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SVIZZERA
29.10.2019 - 12:370

«Ridurre le ammissioni al servizio civile»

La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, così come il Governo, intende renderlo meno attrattivo in modo da ripristinare una certa equivalenza fra servizio civile e militare

BERNA - Il servizio civile va reso meno attrattivo e le ammissioni vanno ridotte. È l'opinione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N), che suggerisce di approvare punto per punto la riforma studiata dal governo. Tutte le proposte di sospensione, non entrata in materia e stralcio delle misure sono state respinte.

Il progetto di revisione di legge è già stato approvato nel suo insieme dal Consiglio degli Stati lo scorso settembre. L'obiettivo è quello di ripristinare una certa equivalenza fra servizio civile e militare, sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari.

Per la CPS-N, le misure proposte dall'esecutivo vanno nella giusta direzione e permetteranno di ridurre drasticamente i passaggi al servizio civile, soprattutto da parte di militari che hanno assolto la scuola reclute e di specialisti e quadri.

Al contrario degli Stati, la commissione chiede di approvare - con 15 voti contro 8 - anche la proposta di abolire gli impieghi all'estero. La maggioranza fa notare che nell'esercito non esiste questa possibilità così come viene offerta ai "civilisti". Lavori fuori dai confini nazionali causerebbero pure un onere amministrativo eccessivo. Per contro, una minoranza li ritiene preziosi, sottolineando che la cooperazione allo sviluppo rappresenta una priorità di politica estera della Svizzera.

Anche tutte le altre sette misure avanzate dal Consiglio federale hanno ricevuto il via libera senza patemi d'animo. Fra queste vi sono il numero minimo di giorni di servizio portato a quota 150, l'attesa di 12 mesi per i militari incorporati prima di essere liberati dall'esercito e l'applicazione pure a sottufficiali e ufficiali del fattore 1,5 (vanno svolti una volta e mezzo i giorni di servizio militare).

Nella votazione sul complesso, la commissione ha approvato la revisione di legge con 16 voti contro 8. La maggioranza ritiene infatti insostenibile l'attuale situazione: le domande di ammissione al servizio civile sono aumentate a dismisura grazie all'abolizione dell'esame di coscienza.

Una minoranza invece non vede alcun pericolo per gli effettivi dell'esercito e ritiene inutile la riforma. Le limitazioni delle ammissioni avrebbero unicamente quale scopo l'inaccettabile indebolimento del servizio civile. Alcuni provvedimenti del Consiglio federale sarebbero inoltre di carattere punitivo, mentre altri sarebbero arbitrari o sproporzionati.

Un'altra minoranza ritiene la revisione prematura, ma la proposta di sospensione è stata respinta per 15 voti contro 9. Il Nazionale si occuperà del dossier durante la prossima sessione invernale.

Verso il referendum? - La decisione odierna è stata accolta negativamente dalla Federazione svizzera del servizio civile (CIVIVA) che ha parlato di un «attacco» come «regalo di addio».

«La commissione non si è privata di concludere la sua ultima riunione con un attacco massiccio contro il servizio civile», si legge in una nota. Lisa Mazzone, copresidente di CIVIVA e membro della CPS-N ha affermato in particolare che «la maggioranza dei membri della commissione non riconosce il grande impegno degli astretti al servizio civile. La modifica della legge accettata oggi non è nè necessaria nè sensata». Per questo motivo, CIVIVA si dice pronta a combattere ed è pronta ad un possibile referendum.

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