Protezione dell'infanzia Svizzera
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27.10.2020 - 23:300

Troppi genitori puniscono i figli con la violenza

Le punizioni corporali e psicologiche fanno purtroppo parte della quotidianità di alcune famiglie

Le campagne di sensibilizzazione di Protezione dell'infanzia Svizzera puntano ad affrontare il problema, che entra anche in politica.

BERNA - Un bambino su venti subisce regolarmente punizioni corporali a casa, ben uno su quattro è abitualmente vittima di violenza psicologica. È quanto emerge da uno studio condotto nel 2019 dall’Università di Friborgo su incarico di Protezione dell’infanzia Svizzera, che due anni fa ha avviato una campagna ad ampio raggio per la prevenzione della violenza in ambito educativo.

Violenza al passo con l'educazione? - La premessa è d’obbligo: non esiste solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica. Nel 2017, per la terza volta (1990 e 2004), è stata rilevata la prevalenza della violenza domestica come strumento educativo. Allora, il 5,79% dei genitori del campione preso in esame ha dichiarato di ricorrere alle punizioni corporali con una certa regolarità. Nel 2019 la percentuale è scesa al 3,7%. E le vittime sono più spesso i bambini più piccoli. Malgrado i valori inferiori, dunque, continua a esserci un sottogruppo stabile di genitori convinti che la violenza fisica faccia parte dell’educazione. Il 23,2% dei genitori ha affermato di assumere abitualmente nei confronti dei figli atteggiamenti che presentano elementi di violenza psicologica (nel 2017 la percentuale era ancora del 25,15%). 

Fattori di rischio - I risultati dello studio sul comportamento punitivo familiare dimostrano che in ambito educativo la violenza viene esercitata in ogni contesto sociale, economico e culturale. Ci sono però dei fattori di rischio che possono giocare a sfavore dei bambini, per esempio se la stabilità finanziaria o emotiva dei genitori vacilla. «Fattori che si sono accentuati durante la pandemia. Con l’incertezza sanitaria ed economica aumenta la pressione, il che accresce il pericolo di comportamenti violenti», afferma Regula Bernhard Hug, direttrice di Protezione dell’infanzia Svizzera. Lo studio evidenzia altresì differenze territoriali. Nella Svizzera tedesca ci sono meno genitori che puntano sull’obbedienza e il controllo del comportamento, rispetto ai cantoni romandi e al Ticino. 

Riflettere per cambiare - Si può fare qualcosa? Dall’indagine è emerso che la campagna “Idee forti: c’è sempre un’alternativa alla violenza” ha fatto riflettere molti genitori sul proprio comportamento educativo, alimentando anche - per loro dichiarazione - il tentativo di modificare le proprie azioni. È però stato pure riscontrato che in ambito educativo e sul tema dell’educazione non violenta molti genitori preferiscono parlarne in “privato” (con amici o conoscenti).

Il problema c'è, bisogna prevenirlo - Nel complesso, comunque, si denota come in Svizzera una piccola ma significativa minoranza di bambini sperimenti con una certa regolarità il ricorso alla violenza da parte dei genitori. Si tratta soprattutto di genitori giovani che hanno a loro volta sperimentato la violenza e probabilmente conducono un’esistenza quotidiana più difficile degli altri e si aspettano quindi dai loro figli più capacità di adattamento e controllo del comportamento. Molti di questi adulti hanno affrontato il problema e non pochi desiderano cambiare. Per questi, l’informazione mirata e il sostegno alla prevenzione della violenza sembrano cadere su un terreno fertile. 

In politica per modificare le cose - «Subire regolarmente violenza fisica e psicologica da parte dei genitori causa grosse sofferenze e lascia tracce profonde nei bambini a livello di salute e di comportamento», dice Yvonne Feri, presidente del Consiglio di fondazione di Protezione dell’infanzia Svizzera. Durante la sessione speciale dei prossimi il Consiglio nazionale discuterà il postulato di Christine Bulliard-Marbach (PPD), che chiede al Consiglio federale di esaminare e illustrare in un rapporto la possibilità di sancire nel Codice civile la protezione dei figli dalla violenza nell’educazione. 

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