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«Entrate, ma fatelo con rispetto: questo giardino è un cammino dell’anima»

Storia, territorio e prestigio: un’esperienza di benessere totale tra lusso, salute e piacere (terza parte)
Villa Barbarigo, SA
Bello, ludico, incredibile, unico
«Entrate, ma fatelo con rispetto: questo giardino è un cammino dell’anima»

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Storia, territorio e prestigio: un’esperienza di benessere totale tra lusso, salute e piacere (terza parte)

ABANO TERME - «Benvenuti a Valsanzibio. Prima ancora di guardarvi attorno, vi chiedo una cosa sola: lasciate fuori il rumore del mondo». È sempre così che inizia la mia visita, perché questo non è un luogo da attraversare in fretta. Questo parco non nasce come semplice giardino ornamentale, ma come voto solenne dopo la peste del Seicento, un ringraziamento trasformato in spazio, acqua e verde. Qui nulla è stato pensato per caso, tutto è stato progettato per parlare all’anima dell’uomo.

«Siamo nel Seicento», continuo mentre varchiamo il cancello, «e la peste è una presenza quotidiana, invisibile e spietata». La Repubblica di Venezia è ferita, le città svuotate, le famiglie spezzate. I Barbarigo, scampati all’epidemia, scelgono di lasciare una testimonianza che non sia privata, ma universale. Nasce così un percorso allegorico del mondo, un cammino simbolico che guida l’uomo dalla confusione alla salvezza, passo dopo passo.

«Quello che state iniziando ora», spiego, «è il viaggio dell’uomo nel mondo». Il primo tratto del parco è volutamente complesso, irregolare, quasi inquieto. L’uomo entra carico di paure, di errori, di ricordi dolorosi. Ed ecco apparire il primo grande protagonista: l’acqua. «Seguitela con lo sguardo», invito indicando fontane e peschiere, «perché qui l’acqua non serve a stupire, ma a purificare». Nel linguaggio simbolico del tempo, l’acqua lava via il peccato e la malattia, ricordando che la salvezza non è immediata, ma richiede un cammino lento e consapevole.

Il suono dell’acqua accompagna il passo e calma il pensiero. «Dopo la peste», racconto, «l’acqua era vita, promessa, rinascita». Ogni vasca, ogni zampillo segue un disegno preciso, come una preghiera silenziosa che si ripete lungo il percorso. Poi il giardino cambia respiro. «Ora sentite l’aria», dico mentre i viali si aprono e lo sguardo corre lontano.

L’aria è il secondo elemento del percorso purificatore. Dopo anni in cui l’aria stessa sembrava portare la morte, qui torna a essere simbolo di libertà e fiducia. Il visitatore viene invitato a respirare di nuovo, a rialzare la testa e a immaginare un futuro possibile, lasciandosi alle spalle l’angoscia. A questo punto ci fermiamo. «Adesso», annuncio, «vi chiedo coraggio». Davanti a noi si apre il labirinto, uno dei più antichi e affascinanti d’Europa, con circa 1’500 metri di percorso. «Qui dentro», sorrido, «non esistono scorciatoie». Le alte pareti sono formate da bossi di oltre 400 anni, piante che hanno attraversato secoli di storia. Il labirinto rappresenta la vita dell’uomo, fatta di errori, deviazioni e ritorni improvvisi, e insegna che solo la perseveranza conduce al centro, simbolo della verità e della salvezza. Usciti dal labirinto, il paesaggio muta improvvisamente. «Avete notato?» chiedo ai visitatori. «Ora tutto è più ordinato».

Le geometrie diventano perfette, i viali convergono, lo spazio si armonizza. È il segno che il percorso di purificazione è quasi compiuto. Questo equilibrio ha reso il parco un modello per i grandi giardini europei, ispirando Versailles e la Reggia di Caserta, dimostrando come un’idea nata dal dolore possa influenzare la bellezza di interi secoli.

Ci soffermiamo allora sulle piante. «Guardatele bene», invito. Nel parco vivono oltre 100 piante risalenti al Seicento, veri monumenti vegetali. Ogni siepe, ogni albero fa parte del progetto originale. Ancora oggi, sei giardinieri lavorano quotidianamente per custodire questo patrimonio vivente. «Il nostro compito», spiego sempre, «non è dominare la natura, ma dialogare con lei e con chi ci ha preceduti».

Il percorso volge al termine e la villa si staglia davanti a noi. «A questo punto», concludo, «l’uomo non è più lo stesso di quando è entrato». Questo giardino non si limita a essere ammirato: chiede di essere compreso e vissuto, perché nasce per trasformare, non solo per stupire. Qui la peste diventa memoria, e la memoria si trasforma in speranza.

Prima di salutarvi, permettetemi qualche indicazione pratica.

Il parco è visitabile dal 6 gennaio, tutti i giorni, con apertura dopo le 11:00 e chiusura tra le 16:30 e le 17:00, a seconda della stagione. L’ultima entrata è consigliata tra le 15:00 e le 15:30, per poter vivere il percorso con la dovuta calma. La visita avviene su chiamata o con prenotazione via e-mail, secondo le indicazioni disponibili sul sito ufficiale.

«E se vi state chiedendo quando tornare», aggiungo sorridendo, «sappiate che la nuova stagione inizierà il 21 febbraio 2026». «Quando uscirete da qui», vi saluto infine, «portate con voi ciò che questo luogo insegna da oltre tre secoli: anche dopo la notte più buia, l’uomo può scegliere di costruire bellezza. Ma solo se accetta di camminare, lentamente, fino alla luce».

Gli articoli precedenti di questo reportage sono stati pubblicati il 29 novembre e 14 dicembre 2025.

Il nostro viaggio, ad Abano e la sua regione, prosegue con un tuffo nel mondo della cura e medicina termale. Seguitemi!

Testo a cura di Riccardo Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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