uno dei firmatari del documento che chiedeva l’istituzione della CPI, dietro anonimato ci ha rivelato che «si è palesemente voluto insabbiare la faccenda, sentivo nelle ultime settimane il vociferare nei corridoi, dove vari deputati si accordavano» e ancora ci dice «non è vero che si sarebbe andati a ledere le vittime, poiché era un’altra occasione per rendere loro giustizia, addirittura se le stesse vittime ne avessero fatto richiesta sarebbero state ascoltate dalla commissione dove vi erano previsti due professionisti in campo psicologico e legale».

Altre vittime rimaste nell’ombra - Il deputato afferma inoltre che nelle settimane precedenti vi sarebbero state forti pressioni per far ritirare il messaggio. Il prossimo mese di novembre è previsto il processo in appello dell’ex funzionario del DSS, ora con le nuove rivelazioni fatte da un testimone vi sarà la possibilità di scoprire nuovi scenari, come anche quelli legati a tentate altre vittime che al momento rimangono nell’ombra, poiché uno dei nostri interlocutori interpellato ci dice «conosco sì altre tentate vittime, ma non posso fare i loro nomi in quanto ho dato la mia parola. All’epoca dei fatti queste persone sono riuscite ad evitare il peggio, poiché ad una certo punto la famiglia delle stesse era intervenuta». 

Le scuse del giudice - Dunque “Era intervenuta la famiglia”. Ma a chi si erano rivolti questi famigliari? Non certo all’ex funzionario “molestatore” supponiamo, quindi la testimonianza da noi raccolta si concretizza. Il giudice Marco Villa si era scusato con le vittime a nome dello Stato, un forte segnale di chi ha avuto tra le mani i pezzi di un puzzle agghiacciante, ma anche questo non è servito a far riflettere i votanti del Gran Consiglio. In più di una persona è nato il sospetto che dietro tutta questa storia vi è qualcosa o qualcuno da coprire.

Provvedimenti anti-molestie mai resi noti - Da parte nostra abbiamo provveduto a contattare il Consiglio di Stato, per porre qualche domanda legata alla bocciatura della CPI, e ai provvedimenti che erano stati annunciati all’epoca dei fatti, dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, misure di cui un attuale deputato ci dice, «Gobbi aveva annunciato l’istituzione di nuove misure a prevenzione di molestie sessuali all’interno dell’amministrazione, ma questi provvedimenti, che io sappia non sono mai stati resi noti a noi parlamentari, come non siamo mai stati messi al corrente dell’esito di una pseudo inchiesta amministrativa svolta all’epoca dei fatti, credo sia stata svolta a modi brighella».

Le giustificazioni del Consiglio di Stato - Il Consiglio di Stato, da parte sua in merito all’istituzione di una CPI tiene a precisare che, «è importante ricordare che la scelta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta non è di competenza del Consiglio di Stato, ma riguarda esclusivamente il Gran Consiglio. Da parte sua il Governo aveva comunque segnalato che non considerava soddisfatti i criteri per ricorrere a questo strumento. Non si dimentichi, infine, che i risvolti penali della vicenda sono stati indagati dalla Magistratura, tra l’altro con una sentenza di colpevolezza», mentre per quanto riguarda l’inchiesta amministrativa che si sarebbe svolta quando emersero i fatti, dichiara che «il Consiglio di Stato ha incaricato il Cancelliere dello Stato e il Consulente giuridico del Consiglio di Stato di svolgere una serie di approfondimenti, dai quali è emerso che all’epoca le procedure previste all’interno dell’Amministrazione cantonale sono state rispettate, come d’altronde confermato anche dal giudice nella propria sentenza. Queste conclusioni sono state presentate anche alla Commissione parlamentare». 

Sulle misure istituite dopo il clamoroso caso il Consiglio di Stato afferma inoltre che, «l’Amministrazione cantonale ha adottato una serie di misure di prevenzione. Fra queste figura ad esempio il gruppo «Stop molestie», che offre consulenza specialistica a chi vive una condizione di disagio sul posto di lavoro. Queste misure sono state affinate nel corso degli anni. All’interno dell’Amministrazione cantonale esiste anche il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati che opera a favore della popolazione e naturalmente anche del personale dell’amministrazione cantonale. Questo Servizio garantisce alle persone che hanno subito una violenza o un reato la discrezionalità, la confidenzialità e se viene richiesto anche l’anonimato».

Inoltre il Governo riferendosi alla CPI bocciata in votazione parlamentare sottolinea, «come già detto, la decisione spettava al Parlamento che ha democraticamente scelto di non ricorrervi. Questa decisione ha confermato tra l’altro anche la posizione del Governo»

Ovviamente alla nostra ultima domanda, Se dovessero emergere nuove informazioni, sul caso dell’ex funzionario del DSS, che evidenziano il coinvolgimento arbitrario di funzionari dell’amministrazione ancora impiegati e di altri che hanno terminato il loro impiego, il Governo come agirebbe? Ci viene detto: «Il Consiglio di Stato attende la chiusura della procedura giudiziaria. La democrazia si basa sulla divisione dei poteri, per cui lasciamo che sia la Magistratura a fare luce su quanto è accaduto. Se dovessero emergere nuove informazioni, il Governo valuterà come procedere».

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Ultimo aggiornamento: 2021-02-26 00:00:27 | 91.208.130.87