Il giovane autore Luca Bortone, classe 1986.
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22.03.2017 - 06:000

Luca Bortone, nero su bianco il nuovo thriller

Negli scaffali delle librerie - digitali e non - da qualche settimana "Per mia figlia" (Panesi Edizioni, febbraio 2017), il secondo romanzo dello scrittore ticinese Luca Bortone

LUGANO - Dopo il grande successo di "Land Grabbing" (Panesi Edizioni, 2014) - già alla terza ristampa, tra l’altro -, il giovane autore torna con un nuovo thriller ricco di suspense ambientato a Lugano, in grado, come il precedente, di tenere il lettore incollato alle pagine.

"Per mia figlia" ruota attorno a un paio di quesiti ben precisi: il dovere di un buon padre è proteggere la famiglia dall'orrore, ma cosa succede quando fallisce? Fin dove può spingersi l'amore di un uomo al cospetto dello stupro subìto dalla figlia?

Luca, raccontami la nascita di questo romanzo…

«Come accaduto con "Land Grabbing", anche l’ispirazione alla base di "Per mia figlia" nasce da un brutto fatto di cronaca del quale avevo letto su un quotidiano. Il tema erano le conseguenze in famiglia di una violenza sessuale. In quel frangente mi sono ritrovato a riflettere in maniera seria su alcune domande delicate: “Io, come avrei reagito nei panni di quel padre, costretto a convivere con il dolore e la consapevolezza di non aver saputo proteggere a dovere la figlia? Fino a dove mi sarei potuto spingere, per porre rimedio, ammesso fosse possibile?”. Attorno a questi spunti ho sviluppato la trama, cercando di dare una risposta che potesse essere quanto più fedele possibile a quella che io immaginavo essere la reazione di un padre “comune” in una situazione simile. È nato un thriller crudo e veloce, che costringe i personaggi – e i lettori – a confrontarsi con i drammi della vita e le ombre nascoste in profondità dentro di loro».

Forte del successo del precedente, hai affrontato questo lavoro in modo diverso?

«L’esperienza maturata tanto nella stesura quanto nella fase di editing del primo romanzo mi è servita molto, tantoché la gestazione di "Per mia figlia" è stata ben più corta e produttiva della precedente. Del tutto utili sono stati i consigli e le critiche costruttive ricevuti su "Land Grabbing". Grazie alla consapevolezza riguardo agli errori commessi, ho potuto affinare il mio modo di scrivere e di strutturare il romanzo, trovando il giusto ritmo e la giusta alternanza tra i capitoli, in grado di far appassionare i lettori. I primi riscontri sulla seconda opera sono orientati in questo senso e ne sono molto felice».

Chi sono i tuoi scrittori di riferimento?

«Leggo moltissimo sin dall’età di quattordici anni. Ricordo ancora il romanzo che mi ha fatto innamorare della lettura: "Iceberg" di Clive Cussler, un vero maestro dell’avventura e della suspense. Altri autori dei quali ho collezionato tutte le opere sono Wilbur Smith - soprattutto per le maestose ambientazioni africane e i personaggi veri -, Lee Child - per l’ammirazione che nutro nei confronti del suo protagonista Jack Reacher -, James Patterson - per la scorrevolezza della lettura -, e Donato Carrisi - per la capacità di usare la lingua italiana per creare thriller d’effetto che nulla hanno da invidiare ai grandi classici statunitensi -. Infine, mi piacciono molto anche alcuni scrittori nordici, come Viveca Sten e Lars Kepler».

Qual è l’ultimo romanzo che hai letto?

«Sul comodino in questi giorni ho, manco a dirlo, l’ultima opera di Clive Cussler, intitolata "Il segreto di Osiride" (Longanesi, 2017). L’ultimo che ho portato a termine, invece, è "Il lupo in inverno" (Time Crime, 2016) di John Connolly».

"Land Grabbing" è alla terza ristampa: te lo aspettavi?

«È un sogno. Diciamo che, come tutti gli autori esordienti, speravo in un buon riscontro da parte del pubblico e così è stato. Le recensioni sul primo romanzo sono molto belle e mi hanno inorgoglito. Superare la seconda ristampa è stata un’inaspettata sorpresa, mentre arrivare persino alla terza, beh… fa palpitare il cuore di gioia. Le copie di "Land Grabbing" vendute sinora superano le 250, tra versione cartacea e digitale. Lo considero un ottimo traguardo per uno scrittore ticinese alle prime armi, con una piccola - ma tosta e seria - casa editrice alle spalle, che non può investire ingenti somme in pubblicità e marketing».

Grandi soddisfazioni in questi ultimi anni, ma immagino che la scrittura non sia la tua unica attività…

«La scrittura è senz’altro una parte importante della mia vita, alla quale cerco di dedicare il tempo necessario, ma non è la mia unica attività. Durante il giorno sono impiegato come assistente di direzione presso le Aziende Industriali di Lugano. Il sogno di vivere di scrittura arde comunque vivo nell’animo, come in quello di tutti gli scrittori, suppongo…».

Il tuo terzo lavoro è già in cantiere?

«Sono una persona molto creativa. Quando trovo l’ispirazione giusta, parto spedito e la seguo fino in fondo, tantoché il terzo romanzo è già stato spedito agli editori. Sono in attesa di un riscontro e spero per il meglio. Posso anticipare che anche questo sarà ambientato a Lugano e porterà in scena una nuova ispettrice e madre single, con la quale conto di condividere parecchie avventure ed emozioni. Di sicuro sarà protagonista anche del quarto libro, al quale sto lavorando proprio adesso…».

Info: lucabortone.ch

 

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