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Un uomo che fa a pugni con la vita: è "Uscirne fuori"

Il nuovo romanzo di Fabio Andina è una narrazione, cruda e intensa, del dramma dei padri separati
RUBBETTINO / MALIK ANDINA
"Uscirne fuori" è il nuovo libro di Fabio Andina.
Un uomo che fa a pugni con la vita: è "Uscirne fuori"
Il nuovo romanzo di Fabio Andina è una narrazione, cruda e intensa, del dramma dei padri separati
ACQUAROSSA - Dal 14 aprile è disponibile in libreria "Uscirne fuori", il nuovo romanzo di Fabio Andina edito da Rubbettino. Dopo il successo internazionale de "La pozza del Felice" e i racconti "Sei tu, Ticino?", lo scrittore ticinese ha messo...

ACQUAROSSA - Dal 14 aprile è disponibile in libreria "Uscirne fuori", il nuovo romanzo di Fabio Andina edito da Rubbettino. Dopo il successo internazionale de "La pozza del Felice" e i racconti "Sei tu, Ticino?", lo scrittore ticinese ha messo su carta un romanzo crudo e intenso sulle vicende, spesso drammatiche, dei padri separati. Niente scenari alpini idilliaci, ma un viaggio «nelle nevrosi di un uomo che sente la vita sfuggirgli di mano e comincia a naufragare nella tempesta di un matrimonio in frantumi».

Con questo lavoro Andina ha dipinto «un ritratto terribilmente autentico della condizione in cui si trovano migliaia di padri, addirittura un padre su due, secondo alcuni dati». Gli abbiamo chiesto qualcosa in più.

Quanto siamo lontani dalle atmosfere de "La pozza del Felice"?
«Questa volta, le montagne, i silenzi, la Sarina, i balestrucci, la pozza e le scorribande con la Suzuki non la fanno da protagonista. In "Uscirne fuori" spicca già dall'incipit la nevrosi di un uomo che sente la vita sfuggirgli di mano e comincia a naufragare nella tempesta di un matrimonio in frantumi».

Come hai messo su carta la frenesia, l'ansia e la liberazione interiore? La forma letteraria ricalca lo stato mentale?
«L'intenzione, nei miei scritti, è quella di plasmare una forma letteraria che ricalchi il più possibile lo stato mentale del protagonista, o il suo modo di vivere. In "Uscirne fuori" il ritmo è incalzante, asfissiante, a tratti allucinato proprio perché il protagonista del romanzo sta vivendo, come dice lui, in un delirio. La scrittura ricalca i pensieri che vorticano nella testa di un uomo che fa a pugni con la vita e che scava nel più profondo della sua anima per potere tirare fuori il torbido che gli offusca la vista».

Quanto è difficile mettersi a nudo in un libro, e quanto è terapeutico?
«Un'altra forma per domandarmi se è un romanzo autobiografico... Per scrivere "Uscirne fuori" sono partito da un avvenimento che mi ha toccato in prima persona: il divorzio. Quel che poi ho scritto è frutto di letture sul tema, indagini e conversazioni con altre persone che vivevano la mia stessa esperienza, uomini e donne. Quindi, è nata l'idea di fare cadere dentro un vortice di negatività il mio protagonista per poi vedere come se la sarebbe cavata. In poche parole, al mio protagonista ho dato due possibilità: o ti lasci andare fino a soccombere, oppure lotti per uscirne fuori. Da lì il titolo. Ho definito questo romanzo un inno all'istinto di sopravvivenza».

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