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26.01.2022 - 19:320

«Fosse stato bianco sarebbe ancora vivo»

Circa sei mesi fa un uomo è stato ucciso da un poliziotto a Morges

Per la sorella della vittima si tratta di un caso di pregiudizio razziale. L'ONU si sta dedicando alla vicenda

MORGES - Era il 30 agosto 2021 quando il 37enne R.W., preso un treno da Zurigo per Ginevra, non ha più fatto ritorno a casa. Quel giorno è stato ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco esplosi da un poliziotto nella stazione ferroviaria di Morges (VD).

L'uomo si era mosso verso l'agente e i suoi colleghi brandendo un coltello. Il poliziotto aveva premuto il grilletto tre volte, fino a quando il 37enne non era caduto a terra. Diversi video avevano documentato l'incidente. A suscitare scalpore era stato il fatto che, dopo gli spari, per almeno quattro minuti nessuno si era avvicinato al ferito per rianimarlo. R.W. è morto poco dopo, a causa delle ferite riportate.

Un caso di discriminazione?  - Il caso ha innescato un dibattito sul razzismo in Svizzera. Il motivo? Il 37enne era un uomo di colore. È stato vittima di pregiudizi razziali? Negli ultimi dieci giorni, esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (il gruppo di lavoro degli esperti dell'ONU sulle persone di origine africana) hanno affrontato queste e altre questioni. Dal 17 al 26 gennaio 2022 sono stati ospiti in Svizzera per indagare sulla situazione dei diritti umani di chi arriva dall'Africa.

A breve presenteranno i risultati delle loro indagini assieme a delle proposte per migliorare la situazione delle persone di origine africana.

«Fosse stato bianco sarebbe ancora vivo» - Anche E.W., sorella della vittima, ha incontrato i rappresentanti delle Nazioni Unite per parlare del caso di suo fratello. Il Blick l'ha accompagnata nel suo viaggio in treno fino a Ginevra, dove ha potuto parlare con la delegazione.

«Se fosse stato bianco sarebbe ancora vivo», è convinta la donna. Secondo diversi testimoni, quel giorno il fratello stava pregando vicino ai binari. Pochi minuti prima della sua morte, era visibilmente sconvolto e stava cercando di calmarsi con la preghiera. Per la sorella: «È stato un chiaro esempio di pregiudizio razziale. Quando si vede un uomo di colore che prega, deve essere per forza un terrorista».

In passato il 37enne sarebbe stato oggetto «più e più volte» e «senza ragioni apparenti» di controlli da parte della polizia. Per questo portava sempre con sé il passaporto svizzero. La donna non riesce a non pensare a un dettaglio: «Quando la polizia ha chiamato il pronto soccorso, ha sottolineato che mio fratello era un uomo di colore. C'erano così tanti altri dettagli importanti che avrebbero potuto essere menzionati».

La polizia cantonale vodese, contattata dal portale Republik.ch, ha negato che il colore della pelle possa aver avuto un ruolo in quanto accaduto. Rispondendo al Blick, invece, non ha voluto commentare ulteriormente il caso essendoci in corso un inchiesta. L'agente, intanto, continua a lavorare regolarmente a Morges.

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