Appenzello in inverno, tra architettura dipinta, democrazia antica e cultura alpina

Un reportage di viaggio alla scoperta dell’anima più autentica della Svizzera (prima parte)
Un reportage di viaggio alla scoperta dell’anima più autentica della Svizzera (prima parte)
APPENZELLO - Appenzello non è propriamente una città: è un villaggio grande quanto basta per avere una storia poderosa e piccolo abbastanza perché tutti si conoscano. Camminando tra le sue vie ordinate si ha la sensazione che il tempo abbia deciso di rallentare, lasciando spazio ai rapporti umani, alle tradizioni e a un’identità fortissima che qui non è mai andata perduta.
Siamo nel cuore di una regione, capoluogo del semicantone di Appenzello Interno. Nel 1597, dopo anni di tensioni religiose, la regione si divise pacificamente in due semicantoni: Interno, cattolico, ed Esterno, protestante. Una separazione che non cancellò il sentimento di appartenenza comune, ma che rafforzò l’autonomia locale e un forte senso di identità, ancora oggi molto percepibile.
Il giro ideale inizia dalla piazza della Landsgemeinde, vero cuore simbolico e politico del villaggio. Qui, una volta all’anno, in aprile, si svolge una delle più antiche forme di democrazia diretta ancora esistenti. I cittadini aventi diritto entrano a piedi nella Ring, il grande cerchio al centro della piazza, senza barriere né separazioni. Storicamente gli uomini portavano con sé la sciabola, simbolo del diritto di voto e della difesa della comunità. Le donne, la cui partecipazione politica fu oggetto di lunghi dibattiti, ottennero il diritto di voto solo nel 1991. Oggi uomini e donne votano insieme, alzando la mano sotto gli occhi di tutti, rendendo il gesto politico un atto pubblico, responsabile e profondamente comunitario.
L’agricoltura ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita di questa regione. I pascoli verdi che circondano il villaggio non sono solo una cornice pittoresca, ma la base dell’economia locale. Mentre gli uomini si occupavano del bestiame e dei campi, le donne lavoravano in casa ai ricami. Un’attività che richiedeva precisione e pazienza, tanto da rendere celebri le cosiddette “mani candide”: mani non segnate dal lavoro agricolo, capaci di creare pizzi di straordinaria finezza, oggi considerati vere opere d’arte artigianale.
Questo cantone è anche conosciuto per la sua birra, e non a caso. Le taverne storiche sono numerosissime e raccontano una vita sociale intensa. Molte si trovano ancora al primo piano degli edifici, mentre al pianterreno, un tempo, c’erano le stalle per gli animali. I cartelli indicatori dei commerci, spesso dipinti o in ferro battuto, avevano una funzione pratica in un’epoca in cui non tutti sapevano leggere, ma oggi sono diventati elementi decorativi che contribuiscono al fascino del villaggio.
Le case colorate sono forse l’immagine più iconica. Le facciate dipinte, ornate da motivi figurativi o geometrici, seguono uno stile architettonico unico, coerente ma mai monotono. Fu l’artista Johann Ulrich Hugentobler a dare il primo impulso a questa tradizione, iniziando a colorare la facciata della drogheria Löwen. Da quel momento, il colore divenne un vero linguaggio identitario.
Non mancano le pagine più oscure della storia, come quella legata al Castello di Appenzello. Il suo proprietario fu giustiziato dopo aver accusato un prete di pedofilia, un’accusa che all’epoca gli costò la vita, ma che oggi, alla luce delle conoscenze moderne, appare tragicamente plausibile. La ‘capitale’ fu segnata anche da un grande incendio, scoppiato a causa di una cuoca imprudente, che distrusse buona parte del centro abitato. La ricostruzione portò a una maggiore uniformità urbanistica. Il municipio, con la sua facciata rossa ispirata a Basilea, è uno dei simboli di questa rinascita.
Davanti alla chiesa si trova l’opera “tornante” dell’artista Roman Signer, un intervento contemporaneo che introduce movimento e sorpresa nello spazio urbano, creando un dialogo inatteso tra arte moderna e tradizione religiosa.
Poco distante, il Museo di Appenzello permette di approfondire la storia e la vita quotidiana del cantone attraverso pizzi, abiti tradizionali, oggetti domestici e testimonianze di un passato ancora molto presente. Nei dintorni si trovano i luoghi legati a Wildkirchli, dove un eremita scoprì i resti di enormi orsi delle caverne, aprendo uno sguardo affascinante sulla preistoria alpina. Qui natura, silenzio e leggenda si intrecciano in modo quasi mistico. Un’altra figura importante della storia locale è Sibylle Neff, donna forte e indipendente, simbolo del ruolo centrale – spesso poco raccontato – delle donne nella società appenzellese. La sua storia parla di determinazione, resilienza e coraggio silenzioso.
Il pacchetto invernale “Winterzeit in Appenzell 2025/2026” presenta una proposta di soggiorno invernale pensata per chi desidera vivere questa destinazione in modo autentico, tra tradizioni, cultura e natura. La formula è quella del forfait, valida dal 1° novembre 2025 al 31 marzo 2026, con tre notti in hotel con colazione, due cene (menu a tre portate, bevande escluse), utilizzo gratuito dei mezzi pubblici per l’arrivo e il rientro e la Appenzeller Ferienkarte, che dà accesso a oltre 25 offerte gratuite o agevolate.
Il pacchetto è disponibile in tre categorie – Classic, Superior e Deluxe – con prezzi indicativi di CHF 300, 400 e 500 a persona in camera doppia, tasse di soggiorno escluse. Partecipano dieci hotel e locande tradizionali tra il capoluogo, Weissbad, Brülisau e i dintorni, ciascuno con periodi di chiusura o limitazioni specifiche di arrivo, soprattutto durante le festività natalizie.
Elemento centrale dell’offerta è il ricco programma culturale invernale, che comprende visite guidate al Museo di Appenzello, passeggiate con il guardiano notturno, visite del villaggio, eventi musicali tradizionali, serate conviviali nelle “Stobede”, racconti di leggende, degustazioni di birra, formaggi e prodotti locali, laboratori come la preparazione del Biber e visite a fattorie. Le attività sono in parte gratuite e in parte a pagamento, spesso senza necessità di prenotazione. Il pacchetto si rivolge sia a chi cerca relax e atmosfera invernale, sia a chi desidera scoprire usi, costumi e gastronomia locale, offrendo un’esperienza completa, accogliente e profondamente legata all’identità appenzellese.
Sopra tutto questo, come una presenza costante, si erge il Säntis. Con i suoi oltre 2’500 metri, domina il massiccio dell’Alpstein ed è da sempre punto di riferimento geografico, culturale e simbolico. Oggi è raggiungibile con una spettacolare funivia, ma resta una montagna severa, battuta da venti e tempeste, sede di una delle più importanti stazioni meteorologiche della Svizzera. Nelle giornate limpide, dalla cima lo sguardo spazia su sei paesi diversi. Per gli abitanti di questi due semi-cantoni il Säntis non è solo una meta escursionistica: è una sentinella, un simbolo identitario che rafforza il legame profondo tra il villaggio e la sua natura alpina. La prossima volta vi porterò in vetta.
Testo a cura di Claudio Rossetti
Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch
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