Oro bianco, tra tradizione ed innovazione alpina

Engelberg e la sfida di reinventare l’inverno senza perdere la propria identità (prima parte)
Engelberg e la sfida di reinventare l’inverno senza perdere la propria identità (prima parte)
ENGELBERG - A Engelberg la neve non è solo un elemento del paesaggio: è una risorsa vitale, un vero e proprio oro bianco. È grazie alla neve che il villaggio vive, cresce e continua ad attrarre visitatori da tutto il mondo. Ma oggi questa ricchezza naturale non è più garantita. La neve naturale diventa ogni anno più rara e imprevedibile: diversi studi indicano che nelle Alpi la sua disponibilità potrebbe diminuire fino al 50% nei prossimi decenni. Un cambiamento profondo, che obbliga le stazioni invernali a ripensare il proprio rapporto con l’inverno. Engelberg ha scelto di affrontare questa sfida puntando su competenza, innovazione e una gestione estremamente consapevole della neve.
Situato nel cuore della Svizzera centrale, il villaggio di Engelberg ha una storia antica, legata all’abbazia benedettina che per secoli ha scandito la vita della valle. Nel corso del Novecento, però, la località si è progressivamente trasformata in una delle più importanti destinazioni di sport invernali del Paese. La montagna, il freddo e la neve sono diventati il motore dell’economia locale, dando vita a infrastrutture, impianti di risalita e a una forte identità sportiva.
Oggi Engelberg è conosciuto a livello internazionale soprattutto come mecca del freeride. I suoi pendii ampi, le discese fuori pista e l’accesso rapido a itinerari spettacolari attirano sciatori e snowboarder esperti da ogni angolo del mondo. Questa reputazione si è costruita nel tempo grazie a condizioni di neve eccezionali, ma proprio questa dipendenza dalla neve naturale rende il futuro più incerto. Quando le precipitazioni sono irregolari o arrivano troppo tardi, l’intero sistema entra in tensione.
Un altro simbolo della tradizione sportiva di Engelberg è il trampolino per il salto con gli sci, che negli anni ha ospitato competizioni e campionati di alto livello. Discipline come il salto richiedono condizioni perfette e soprattutto una neve affidabile, compatta e stabile. Affidarsi unicamente alle nevicate naturali non è più sufficiente. È qui che entra in gioco la produzione di neve tecnica.
A Engelberg si fa una distinzione molto chiara: non si parla di neve artificiale, ma di neve tecnica. Come spiega il responsabile della produzione, Paul Töngi, questa neve è composta esclusivamente da acqua, energia e freddo. Nessun additivo chimico, nessuna sostanza estranea. Il processo richiede temperature ideali, attorno ai meno quattro gradi, condizioni che permettono di ottenere una neve particolarmente stabile e resistente. Secondo Töngi, questo tipo di neve reagisce meglio agli sbalzi di temperatura e garantisce una base solida e duratura, fondamentale sia per le competizioni sia per l’apertura anticipata delle infrastrutture.
A Engelberg la neve tecnica non viene solo prodotta, ma anche conservata grazie allo snow farming. Durante i mesi invernali viene accumulata una grande quantità di neve che viene poi protetta e mantenuta per un utilizzo successivo. Questa pratica consente di garantire la preparazione del trampolino per il salto con gli sci e lo svolgimento dei campionati, ma anche di aprire già a novembre una prima parte della pista di sci di fondo. Si tratta di un anello di circa tre chilometri, su una rete complessiva che supera i venti chilometri nel corso della stagione.
I numeri raccontano bene l’importanza di questa strategia: ogni inverno vengono prodotti circa 15’000 metri cubi di neve tecnica. Grazie allo snow farming, circa 10’000 metri cubi riescono a essere conservati e riutilizzati nella stagione successiva. È una vera e propria riserva di neve, una banca dell’oro bianco che permette a Engelberg di offrire affidabilità agli atleti, agli organizzatori di eventi e ai turisti.
Negli ultimi anni sono state introdotte anche soluzioni innovative per rallentare lo scioglimento della neve conservata. Tra queste, una copertura speciale realizzata con un materiale composto da funghi. Questo strato isolante naturale protegge i cumuli di neve durante i mesi più caldi e riduce in modo significativo le perdite. Non è una soluzione miracolosa, sottolinea Töngi, ma un tassello importante in una strategia fatta di tanti piccoli miglioramenti.
Nonostante la tecnologia, la produzione di neve a Engelberg resta un lavoro fortemente artigianale. Richiede esperienza, sensibilità e soprattutto una presenza costante sul posto. Ogni notte è diversa: temperatura, umidità e vento cambiano continuamente e le decisioni devono essere prese sul momento. Per questo il responsabile segue spesso l’intero processo per tutta la notte. La base operativa è una semplice roulotte, trasformata in centro di comando: da lì si controllano i sistemi, si regolano i cannoni e si decide quando produrre e quando fermarsi.
Visitare il sito di produzione della neve significa scoprire il volto meno visibile del comprensorio. Lontano dalle piste perfettamente preparate, si entra in uno spazio fatto di silenzio notturno, tubazioni, cumuli bianchi coperti e lavoro paziente. È qui che si comprende quanto la neve non sia più un dono scontato, ma una risorsa da proteggere e gestire con grande attenzione.
La sicurezza sulle piste a Engelberg è una questione centrale e complessa, strettamente legata alle caratteristiche uniche della neve e del territorio. Come spiega Christoph Bissig, per oltre vent’anni responsabile della sicurezza piste e del servizio di soccorso, «Engelberg ha per così dire un proprio microclima: con correnti da nord-ovest riceviamo grandi quantità di neve». Questa abbondanza, unita a un comprensorio molto esposto, rende il lavoro particolarmente impegnativo dal punto di vista valanghivo. «Circa il 70 per cento delle nostre piste si trova in zone di pericolo e deve essere messo in sicurezza con interventi complessi e continui», sottolinea Bissig. L’obiettivo del servizio piste e soccorso è garantire uno sport invernale sicuro sulle discese aperte al pubblico. «Chi decide di uscire dalle piste segnalate si assume però la piena responsabilità», precisa, «mentre da parte nostra resta sempre fondamentale il dovere di informare». I dati di MeteoSvizzera confermano Engelberg come una delle destinazioni più sicure dal punto di vista dell’innevamento: a marzo, sul Titlis a 3’000 metri, lo spessore medio della neve supera i 350 centimetri, con punte storiche oltre gli otto metri. Tuttavia, grandi quantità di neve fresca comportano spesso un aumento temporaneo del pericolo di valanghe, soprattutto quando si combinano con il vento. Un aspetto positivo, osserva Bissig, è che «con molta neve le crepacci dei ghiacciai vengono coperti». Dopo forti nevicate, la priorità è riaprire il comprensorio il prima possibile, non per motivi puramente economici, ma per una questione di orgoglio professionale: «Vogliamo offrire agli ospiti una giornata di sci splendida, ma soprattutto sicura».
Engelberg rappresenta così un esempio emblematico delle Alpi di oggi. La neve resta la sua grande ricchezza, ma il suo valore è cambiato. Da elemento naturale abbondante è diventata un bene prezioso, da produrre quando serve, da conservare con intelligenza e da utilizzare con rispetto. Tra freeride leggendario, tradizione sportiva, innovazione tecnica e notti passate in roulotte a sorvegliare la produzione, Engelberg racconta una storia di adattamento e di passione, una storia che mostra come l’oro bianco possa continuare a brillare anche in un futuro climatico sempre più incerto.
Nella prossima tappa di questo viaggio invernale vi porterò a scoprire un altro volto di Engelberg, più silenzioso ma altrettanto affascinante: quello dello sci di fondo, con un’attenzione particolare allo skating. A guidarci sarà un’insegnante d’eccezione, Nadia Heinzer, presidente della commissione Nordic Engelberg.
Testo a cura di Riccardo Rossetti
Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch










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