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27.11.2019 - 19:200

«Il piromane? Davanti al fuoco si eccita»

Il caso dell'autore del rogo nel palazzo di Massagno riporta d'attualità l'espressione di un vero e proprio disagio psichico. La parola all'esperto

LUGANO - Ha appiccato il fuoco in un palazzo di Massagno, ma già nel 2010 aveva fatto lo stesso con 5 edifici del Luganese in soli 6 giorni. Guadagnandosi 18 mesi sospesi a favore di un trattamento stazionario. Quello comparso oggi alle Criminali di Lugano è l'ennesimo caso di piromania. Non solo un atto criminale, ma espressione di un vero e proprio disagio psichico.

«Una patologia vera e propria - sottolinea il dott. Michele Mattia, specialista in Psichiatria e Psicoterapia -. Ad oggi ne vengono identificate di diversi tipi. C’è il piromane che agisce per eccitazione - probabilmente è il caso trattato in questo processo -, o quello che appicca il fuoco in seguito a delirio o allucinazione. Oppure i casi di terrorismo politico, vendetta, profitto, vandalismo...».

Come fa a dire che a spingerlo è stata l’eccitazione?
«C’è la componente della ritualità, ad esempio. Questo tipo di piromane prima di appiccare il fuoco vive uno stato di eccitazione molto elevata e gode nel guardare il fuoco fare il suo lavoro, o nel sentir parlare dell’accaduto dai media. In questo caso la dimensione della piromania emerge sotto forma di malattia psichiatrica. Parliamo di disturbi ossessivi compulsivi che rientrano nel quadro del controllo degli impulsi. Da una parte c’è il bisogno irrefrenabile di appiccare l’incendio, dall’altro è completamente assente la percezione delle conseguenze del proprio atto».

Qual è il motore che spinge a dare fuoco a degli oggetti, o peggio, a dei palazzi?
«Non di rado, all’origine, ci può essere una bassa autostima personale. Dando fuoco, si dà valore a sé stessi. In qualche modo ci si afferma». 

Il piromane tipo ha un profilo? 
«Mediamente parliamo di un 30/40enne. Sovente fa uso di farmaci, alcool o droghe, ha un basso livello intellettivo e una medio/bassa scolarizzazione. A volte manifesta comportamenti antisociali e spesso proviene da ambienti familiari e sociali anaffettivi. Già da adolescente può aver manifestato un comportamento ribelle e da sempre ha una passione per il fuoco».

Qual è l'origine di questo disturbo?
«Probabilmente va considerata una componente di vulnerabilità biologica. Ma ad oggi l’interrogativo non ha ancora una risposta certa. Sicuramente ha un peso significativo la dimensione familiare e il contesto ambientale. Conta molto il luogo in cui si cresce, gli scambi che si hanno, persino il quartiere in cui si vive. Insomma, il contesto socio-ambientale è significativo». 

Quali sono i segnali che dovrebbero destare preoccupazione nelle persone che stanno accanto a un piromane?
«Purtroppo non è facile da identificare. È molto difficile avere sintomi prodromici che ci permettano di individuare la patologia in questione prima che l’atto sia stato compiuto. Il problema qui è profondo e poco visibile all’esterno». 

Nel caso in questione il soggetto era stato già condannato e aveva subito un trattamento stazionario. Cosa è andato storto? 
«I seriali ci ricascano. Proprio perché non provano rimorso. In questi casi qualsiasi trattamento non ha effetto. Il piromane seriale è potenzialmente recidivo all’infinito».

E quanto è pericoloso? 
«In genere chi soffre di questa patologia non cerca la morte di altre persone. Cerca solo il piacere del fuoco. Il problema è che non è in grado di prevederne e controllarne gli effetti». 

Cosa suggerisce in questi casi?
«Un trattamento obbligatorio continuativo sarebbe forse auspicabile. Queste persone hanno bisogno di un controllo costante».

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