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L'ultimo ballo di un gangster che non ha rinnegato le sue origini

CANTONEL'ultimo ballo di un gangster che non ha rinnegato le sue origini

04.12.23 - 06:30
In uscita "Amos" il quinto album da solista di Amos Zoldan, in arte Sisma: «Voglio ridare ad Amos quello che lui ha dato a Sisma»
Noam Josué Dal Bosco Margiotta
L'ultimo ballo di un gangster che non ha rinnegato le sue origini
In uscita "Amos" il quinto album da solista di Amos Zoldan, in arte Sisma: «Voglio ridare ad Amos quello che lui ha dato a Sisma»

BELLINZONA - L’ultima (dolce) fatica per chiudere in modo perfetto un cerchio aperto tanti anni fa. Dopo quattro album di successo Amos Zoldan, in arte Sisma, si concede un ultimo giro di giostra con “Amos”: 14 brani in cui emerge tutta la dedizione e la passione dell’artista ticinese. «Ho iniziato a fine anni novanta e dopo tutto questo tempo è giunto il momento di un ultimo capitolo», ci ha spiegato Sisma. Ma non sarà un addio banale, "Amos" è infatti un album maturo, il migliore a detta dello stesso artista.

Hai intitolato l’album con il tuo nome di battesimo, come mai?

«Amos l’idraulico ha sempre fatto tanti sacrifici per permettere a Sisma di realizzare il suo sogno. Questo album, dedicato ad Amos, è un segno di riconoscenza».

Qual è il fil rouge che lega tutti i 14 brani?

«Sicuramente la maturazione artistica sviluppata in tanti anni di carriera che mi ha permesso di costruire il disco come avevo in mente. Sapevo dove volevo arrivare e ci sono riuscito. È un suono classico, quindi fedele al mio stile, ma al tempo stesso attuale. Musicalmente ho sempre cercato di rispettare i tempi di oggi, ma con l’ispirazione degli anni ‘90».

Il singolo "Amos" racchiude l'essenza dell'intero album. "Amos sei figlio dell'amore tra due belle persone, di quando migrazione rima con integrazione", cosa significa?

«La linea che divide Amos e Sisma è sottilissima. Sono due entità diverse, ma molto legate tra loro. Amos è sempre stato un po’ anarchico, un bambino e un adolescente molto problematico. Però ha sempre avuto una famiglia che l’ha protetto. Non è mai mancata questa sfumatura un po’ ribelle, sono uno che gli piace fare quello che vuole, come lo vuole, senza chiedere troppo. I miei genitori, due persone fantastiche, mi hanno dato un’educazione che ora sto trasmettendo alle mie figlie. Loro erano però figli di immigrati italiani e non hanno avuto la vita facile che ho avuto io. Negli anni '50 e '60 non era facile, la Svizzera non era ancora pronta. Eppure loro hanno fatto di tutto per fare in modo che Amos si sentisse accettato».

C’è sempre una famiglia su cui contare e fare affidamento. Un aspetto che sottolinei anche in "Family First".

«La famiglia è tutto. Quest’anno ho vissuto alcuni momenti difficili e senza la mia famiglia non sarei mai riuscito a pubblicare l’album. Ho un carattere forte, sono un gangster, ma ogni tanto i problemi sono troppo grandi e senza il loro aiuto non si riescono a superare. Gli amici si perdono, alcuni pensi che sono fratelli ma si rivelano Giuda, ma la famiglia è sempre pronta ad aiutarti. Sono loro che mi tengono a galla».

A quale brano sei più affezionato?

«Cito un brano che spesso viene sottovalutato: “Edward Hopper”. Hopper era un pittore surrealista che non era considerato un bravo pittore, ma era riconosciuto come un grande artista. Questo succede anche con i rapper. Non sono considerati musicisti, ma sono comunque artisti. Questa analogia mi piace tantissimo. Le pitture di Hopper trasmettono la sensazione di essere all'interno del quadro. È la stessa cosa che faccio io con le rime. Quando scrivo il mio obiettivo è riuscire a portare l’ascoltatore all’interno della canzone».

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