Ecco perché l'approvvigionamento di elettricità è a rischio

Il Consiglio federale prevede di revocare il divieto di costruzione di centrali nucleari. L'obiettivo? Evitare che in futuro si verifichi una carenza di elettricità
BERNA - La Svizzera dipende fortemente dalle importazioni di elettricità, soprattutto nei mesi invernali. Dopo un’estate caratterizzata da esportazioni, già a fine ottobre il bilancio si è invertito: nella prima settimana di novembre sono stati importati 194 gigawattora. Si conferma così uno schema noto: durante la stagione fredda la produzione interna non basta a coprire il fabbisogno.
La crescita della domanda - Guardando al futuro, il rischio è ancora più marcato. Una stima sviluppata da Axpo e dal Politecnico federale di Zurigo indica che, mantenendo l’attuale traiettoria, dal 2045 potrebbe verificarsi una carenza di elettricità in inverno. Anche se il consumo pro capite potrebbe diminuire grazie a maggiore efficienza, la domanda complessiva è destinata a crescere tra il 25 e il 40% entro il 2050. A trainarla saranno soprattutto l’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento, oltre a nuovi grandi consumatori come i data center.
Il nodo del nucleare - Parallelamente, la Svizzera si prepara a perdere una quota importante della propria produzione. Le centrali nucleari esistenti verranno progressivamente dismesse: Beznau 1 e 2 entro il 2033 e tutte le altre entro il 2045. Oggi il nucleare copre circa il 30% della produzione nazionale, quota che in inverno sale fino al 40%. La loro uscita di scena rischia quindi di accentuare il deficit stagionale.
Marcia indietro? - In questo contesto, il nucleare è tornato al centro del dibattito politico. Il Consiglio federale ha proposto di rivedere il divieto di costruire nuove centrali, introdotto nel 2017, sostenendo che le condizioni sono cambiate: la Svizzera ha deciso di abbandonare le energie fossili entro il 2050 e lo sviluppo delle rinnovabili procede più lentamente e con costi superiori alle attese. Tuttavia, la questione resta controversa: un recente sondaggio indica che il 53% della popolazione è favorevole a nuove centrali.
E le rinnovabili? - La Strategia energetica 2050 punta soprattutto sulle rinnovabili, ma gli obiettivi sono ambiziosi: la produzione solare dovrebbe aumentare di quasi sette volte e quella eolica di oltre dodici. Al momento, però, la crescita è frenata da iter autorizzativi complessi e opposizioni locali, mentre gran parte degli investimenti svizzeri nel settore viene destinata all’estero.
Le alternative - Il nodo principale resta l’approvvigionamento invernale. Per colmare il divario, le opzioni sono limitate: centrali a gas (solo temporanee), maggiori importazioni – che però la legge vuole contenere – oppure nuove tecnologie nucleari. In ogni caso, la sicurezza energetica futura appare tutt’altro che garantita.




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