Cerca e trova immobili
GIORNATA DELLA BUONA AZIONE

Nella Living Library potete prendere in prestito persone invece di libri

È facile farsi un‘opinione. Il difficile è capire se sia corretta
Nella Living Library potete prendere in prestito persone invece di libri
20Minuten
Nella Living Library potete prendere in prestito persone invece di libri
È facile farsi un‘opinione. Il difficile è capire se sia corretta
Nelle cosiddette Living Libraries si può andare sul sicuro e porre le domande a chi una data situazione l’ha vissuta in prima persona.
  Perché si sceglie un rapporto poliamoroso? Come vive un alcolizzato? E una persona gravemente obesa? Perché le persone fuggono dall’Eritrea? Molte persone scelgono di rispondere da sole a queste domande invece che parlarne...

 

Perché si sceglie un rapporto poliamoroso? Come vive un alcolizzato? E una persona gravemente obesa? Perché le persone fuggono dall’Eritrea? Molte persone scelgono di rispondere da sole a queste domande invece che parlarne con chi vive o ha vissuto situazioni reali. Questo fa nascere cliché e pregiudizi: comportandoci così non arriveremo mai a comprendere il prossimo. Le cosiddette Living Libraries esistono per contrastare questo fenomeno. In Svizzera sono presenti ad esempio a Zurigo, Basilea e Zugo. Uno sguardo nelle «biblioteche dei libri viventi». 

Living Library? Di cosa si tratta? 
Non sono luoghi fissi bensì manifestazioni pubbliche in cui è possibile prendere in prestito persone invece di libri. In altre parole: invece di leggere storie fittizie o leggere le storie di altre persone, è possibile imparare qualcosa sulla vita di persone reali direttamente dalla loro bocca. 

Perché esistono le Living Libraries?
Grazie a loro, vengono abbattuti i pregiudizi. «È tutta un’altra cosa quando posso incontrare e imparare a conoscere qualcuno invece di semplicemente leggere la sua storia», spiega Gudrun Sachse, giornalista e organizzatrice della Living Library di Zugo. La persona interessata ottiene informazioni di prima mano e può porre le domande che davvero la interessano: «perché le donne si coprono il volto? Per convinzione? Perché devono? O perché si sentono più sicure? Queste domande sono permesse e incoraggiate», spiega Sachse. Si ottiene una prospettiva completamente nuova sulla vita del nostro interlocutore.

Si può davvero porre qualsiasi domanda? 
Sì, tutte le domande sono permesse: anche quelle personali o critiche se sono mirate al tema del libro. Questo però non significa che il «libro» risponderà a qualsiasi domanda: «se diventa troppo personale o se si sentono a disagio in una determinata situazione, possono porre un veto», spiega Sachse in merito al regolamento della manifestazione a Zugo. «Non devono raccontare tutto ma solo quello che vogliono». E, dal punto di vista informativo, è già più che sufficiente. Il tempo passato a discutere passa spesso fin troppo in fretta. 

Che «generi» sono disponibili nelle Living Libraries?
L’offerta varia da evento a evento. Generalmente per i «libri» si tratta sempre di persone che vogliono combattere i pregiudizi. Sono persone con una biografia particolare che si trovano confrontate tutti i giorni con rigetti e discriminazioni più o meno velate o che vengono stereotipate. In Svizzera abbiamo già potuto «leggere» ad esempio un ex-detenuto, un banchiere privato, un’ebrea, un positivo all’HIV, un alcolizzato, un cieco, un impresario di pompe funebri, una bodybuilder e la mamma di un bambino che ha sofferto di mobbing. Anche i rifugiati sono un tema interessante. A causa della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, in settembre 2022 a Zurigo abbiamo potuto ascoltare e porre domande a un russo e a un’ucraina. 

Come funzionano i «prestiti» nelle Living Libraries? 
Proprio come i prestiti in una normale biblioteca: prima di tutto, è possibile informarsi sulla disponibilità dei libri offerti. Ad esempio, nel caso della Living Library di Zugo erano disponibili brevi biografie sulla pagina web dell’organizzatore. A Zurigo invece era possibile richiederle direttamente all’arrivo sul luogo dell’evento presso i cosiddetti bibliotecari alla reception. 

Una volta scelto il «libro», lo si prende in prestito. Sottolineiamo che è gratuito, proprio come in una classica biblioteca. Diversamente da quanto accade altrove, i libri presi in prestito in una Living Library non possono essere portati a casa ma ci si siede insieme a loro a un tavolo per trenta minuti. «È un po‘ come un appuntamento al buio o uno speed dating», spiega Sachse. Si beve qualcosa insieme, si discute e si impara a conoscersi. Dopo circa mezz’ora, si restituisce il «libro» e, se si vuole, si può noleggiarne un altro.

Nelle Living Libraries, generalmente si tratta di due persone che discutono tra loro. Non è una goccia nell’oceano per la lotta contro i pregiudizi? 
Naturalmente sarebbe possibile raggiungere molte più persone presentando la storia della vita dei «libri» di fronte a un grande pubblico. Tuttavia, in questo modo andrebbe persa la gran parte dello scambio interpersonale, spiega Sachse: «le situazioni faccia a faccia sono più intime. Gli ospiti si sentono più a loro agio a porre domande concrete e i libri parlano più liberamente.» 

La familiarità che nasce tra ospite e «libro» fa sì che ciò che si apprende in prima persona venga trasmesso. «Un incontro del genere resta impresso: improvvisamente, l’ebreo, il rifugiato e l’ex alcolizzato non sono più esseri astratti ma persone incontrate realmente. Questo porta vicinanza e abbatte i pregiudizi». E questo non vale solo per le persone direttamente interessate ma anche per chi sta loro attorno, «le esperienze vengono raccontate».

Anche i «libri» imparano qualcosa da questi scambi?
Sì, anche loro imparano qualcosa da questi incontri: sulle persone con cui parlano e anche su sé stessi. Secondo la Living Library di Zurigo, gli scambi portano i «libri» a ragionare su sé stessi, «sui propri modelli di vita e sul proprio passato». 

Sachse sottolinea un altro effetto positivo delle Living Libraries: secondo quanto visto finora, è molto positivo per i «libri» essere considerati «come persone, come individui». All’ultima Living Library a Zugo ha partecipato anche un giovane eritreo che era molto felice del fatto che le persone si interessassero a lui e alla sua storia. «Nel quotidiano viene spesso assimilato a tutti gli altri eritrei secondo il motto «sei eritreo, devi essere così e così».

La première al Roskilde Festival
La prima Living Library si è tenuta nel 2000 con il nome di «Menneske Biblioteket» al Roskilde Festival. Era organizzata dall’iniziativa giovanile danese Stop Volden (stop alla violenza). L’offerta è stata un successo: durante i quattro giorni del festival, circa mille persone hanno preso in prestito un libro. Altre edizioni si sono quindi svolte dapprima a livello nazionale per poi diffondersi nei Paesi vicini e infine sempre più lontano. Oggi le Living Libraries si tengono in oltre 80 Paesi. Nel 2003, il concetto è stato adottato in un programma per la gioventù promosso dal Consiglio d’Europa. 

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE