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26.11.2019 - 06:000
Aggiornamento : 13:36

«Così la dipendenza tecnologica mi ha fatto finire in mezzo alla strada»

La storia di Marcel che, anche da senza dimora, continuava a guardare serie e giocare con lo smartphone: «Non lo sapevo, ma ero malato»

di Redazione
Remo Schraner

BERNA - Mangiava solo patatine e snack energetici e non dormiva quasi mai, Marcel*, arrivando a pesare 48 kg. «Non lo sapevo, ma ero dipendente», racconta a 20 Minuten il 24enne.

Non di alcol, né di droghe: ma di tecnologia. La dipendenza tecnologica, ovvero il rapporto patologico con i dispositivi hi-tech, è diagnosticata sempre più frequentemente, anche in Svizzera.

«Se devo pensare a quando è cominciata, direi dall'adolescenza. Giocavo costantemente ai videogiochi. Una volta con un amico abbiamo giocato una settimana filata, dormivamo solo quando perdevamo i sensi sul joypad...», ricorda il giovane, «di giorno lavoravo e di notte giocavo». 

Un non-equilibrio che non poteva non avere conseguenze: «Ho perso il posto di tirocinio. Allora sono semplicemente rimasto a casa, ho smesso anche di cercare un lavoro. E continuavo a ca**eggiare, anche 18 ore al giorno. Di problemi d'affitto non ne avevo, alla fine stavo a casa di mia mamma... Poi quando non ce l'ha più fatta mi ha mandato a stare con mio padre».

Ma nemmeno lì le cose sono andate bene: «Una volta ho passato quattro giorni filati attaccato allo schermo del mio smartphone», ricorda, «dopo un anno di sofferenze anche lui mi ha buttato fuori di casa».

Ed è iniziato il suo periodo da senza fissa dimora: «Stavo un po' qua, un po' là. Da amici, da mio fratello... Ho dormito diverse volte alla stazione. Avevo sempre il telefono con me, e quindi guardavo le serie o giocavo».

Alla fine, per il deperimento fisico, Marcel è finito all'ospedale: «Ero debilitato e ho avuto un tracollo, lì ho capito che ero malato e soffrivo di una dipendenza».

Toccato il fondo, il bernese ha iniziato un percorso per ritornare a galla partito dal suo ricovero in clinica: «Ho cominciato a fare fitness, è stato illuminante riscoprire il mio corpo... La tecnologia ha iniziato a non interessarmi più così tanto, preferivo parlare con gli altri pazienti!».

Un percorso, il suo, che però è tutt'altro che finito: «Oggi sto in una clinica diurna, mi aiuta a dare una struttura alle mie giornate. Però voglio ritornare a lavorare... Voglio fare un secondo apprendistato, magari in orologeria», spiega entusiasta Marcel.

«Oggi internet lo uso, anche 5 ore al giorno, so che sono a rischio ma la dipendenza è più o meno sotto controllo. Da tutta questa storia ho imparato che gli amici, la famiglia e il lavoro sono importanti per una vita sana. Per tutti quelli che si sentono in difficoltà: non abbiate paura di chiedere aiuto».

*nome noto alla redazione

Commenti
 
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tazmaniac 2 anni fa su tio
In tutta questa storia, mi sembra di capire che, oltre a lui, chi c..eggiavia erano anche i genitori...
Maxy70 2 anni fa su tio
Vieni al grotto, ne beviamo un tazzino e giochiamo a scopa, vedi che ti passano le paturnie. Farglieli mangiare questi baracchini!
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