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25.09.2020 - 20:000

Gli scienziati della biodiversità contro la revisione della legge sulla caccia

Philippe Christe, Jacques Dubochet (Premio Nobel) e Alexandre Roulin, Università di Losanna, primi firmatari.

BELLINZONA - Il 27 settembre il popolo svizzero sarà chiamato a votare la revisione della legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici. Il nostro gruppo di scienziati, attivi nel campo della ricerca sulla biodiversità, ritiene che questo testo rappresenti, per la protezione della fauna selvatica, un chiaro passo indietro rispetto alla legislazione in vigore dal 1986.

Per la redazione dei nuovi articoli di questa legge non sono state prese in considerazione le prove scientifiche. In un momento in cui stiamo vivendo la sesta estinzione di massa, il parlamento è rimasto insensibile al destino di alcune specie che stanno fortemente diminuendo nel nostro paese, come la lepre bruna e quella variabile, la beccaccia, il fagiano di monte e la pernice bianca. Queste specie avrebbero dovuto essere eliminate dall'elenco delle specie cacciabili in applicazione del principio di precauzione. La protezione di 12 delle 15 specie di anatre cacciabili è uno specchietto per allodole, poiché queste rappresentano solo il 2% delle anatre abbattute annualmente.

Le bandite di caccia sono i più importanti rifugi faunistici della Svizzera. Queste riserve di caccia integrali, che coprono una parte significativa del nostro territorio, saranno rinominate «siti di protezione della fauna selvatica». Questo nome è fuorviante, poiché la caccia allo stambecco, venduta come "regolazione" della popolazione, diverrebbe possibile in queste zone. Ciò consentirà ad alcuni cantoni alpini non solo di istituzionalizzare la caccia ai trofei, ma anche di estenderla a nuovi territori di caccia. In questo modo viene ignoratolo sdegno popolare contro questo tipo di caccia, che ha un impatto negativo sulla biologia della specie. La caccia al lupo potrà essere effettuata anche in questi siti di protezione della fauna selvatica, come pure a qualsiasi altra specie protetta che il Consiglio federale deciderà di "regolare", senza dover consultare preventivamente il parlamento. Infine, i cacciatori potranno partecipare alle attività di caccia e di regolazione all'interno dei siti di protezione della fauna selvatica. Di conseguenza, in futuro nel nostro paese non ci saranno praticamente più zone di tranquillità senza caccia.

La competenza per la gestione delle specie protette ma regolate(attualmente il lupo e lo stambecco) sarà trasferita dalla Confederazione ai cantoni, con il rischio di noti abusi. Alcuni governi cantonali non sembrano pronti per assumere decisioni oggettive e a tutela della biodiversità in declino. Un esempio è la protezione dei grandi carnivori. I grandi predatori svolgono un ruolo importante nel corretto funzionamento dei nostri ecosistemi. Ad esempio si nutrono di selvaggina, il che limita i danni da brucamento che gli ungulati causano alle foreste, rallentando la loro rigenerazione. Alcuni cantoni non hanno ancora compreso l'importante ruolo dei grandi predatori per il mantenimento dell'integrità e funzionalità degli ecosistemi e promuovono ancora pratiche di gestione discutibili (pensiamo al bracconaggio delle linci in Vallese). Il trasferimento di questa competenza gestionale rischia di sterminare completamente le popolazioni di grandi carnivori in alcuni cantoni.

Alcuni articoli di questa legge contengono formulazioni molto vaghe, in quanto non si basano su criteri scientifici e oggettivi. Questo porterà a veri e propri enigmi giuridici, come denunciato dal Consigliere agli Stati e professore di diritto Daniel Jositsch (Università di Zurigo). Così, in futuro, le specie protette saranno regolate"per motivi venatori", "per mantenere gli effettivi adeguati a livello locale", "per prevenire possibili danni al bestiame e alle infrastrutture" e infine "quando un animale attira l'attenzione". La vaghezza di tali formulazioni apre un vaso di Pandora e favorirà decisioni politiche arbitrarie.

Questa legge va contro il principio di non regressione della legislazione: da un lato non fa nulla per eliminare dall'elenco delle specie cacciabili mammiferi e uccelli minacciati; dall'altro indebolisce il livello di protezione di altre specie rare del nostro patrimonio faunistico. Per la nostra comunità scientifica è chiaro che questo progetto di legge deve essere rinviato al Parlamento con il mandato di sviluppare un testo più consono e in linea con le vere sfide dei nostri tempi.

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