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SVIZZERA/MONDO
03.08.2018 - 06:010
Aggiornamento : 11:04

Il caldo arriva in tavola: così cambierà quello che mangiamo

Vino in anticipo, birra più cara, meno grano, noci, latte e formaggi: così la meteo - e il riscaldamento globale - stravolge le colture e pian piano i consumi

LUGANO - Capricci del clima che cambia, e finisce per decidere anche quello che mangiamo.  Nel 2014, causa piogge e temperature ormai autunnali, il Ticino si riscoprì a portare in cassa farina per la polenta, pizzoccheri e formaggi a pasta dura invece di insalate, bibite e gelati. Questa volta, invece, niente anomalie; o così pare.

«Ettolitri di acqua» e piatti pronti - Al supermercato, quanto meno, nessuna sorpresa. In testa alle vendite l'acqua, conferma a 20minuti/tio.ch Luca Corti di Migros Ticino: «Come ogni anno, in questo periodo "di canicola" si vendono ettolitri di acqua minerale e molti cibi "ready to eat": vanno bene piatti freddi di vario genere come roast beef, tartare, carpaccio. Altre specialità prettamente estive sempre di moda sono prosciutto e melone e pomodoro e mozzarella. I prodotti da griglia la fanno ancora da padrone, soprattutto per i weekend e i giorni festivi: costate, bistecche, spiedini, costine, puntine, luganighette, tomini, bratwurst, cervelat, varie verdure da grigliare. Per quanto riguarda il reparto frutta e verdura i leader rimangono pomodori, cetrioli, angurie, meloni e frutta a nocciolo».

L'uva matura prima, il grano cresce meno - Tutto come sempre, in apparenza. Ma nei campi e dintorni, invece, qualcosa è cambiato: esito lento ma irreversibile del riscaldamento globale che costringerà la gente ad adattarsi a nuove consuetudini alimentari. Vino novello in anticipo di un mese; birra che invece stenta ad accompagnare le pizze e le serate; meno latte, meno pane; e fast food costretti a rimpicciolire i contenitori delle patatine, accorciate da un calibro dei tuberi che il caldo rende sempre più modesto.

Previsti cali del 6% nei raccolti - Effetti imprevisti di una meteo che finisce sulle tavole, non solo indirizzando le voglie e gli acquisti ma influendo sui commerci e l'economia dei beni alimentari. L'Europa ha già previsto una riduzione dei raccolti di grano del 6%, per questo 2018; analogo ribasso per noci, mandorle, pistacchi, arachidi e in genere i semi oleosi. Il malto d'orzo scarseggia di già; incapaci di pagare prezzi lievitato, Africa e Asia soprattutto potrebbero trovarsi a rinunciare alla birra.

Anche le mucche sono "stressate"  - Ma anche il formaggio nostrano è a rischio: sotto stress per il caldo, le mucche si nutrono controvoglia e producono meno latte, confermano gli allevatori elvetici. Di ciò consapevoli, proprio quest'estate hanno avviato un progetto di ricerca sullo "stress da calore per le vacche da latte", che si concluderà fra tre anni.

E le assicurazioni gongolano - A quel tempo, molte cose potrebbero già essere parecchio diverse; e le assicurazioni averne tratto profitto, grazie a polizze mirate a un'agricoltura impreparata, come sempre accade, a rivoluzionar se stessa.

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Commenti
 
Paolo Maclondon 1 anno fa su fb
Basterebbe anche tornare a mangiare ciò che ogni stagione propone invece che volere l’anguria a Natale e le arance ad agosto
Maura Soupper 1 anno fa su fb
Che l’era del consumismo sfrenato finisca davvero e si cominci a mangiare in maniera « responsabile »?
Denise Zocco 1 anno fa su fb
Nicola De Mare
Laura Bernasconi 1 anno fa su fb
Meno latte e formaggi ???? Ma se glie lo fanno buttare via il latte ????
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