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LOCARNO / BERLINO
08.05.2014 - 07:000
Aggiornamento : 25.11.2014 - 09:34

La memoria di Elisa alla conquista di Berlino

Cresciuta a Locarno, 27 anni e una laurea in storia dell'arte, da settembre Elisa Rusca è a Berlino per curare mostre. Ha sbaragliato una concorrenza agguerrita per allestire "Oblivion", che si inaugura questo sabato.

LOCARNO / BERLINO - È arrivata a Berlino quasi per sfida. "Volevo provare a lavorare come curatrice indipendente", confessa Elisa Rusca, in procinto di inaugurare la sua prima mostra. Cresciuta a Locarno 27 anni, sette vissuti a Losanna per studiare storia dell’arte e fare da assistente alle collezioni del museo della fotografia Musée de l'Elysée, in realtà ha un curriculum già accattivante. Selezionata nell’estate del 2013 per un’esposizione in dicembre a Berlino, assieme ad altri nove giovani provenienti da tutto il mondo, ha lasciato il lavoro e la Svizzera per tentare il tutto per tutto. "Mentre ero lì, ho partecipato a un “call for curators” della galleria Zweigstelle. Ho inviato il mio progetto e ho vinto. Una sorpresa: questi concorsi sono molto difficili, la concorrenza è vasta e preparata". Invece eccola, a mettere a punto gli ultimi dettagli della mostra che si apre questo sabato, fino al 24 maggio.

Elisa, più orgogliosa, stanca o emozionata?
"Che dire… Non avevo però mai ideato un progetto da sola dalla A alla Z. Progetto che ho anche gestito, da sola, fino alla fine, e del quale ho pure scritto e strutturato il catalogo. Tutto questo nell'arco di quattro mesi: un vero tour de force!"

Di che cosa si tratta?
"La mostra si intitola Oblivion ed è basata sul tema della memoria che svanisce di fronte all'inarrestabile scorrere del tempo. Presento cinque artisti internazionali che lavorano su questa tematica attraverso media diversi: fotografia, video, scultura, suono, installazione. Anne Duk Hee Jordan, Corea; Jacob Kirkegaard, Danimarca; Luke Munn, Nuova Zelanda; Virginie Rebetez, Svizzera; Sam Smith, Australia. Tutti hanno meno di 39 anni, li ho cercati nel giro di giovani artisti che vivono a Berlino.."

C’è anche un’artista ticinese: dove si colloca?
"La performance di Elisa Storelli, in tandem con Constantin Engelmann, è prevista per il finissage. Si chiama Trillenium e ha lo scopo di straniare lo spettatore, portarlo in un luogo dove il tempo e lo spazio vengono percepiti in modo diverso grazie al suono. Si usa la meccanizzazione e l'elettronica per ricercare un'esperienza estetica".

Il catalogo della mostra ha un titolo differente. Che cosa significa?
"Non si tratta di un semplice catalogo. Si chiama Oblio e non solo presenta i lavori degli artisti, ma cinque testi e due interviste. Ho chiesto a un neurologo, a un'artista della parola, a un sociologo, a una studente e a un musicologo di scrivere sulla memoria. Le interviste invece sono le trascrizioni di due conversazioni che ho avuto con la net-artist russa Olia Lialina, a proposito della memoria digitale, e con il professor Piero Baglioni, chimico che ha sviluppato una nanotecnologia per restaurare gli affreschi del Rinascimento. Mostra e catalogo vogliono ricordare agli spettatori che tutto, un giorno, svanirà. Che nulla è certo, perché tutto è percezione soggettiva".

Che cos’è per te la memoria?
"Il mio progetto nasce perché sono ossessionata dalla memoria: è un concetto che mi affascina, mi spinge a riflessioni infinite. È relativo alla definizione stessa di realtà. Viviamo in tempi "smemorati", dove ci affidiamo alla tecnologia per ricordare e dove ci illudiamo che potremo vivere per sempre".

Dopo la mostra, tornerai in Svizzera?
"Il concorso di Zweigstelle mi permette di stare qui a Berlino fino a fine giugno. Poi passerò l'estate in Ticino. In settembre avrò un congresso a Seoul e dopo...dopo mi piacerebbe tornare a Berlino. Ho ancora tanti progetti per la testa".

Perché realizzarli a Berlino?
"Berlino è il centro vibrante della creazione contemporanea europea. Una grande quantità di eventi relativi all'arte contemporanea si susseguono a un ritmo serratissimo. Ma è anche una città dura, che ti ricorda che sei un immigrato quando meno te lo aspetti e che fa ancora i conti col suo passato. In ogni caso, anche se a volte non è facile, c'è ovunque una grande energia e si respira un'aria di possibilità che è difficile trovare altrove, soprattutto nel mio ramo".

Che cosa manca alla Svizzera per essere all’altezza?
"In Svizzera si tende, per diverse ragioni, a seguire e sostenere solamente i progetti "sicuri", magari un po' più tradizionali. L'arte contemporanea è quindi spesso sentita come qualcosa "fatto solo per gli addetti ai lavori". Ma questo è sempre stato il "problema" del contemporaneo. C'è chi considera Arte solo Michelangelo, senza ricordarsi che anche lui, quando affrescò la Cappella Sistina, fu spesso criticato per le donne troppo "mascoline" o la nudità e le pose "oscene" di personaggi religiosi. Purtroppo spesso non ci si rende conto che uno degli scopi dell'arte è il provocare una reazione e non solo essere decorativa o celebrativa".


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