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FEDERALI 2023I conti delle campagne elettorali non tornano

20.10.23 - 16:50
Simone Conti, candidato No. 4 al Consiglio degli Stati per Costituzione Radicale
Simone Conti
Fonte Comunicato
I conti delle campagne elettorali non tornano
Simone Conti, candidato No. 4 al Consiglio degli Stati per Costituzione Radicale

BERNA - Sono profondamente indignato ed esterrefatto. Capisco che alla luce delle misere sanzioni monetarie previste dalla legge federale sui diritti politici alcune candidate e alcuni candidati possano valutare che convenga raggirare il volere popolare in merito alla dovuta trasparenza del finanziamento della politica. Tuttavia, reputo estremamente indecente ritenere che i cittadini possano essere portati a credere che il costo di promuovere la propria faccia in tutto il Cantone, da Airolo a Chiasso, sia inferiore a 50'000 franchi. 

Per la prima volta a livello federale le elezioni del Parlamento saranno soggette a una presunta maggiore trasparenza riguardo al finanziamento e al costo delle campagne elettorali. Ne risulta che con l’entrata in vigore dell’iniziativa popolare “Per più trasparenza nel finanziamento della politica” gli aspiranti parlamentari hanno l’obbligo di rendere pubblico il finanziamento della campagna in virtù di una candidatura al Consiglio Nazionale qualora si impieghi un ammontare superiore a 50'000 franchi. La medesima soglia si applica per il Consiglio degli Stati, tuttavia, solo i candidati eletti saranno obbligati a comunicare il conto finale.

Stando a quanto riportato dal sito del Controllo federale delle finanze – organo preposto per il controllo –, si evince che soltanto tre candidati ticinesi hanno dichiarato preventivamente un investimento che supera la soglia di 50'000 franchi. Nello specifico Alex Farinelli (75'000 franchi), Fabio Regazzi (70'000 franchi) e Paolo Morel (62'500 franchi). A questi si aggiunge una quarta candidata che pur non superando la soglia preposta ha volontariamente comunicato il costo della sua campagna; Giovanna Viscardi con una spesa di 40'000 franchi. In assenza delle dichiarazioni preventive da parte degli altri 252 candidati al Consiglio Nazionale, è ragionevole presumere che questi abbiano pianificato spese inferiori alla soglia prevista dalla legge.

Senza entrare nei dettagli di spesa riguardo all’ideazione e alla realizzazione del materiale pubblicitario elettorale, quali volantini, gadget, siti web e altri aspetti come la formazione comunicativa, la gestione delle piattaforme social, l’invio di corrispondenza postale e l’affitto di spazi, le cifre comunicate suscitano stupore. Limitandosi all’esamina delle affissioni e degli acquisti di spazi pubblicitari nei media cartacei e digitali risulta innegabile che siamo di fronte a significative e onerose campagne pubblicitarie ad personam. In base alla mia osservazione diretta del territorio, dei giornali, delle riviste e dei portali d’informazione ritengo che tra i contendenti per il Consiglio Nazionale che hanno adottato formidabili strategie comunicative si distinguano, in ordine di apparizione sulla scheda di voto: Lorenzo Quadri, Natalia Ferrara, Alessandra Gianella, Simone Gianini, Paolo Morel, Giorgio Fonio, e Piero Marchesi. Invece, per quanto concerne i candidati al Consiglio degli Stati: Fabio Regazzi, Marco Chiesa, Alex Farinelli, e Bruno Storni.

Dato che la maggior parte dei candidati sopra menzionati non compare preventivamente nell'elenco del Controllo federale delle finanze, e che i pochi che compaiono sembrano aver contabilizzato spese alquanto contenute, mi domando come sia possibile che queste candidate e questi candidati non si aspettassero di superare la soglia di 50'000 franchi. Per lo più, non è una novità che la stragrande maggioranza degli spazi pubblicitari offerti sia dagli addetti alle affissioni sia dai media cartacei e digitali richieda prenotazioni con diversi mesi di anticipo. Se a questo si aggiungono le spese per gli aperitivi nonché tutti gli aiuti monetari e non monetari a prezzo di mercato per la conduzione della campagna – come previsto dall’ordinanza sulla trasparenza del finanziamento politico – risulta più che ragionevole che un contendente al Consiglio Nazionale possa aspettarsi una spesa di 100'000 franchi se non addirittura di 150'000 franchi.

Non penso si debba necessariamente indignarsi per il fatto che una candidata o un candidato ritenga di dover investire diverse centinaia di migliaia di franchi per promuovere la propria immagine, piuttosto, mi domando quante elettrici e quanti elettori voterebbero alcuni candidati qualora si scoprisse che questi sono sostenuti da determinate lobby, per esempio, Santésuisse e Curafutura (lobby delle casse malattia). Proprio per questa ragione ritengo estremamente rilevante quanto sollecitato dall’iniziativa popolare sulla trasparenza del finanziamento della politica.

Nel rispetto del principio di trasparenza nei confronti della cittadinanza auspico che qualora vi fossero stati degli errori di calcolo nei preventivi delle campagne elettorali di diversi candidati al Consiglio Nazionale questi errori vengano corretti, come previsto dalla legge, per mezzo dei consuntivi sulle reali spese affrontate. Ovviamente, anche se la legge che vige per i candidati al Consiglio Nazionale non è vincolante per i candidati al Consiglio degli Stati, niente impedisce a questi ultimi di fare altrettanto per dimostrare un’adeguata trasparenza.

In caso contrario, non ci si potrà lamentare della diffidenza che la cittadinanza mostra nei confronti dei candidati, visto che questi ultimi in un modo o nell’altro cercano di eludere lo spirito di una norma che aveva l’intento di riavvicinare la vita politica ai cittadini.


Simone Conti, candidato No. 4 al Consiglio degli Stati per Costituzione Radicale

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